MONICA VITTI, la Repubblica 23/10/2011, 23 ottobre 2011
LA MEMORIA È CONTRO DI ME
In casa mia c´era sempre molto da ricordare, come un pegno da pagare per continuare a vivere. Ti sei ricordata di lavarti i denti, di fare i compiti, di andare da zia Giulia, di aspettare, di non parlare, di non ascoltare, di non capire? Come se, senza la memoria, non si avesse il permesso di continuare a vivere.
«Perché hai dimenticato di chiudere la finestra?».
«Mi piaceva aperta, forse».
Dunque avevo il dovere di ricordare. Ma non sempre. Il precetto di mia madre era: «Tu sei una bambina e non devi ascoltare i discorsi dei grandi. Ma se per caso afferri una parola, la devi subito dimenticare».
Oggi scrivo non per ricordare, ma per reinventarmi tutto, per cancellare e ricostruire visi e fatti che mi girano da tanto tempo intorno e ridono insieme a me; non di me. Lasciatemi l´emozione, e tenetevi pure la memoria. Io non la voglio, perché è una truffa, e non la si può nemmeno portare in tribunale perché vincerebbe lei.
La memoria non è con me, ma contro di me. Sono anni che provo ad allontanarla, cancellarla, l´ho anche presa a schiaffi, a spintoni, e lei subisce tutto pur di restarmi in testa come un cappello di carta velina. Io non la voglio e lei lo sa. Ma qualche volta mi cade in braccio e mi tocca cullarla. L´ho sentita anche ridere, ieri.
Non voglio più storie complicate, non voglio il passato, voglio solo dei giorni chiari, semplici, senza costrizioni, senza cose da fare, da capire, da accettare. Mi piacerebbe una passeggiata molto lunga tra gli alberi. Ne ho proprio bisogno, ma non ritroverei la strada del ritorno. Preferisco uno sgarbo, alla memoria; certo, molto meglio un bacio o una gita al mare.
Ma allora come mai facevo l´attrice? Niente di più naturale per me, quando recito ho una memoria di ferro. È la realtà che mi risulta nebulosa, non Shakespeare.
(Tratto da Il letto è una rosa,
Mondadori, 1995)