Lauretta Colonnelli, Corriere della Sera 30/09/2011, 30 settembre 2011
L’IMMAGINE DELLA NATURA
Le libellule multicolori che danzano in fila sul palcoscenico di un esile filo d’ erba, il nibbio dagli occhi di brace che ha appena artigliato un topolino, il capodoglio in muta nelle acque di Cocorocci in Sardegna, i camosci sorpresi all’ alba sulle creste della Maiella: sono alcune delle straordinarie immagini presentate al primo Festival di fotografia naturalistica. Voluto dalla Provincia con il patrocinio di Wwf, Legambiente e Lipu, ha un doppio valore: da una parte l’ incanto delle immagini che fanno scoprire a distanza ravvicinata animali e insetti, fiori rari e paesaggi incontaminati; dall’ altra la rivelazione della ricchezza della natura mediterranea. Organizzata da Fabrizio Carbone, Pascale Huitorel e Lorenzo Sestieri, la rassegna ospita (dal 4 al 14 ottobre a Palazzo Valentini) 125 scatti di 23 autori italiani e stranieri, oltre alle immagini di un gruppetto di giovani fotografi appena diplomati, ai quali è stato affidato il compito di documentare le aree protette della Provincia, tra cui Torre Flavia, Nomentum, Monte Catillo, Macchia di Gattacecca e Monte Soratte. «L’ idea che anima la fotografia naturalistica - dicono gli organizzatori - è infatti quella di valorizzare e tutelare il territorio e si fonda sul rapporto rispettoso e non invadente che si instaura tra il fotografo e l’ ambiente. In altri paesi europei i documentaristi e i fotografi naturalisti godono di un seguito e di una fama che spesso muovono consistenti realtà economiche: basti pensare al turismo di birdwatching». E Nicola Zingaretti, presidente della Provincia aggiunge: «La salvaguardia dell’ habitat e della biodiversità viene in genere considerata come un recinto, un insieme di regole, tutele, limiti. Invece può rappresentare una straordinaria leva di sviluppo da cui i nostri territori devono ripartire per costruire un nuovo modello di crescita che valorizzi tante risorse ancora oggi poco conosciute». La mostra è affiancata da un calendario di eventi, conferenze, proiezioni e workshop in programma presso la Sala Margana (piazza Margana 41). Qui i fotografi raccontano i loro incontri emozionanti, come quello di Bruno d’ Amicis con il gatto selvatico, dopo 15 giorni e 70 ore di appostamento sulle tracce indicate da un boscaiolo: «Poi un bel giorno l’ ho sentito miagolare. È uscito dal bosco per esplorare la radura. Ho iniziato a scattare e lui, incuriosito dall’ otturatore, si è avvicinato a questa strana figura accovacciata nell’ erba alta. Il cuore mi batteva forte, le mani bagnate di sudore facevano fatica a tenere fermo l’ obiettivo. Mi è arrivato a sette metri, potevo vedere la curiosità nei suoi occhi di giada. Ma allora l’ incantesimo si è rotto: mi ha annusato ed fuggito a gambe levate, lasciandomi uno dei momenti più belli della mia vita».
Lauretta Colonnelli