Barbara Pezzotti, Il Sole 24 Ore 23/10/2011, 23 ottobre 2011
TUTTI PAZZI PER GLI ALL BLACKS IN FINALE
Questo è il giorno in cui un’intera nazione trattiene il fiato: la finale del Campionato mondiale di rugby tra Francia e Nuova Zelanda verrà disputata oggi all’Eden Park di Auckland. È dal 1987 che il Paese oceanico non si porta a casa l’ambito trofeo, nonostante gli All Blacks, la nazionale di rugby neozelandese, sia venerata dagli amanti della palla ovale come la squadra più forte al mondo.
La conclusione del torneo arriva con una notizia fino a poco tempo fa insperata: il target di vendita di biglietti, fissato a 268,5 milioni di dollari neozelandesi (pari a 155 milioni di euro), è stato infine raggiunto. La cifra finale è lievitata grazie a un entusiasmo crescente che ha portato un campionato, iniziato in sordina, a ottenere il tutto esaurito nei quarti di finale, nelle semifinali e nella finale, per una vendita complessiva dell’87% dei biglietti disponibili. Il solo scontro tra Francia e Nuova Zelanda ha portato nelle casse del Governo e della Rugby Union neozelandese (partner nel comitato organizzatore Rnz 2011) l’equivalente di 29 milioni di euro.
Una vittoria per un piccolo Paese schiacciato tra Australia e Polo Sud e lontano migliaia di miglia dall’Europa. La promessa di fornire «uno stadio da quattro milioni di persone» è stata mantenuta: la piccola nazione oceanica è stata capace di accogliere 80mila visitatori da tutto il mondo e le 20 squadre partecipanti in un clima di festa e amore per lo sport. Tutti i principali centri neozelandesi, dalla ricca Auckland alla periferica Blenheim sono stati coinvolti nell’organizzazione dell’evento, e praticamente ogni neozelandese vi ha partecipato con entusiasmo e spirito sportivo.
Se il Paese ha gestito con successo un party durato 45 giorni mentre il resto del mondo pativa i colpi e contraccolpi di una prolungata crisi finanziaria internazionale, il rugby ha anche rappresentato un transitorio "oppio" che ha oscurato nelle menti dei kiwi seri problemi economici e politici messi temporaneamente sotto il tappeto.
Innanzitutto, secondo gli ultimi dati forniti da Tourism New Zealand, la Rugby World Cup non ha portato a un radicale aumento del turismo tra settembre e ottobre, come sperato all’inizio, ma ha solo compensato le perdite derivanti dal normale flusso turistico, fortemente diminuito a causa dal recente terremoto di Christchurch e dagli alti livelli della valuta neozelandese, il cui valore nei confronti delle principali monete europee è oggi superiore del 20% rispetto alla media di lungo periodo. Al Governo, che ha sottoscritto le perdite derivanti dell’evento, resta un conto di almeno 40 milioni di dollari da saldare (23 milioni di euro). In questi giorni è anche arrivato il colpo di un doppio abbassamento del rating creditizio del Paese (ad AA secondo le valutazioni di Standard & Poor’s e Fitch) a causa della preoccupante situazione sul fronte del debito privato. Infine, il disastro ecologico causato dal naufragio della nave porta-container Rena, gestito in maniera non efficiente, ha portato sulle spiagge neozelandesi un’ondata nera di petrolio con gravi danni all’ecosistema e all’economia locali.
Tutti questi elementi gettano ombra sul Governo che si è dimostrato troppo compiacente per via delle buone condizioni economiche generali del Paese e non si è mostrato preparato ad affrontare le emergenze. La campagna elettorale per le elezioni di fine novembre non è ancora cominciata in omaggio al rugby (per il quale si è creato un’apposita posizione ministeriale per Murray McCully, ministro della Rugby World Cup), ma alla fine dell’ubriacatura da palla ovale (e non solo), i neozelandesi potrebbero porsi serie domande sull’efficacia del loro Esecutivo.
Il primo ministro in carica, John Key, probabilmente vincerà, perché l’opposizione non sembra in grado di fornire una valida alternativa dopo la fuoriuscita dalla vita politica neozelandese della carismatica Helen Clark, ma probabilmente non trionfalmente come si pensava solo pochi mesi fa. A dirla tutta, ancora una volta, il rugby potrebbe farla da leone. Molti commentatori politici ritengono che se gli All Black vinceranno stasera, i neozelandesi finiranno per votare il Governo in carica.
Stasera, nel palco d’onore, John Key sarà il primo sostenitore della squadra in nero, per ragioni non tutte patriottiche o sportive.