Paolo Di Stefano, Corriere della Sera 23/10/2011, 23 ottobre 2011
UNA CITTA’ COSI’ VICINA, COSI’ LONTANA. L’ENIGMA CHE ABITA OLTRE CONFINE
Tanti, forse troppi, luoghi comuni hanno afflitto la Svizzera da che mondo è mondo, da che Svizzera è Svizzera, specialmente quella vista da Sud, cioè dall’Italia. Tranquillità che diventa noia, prudenza che diventa avidità di denaro, puntualità che diventa precisione a orologeria, pulizia e ordine che diventano freddezza e severità militaresca sono solo alcuni degli stereotipi tramandati dalla nostra letteratura. Si passa il confine di Chiasso e ci si accorge, in effetti, di non essere in Brianza o a Milano. Ma che cos’è che la rende diversa, la Svizzera? Francesco De Sanctis descrisse Zurigo come «una vera tomba». Aggiungendo: «Né so come uom si possa rassegnare a vivervi, massime d’inverno». Probabilmente, da irpino che non sopportava i rigori di certe stagioni, avrebbe detto le stesse cose di Lugano. E oggi? Provate ad andare oggi a Zurigo: altro che tomba! Una città pulsante, vibrante, affollata, allegra. Perché no? Allegra. E, si sa, con una rete di trasporti cittadini impeccabile.
Anche a Lugano i servizi pubblici funzionano ma il traffico è più o meno come a Milano o a Pavia. Per di più concentrato sul lungolago, la sola arteria cittadina che porti nel centro «bancarizzato». Manca il caos, mancano le auto in doppia fila e i parcheggi rubati ai marciapiedi. E se vi sembra poco, mancano le cacche di cane a ogni passo e tutta l’inciviltà di strada che conosciamo. E se ancora vi sembra poco, mettete il naso in un ospedale a scelta e vi troverete in un albergo a cinque stelle. Entrate in un ufficio postale e vi sembrerà di sognare, nel vedere le code ben allineate invece dei nostri branchi nervosi e incalzanti. Questi non sono stereotipi, e’ la semplice evidenza che si apre davanti agli occhi del visitatore anche distratto e che per il cittadino contribuisce ad alleviare il peso della quotidianità. Del resto, Andrea Zanzotto, che non era tipo da amare i luoghi comuni, diceva che attraversando il confine verso la Svizzera si ha «la sensazione di entrare in una zona di assoluta calma, di riposo». Erano tempi diversi, d’accordo, e molto è cambiato, come è cambiato il paesaggio cittadino: basta uno sguardo al Monte Brè sempre più insediato, per non dire assediato. Pur tuttavia, l’idea di calma non è completamente sparita. Certo, tutto ciò può essere scambiato per grigiore o può essere considerato solo schiuma di superficie.
Per lo scrittore Peter Bichsel, il «Sonderfall», cioè il caso speciale elvetico, è una perenne disposizione reazionaria: una reazione permanente di insofferenza rispetto allo straniero. È pur vero, d’altra parte, che si tratta di una terra d’accoglienza di cui i fuoriusciti italiani, dal Foscolo a Luigi Einaudi, hanno ampiamente goduto. E allora? Passeggiando sotto i platani del lungolago luganese non solo nei giorni festivi, un aspetto indiscutibile del «Sonderfall» lo si coglie immediatamente nel multilinguismo federale che risuona ovunque, francese, tedesco, schwyzerdütsch, dialetto, tutti idiomi passepartout del terziario, cui ormai si aggiunge l’inglese, ben imparato a scuola. Diceva Dante Isella che appartenendo il ticinese alla famiglia dei dialetti lombardi, è lecito affermare «la legittima appartenenza della cultura ticinese al quadro della cultura lombarda»: se si pensa ai migliori scrittori della Svizzera italiana (da Giorgio e Giovanni Orelli a Fabio Pusterla), si potrebbe semplicemente dire che, scrivendo in italiano, sono italiani tout court. Un grande filologo come padre Giovanni Pozzi sosteneva che «tutte le volte che il Ticino produrrà della buona letteratura, essa non sarà né ticinese né svizzera italiana ma italiana soltanto». Lo stesso si potrà dire di tanti critici letterari e studiosi, come lo stesso Pozzi, cresciuti nella scuola friburghese di Gianfranco Contini o usciti da una delle università della Penisola (un tempo l’attrazione era Pavia). Eppure le cose non sono mai così semplici. Tant’è vero che per anni si è dibattuto di una presunta identità svizzero-italiana: la quidditas ticinese diversa dalla quidditas lombarda o genericamente svizzera o specificamente svizzero-tedesca. La quidditas dei luganesi imparagonabile con quella dei locarnesi. Che sia questa la quidditas di qualunque provincia del mondo è più che un sospetto.
Paolo Di Stefano