Marco Bellinazzo, Il Sole 24 Ore 22/10/2011, 22 ottobre 2011
«CON GLI STRUMENTI ONLINE SANATORIA PIÙ FACILE DEL ’94»
«Il concordato di massa del ’94 fu un successo in termini di entrate. Si incassò quanto messo a bilancio, vale a dire 11.500 miliardi delle vecchie lire».
Ministro delle Finanze nel Governo Dini fra il 1995 e il 1996, Augusto Fantozzi, ex commissario straordinario di Alitalia, rivendica il buon esito di quella sanatoria sul piano dei risultati, non certo però la paternità. «La scelta di procedere al concordato di massa fu del ministro delle Finanze del Governo precedente, Giulio Tremonti. Il Governo Dini subentrò e ci ritrovammo con le spalle al muro. Se avessimo rinunciato all’operazione avremmo dovuto trovare risorse alternative. Fosse dipeso da me non l’avrei proposto, come non lo farei oggi. Anche se oggi sarebbe molto più facile da realizzare».
In che senso sarebbe più facile?
Mi riferisco alla praticabilità tecnica. Nel ’94 il concordato fu possibile solo grazie a un immenso sforzo dell’amministrazione finanziaria e alla buona volontà dei funzionari. Pensi che abbiamo dovuto spedire per posta milioni di raccomandate per proporre ai contribuenti un accordo sulla quantità di imposte da versare, determinate caso per caso. Oggi grazie alle banche dati e alle nuove tecnologie, in primo luogo, il Fisco conosce molto meglio i contribuenti e potrebbe proporre patti sul livello di reddito "presunto" molto più precisi. In secondo luogo, i canali online certamente semplificherebbero le comunicazioni fra l’amministrazione finanziaria, gli intermediari e i cittadini e le adesioni di questi ultimi. Detto questo, ripeto, sono personalmente contrario a queste ipotesi di sanatoria. E, peraltro, mi pare che il ministro Tremonti avesse detto che la stagione dei condoni era finita.
Infatti, si parla di un concordato di massa, di rottamazione dei ruoli, di definizione agevolata delle liti pendenti...
Non nascondiamoci dietro le parole. Il concordato per i tributaristi consiste in una proposta da parte del Fisco e in un’accettazione da parte del contribuente sul prelievo da applicare a un certo livello di reddito calcolato in base a determinati parametri. E normalmente per gli anni pregressi. Le soluzioni allo studio o rappresentano transazioni al ribasso per "coprire" il passato, ovvero, così come quelle inventate negli ultimi anni sotto l’ombrello della pianificazione fiscale, fanno riferimento agli anni futuri. Il Fisco in pratica dice: tu paghi di più, diciamo, un 3% all’anno e io non ti controllo. Ma congegnate in questo modo sono misure destinate a fallire.
Per quale motivo?
Perché i contribuenti, di solito, sono restii a legarsi le mani. E lo sono specie in fasi di crisi economica. Nessuno si impegnerebbe a pagare in più in funzione di trend di incremento del reddito assolutamente aleatori. A meno che non si voglia mettere in vendita la "pace fiscale". Ma questo sarebbe eticamente discutibile per uno Stato di diritto.
Tuttavia, il Governo è alla ricerca di fondi per finanziare le misure per rilanciare l’economia. Serve un gettito aggiuntivo. E magari "turandosi il naso"...
Già, ma siamo sicuri che varare un concordato di massa o altri tipi simili di perdono sia un affare? Io penso proprio di no. Se si svende il magazzino si ottiene un incasso immediato, certo. Ma poi ci si mette in condizioni di difficoltà per gli anni a venire. Intendo dire, che con il concordato si assicura a chi vi aderisce l’esenzione da controlli per un certo numero di anni, in cambio del pagamento di un importo ritenuto ragionevole dal Fisco e dal contribuente. Allo stesso tempo, considerato che l’amministrazione finanziaria ormai recupera mediamente 10 miliardi di evasione all’anno, la rinuncia ai controlli dovrebbe avvenire solo con una sanatoria che garantisca entrate superiori. Altrimenti non ne vale la pena, né sotto il profilo etico, né sotto il profilo contabile.