Adriano Sofri, 20/10/2011, 20 ottobre 2011
PICCOLA POSTA
Sto leggendo, con gran gusto, l’ultimo snello compendio di storia del genere umano di Giorgio Ruffolo, questa volta sub specie della moneta: “Testa e croce” (Einaudi). Così ho allegato al suo pittoresco repertorio (che sarebbe un prezioso testo scolastico) la novissima trovata dell’obolo dei manifestanti. Sembrava che potesse consistere in una moneta di due euro a testa, che dal punto di vista del ripianamento del debito sarebbe stata rilevante nel caso di partecipazioni come quella romana. Un po’ come per i comuni, che ormai si affidano solo alle contravvenzioni. Poi ho sentito Alfredo Mantovano, che dice a volte cose sorprendenti, ma della cui buona fede mi fido, spiegare che si sarebbe trattato di “qualche centinaio di euro” che gli organizzatori avrebbero anticipato per assicurare contro gli eventuali danni provocati dai manifestanti. Allora ho telefonato al mio agente londinese dei Lloyd’s, con cui sono in confidenza, perché l’avevo interpellato a proposito dell’assicurazione per le prossime centrali nucleari. Costerebbero quasi di più delle centrali, mi aveva detto, dunque non si faranno mai. Poi è venuto il referendum e ha tolto dall’imbarazzo i nuclearisti. Il mio agente ora mi dice che assicurare una manifestazione come quella del 15 a Roma costerebbe un po’ di più che assicurare una centrale nucleare. Dunque non si faranno più nemmeno manifestazioni romane. A meno che non diventino un affare. In fondo gli assicuratori sono dei carrozzieri che si sono messi in grande.