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 2011  ottobre 23 Domenica calendario

«LA MAMMA ARRESTATA PER SALVARE GLI ALTRI FIGLI» —

«Potrebbe uccidere ancora», dicono gli investigatori. L. P., 45 anni, commercialista, quella mamma che i bagnanti della spiaggia della Feniglia, a Porto Ercole, descrivevano «gentile e premurosa con i suoi bambini» ma che in famiglia tutti temevano, non è in carcere solo per il sospetto di aver annegato il piccolo Federico, terzogenito di 16 mesi, ma anche per tutelare l’incolumità degli altri due figli di 8 e 10 anni. «Non c’entro niente con questa storia, Fede è caduto dal pedalò», continua a ripetere in lacrime, lei, da una cella del carcere di Rebibbia a Roma dove è rinchiusa da venerdì sera lontana da altre detenute e guardata a vista dagli agenti di custodia. «Temiamo un gesto di autolesionismo», dicono i magistrati.
Lei non è la sola persona di questa famiglia benestante, e una volta felice e spensierata, ad essere entrata nel gorgo giudiziario di una vicenda oscura e agghiacciante. Il marito, L. C., 49 anni, anche lui commercialista con studi a Roma e a Milano, è accusato di «concorso colposo in omicidio volontario». Secondo il procuratore di Grosseto Francesco Verusio, l’uomo avrebbe omesso per almeno tre volte di prendere provvedimenti che avrebbero potuto salvare il figlio. C’è una data antecedente al presunto delitto ritenuta fondamentale nell’inchiesta: il 13 marzo, una domenica, Federico aveva rischiato di morire annegato nella vasca della casa di Roma. «Un primo tentativo di omicidio da parte della mamma», sostiene la Procura, mentre la donna si difende raccontando di avere avuto un malore mentre faceva il bagnetto a Federico. «Quando mi sono ripresa lui era sott’acqua è ho subito chiamato il 118». Il bambino, allora, fu salvato in extremis dai medici della rianimazione del Policlinico Umberto I dove rimase ricoverato tredici giorni. Eppure, dopo l’episodio della vasca, lo psichiatra che l’aveva in cura, il professor Athanasios Koukopoulos, aveva consigliato al marito il ricovero immediato della donna. Lui aveva ceduto alle suppliche della moglie. E poi (secondo episodio contestato dai magistrati) non si era interessato alle sue cure: la signora avrebbe dovuto prendere alcuni farmaci, non accadeva quasi mai.
Eppure aveva capito che il figlio Federico era in pericolo. Pochi mesi più tardi, per le vacanze nella casa di Porto Ercole, aveva mandato solo i figli più grandi e la tata. Il piccolino era rimasto con lui a Roma. Invece (terzo episodio contestato) martedì 9 agosto alle 8.30 di mattina il bambino era inspiegabilmente solo con la mamma, su un pedalò nel mare davanti al bagno Mamma Licia.
Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali nella famiglia emergono gravissime tensioni. Non è solo il padre ad essere preoccupato, consapevole secondo gli investigatori, che l’incidente di quel 13 marzo è in realtà un tentato omicidio, ma pure i fratelli di Federico. Che, ascoltati dal pm pur con tutte le cautele del caso, confermano quel clima di tensione.
La prova decisiva però ancora non c’è. Nessuno ha visto gettare Federico in mare dalla mamma. «Al pronto soccorso il bambino arriva con la mamma alle 11.14 — ricostruisce il procuratore Francesco Verusio — alle 11.50 il medico certifica la morte del bambino». I difensori della donna, Bruno Leporatti e Caterina Flick, dicono che «nella vicenda vi sono fondati elementi per escludere che il tragico evento sia stato volontario».
Marco Gasperetti