Armando Torno, Corriere della Sera 23/10/2011, 23 ottobre 2011
SE LA BESTEMMIA IN TV NON OFFENDE. LE NUOVE REGOLE CHE DIVIDONO
La bestemmia (etimologicamente «parola lesiva»), stando al nuovo testo unico sui servizi dei media, non sarà più colpita da sanzioni. Ieri l’Avvenire sottolineava il paradosso delle rinnovate regole. Chi ne proferisce una in un luogo pubblico, in posta o al bar, viene punito con una multa; al contrario, chi ne dice una in tv o alla radio non rischia sanzioni. Va da sé che la pubblicità, soprattutto quella che alimenta se stessa con le polemiche, non si lascerà sfuggire l’occasione. Siamo dunque destinati a un clima che ricorda quello del III canto dell’Inferno di Dante? Forse no, ma ricordiamoci la scena delle anime imprecanti, riunite da Caronte: «Bestemmiavano Dio e lor parenti,/ l’umana spezie e ’l loco e ’l tempo e ’l seme/ di lor semenza e di lor nascimenti» (103-5).
La Rai, stando alle prime mosse, rischia di essere superata da Canale 5, giacché la nuova edizione del Grande fratello che comincerà domani prevede multe anti-volgarità. O meglio chi bestemmia verrà, come già previsto, eliminato; ma ora il montepremi finale si abbasserà. Insomma, non è conveniente farlo, anche se questo genere di trasmissioni alimenta il turpiloquio più di un quiz o dei programmi di cucina. La Rai si doterà di un codice? Preghiamo di aggiungere pene anche per le bugie: sono insulti rivolti ai cittadini normali.
In molti ricordano la prima bestemmia in diretta, quella di Leopoldo Mastelloni il 22 gennaio 1984 nella trasmissione «Blitz»: non ebbe particolari effetti se non l’allontanamento per un certo periodo dell’attore e cantante dalla tv, poi assolto (perché «il fatto non costituisce reato»). D’altra parte, quello che i teologi chiamavano vitium linguae fu sempre, soprattutto in certe regioni, un intercalare discorsivo. Non tutte le imprecazioni contro il cielo volevano essere offensive. Forse per questo in Italia la bestemmia fu reato sino al Codice penale del 1890; poi si cercò di limitarla facendo leva sull’educazione e sulle multe. Ben diversa sorte si legge nel libro biblico del Levitico: «Chi bestemmia il nome del Signore dovrà essere messo a morte: tutta la comunità lo dovrà lapidare» (24,16).
Armando Torno