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 2011  ottobre 23 Domenica calendario

BUON COMPLEANNO MONICA

BUON COMPLEANNO MONICA - Quando il cinema trovava del tutto naturale essere intellettuale, quando esisteva un pubblico vasto, popolare, che correva a vedere L´avventura e anziché ribaltare i sedili si entusiasmava per un´astrazione elegante come l´incomunicabilità, Monica Vitti divenne celebre perché mormorava, nel film, «Mi fanno male i capelli». Era anche molto carina, seppure ancora nel genere borghese (filo di perle, chemisier a pois, capelli biondi e lisci tagliati appena sotto le orecchie), genere che piaceva a Michelangelo Antonioni, magari per criticarlo nei suoi film, come in Cronaca di un amore, La signora senza camelie, Le amiche. Si amavano, la ragazza romana non ancora trentenne, uscita dall´Accademia di arte drammatica e da filmini come Le dritte di Amendola, e il colto regista non ancora cinquantenne, elegante, bello e severo. Nei film che fecero insieme, tra il 1960 e il 1964, si continuò con le malinconie e gli sguardi dolenti di varie nevrosi del vivere moderno; dopo L´avventura, ci furono infatti La notte (nevrosi della coppia), L´eclisse (nevrosi dei sentimenti) e Il deserto rosso, (nevrosi della società dei consumi). Premi su premi, critici estasiati, anche all´estero un trionfo, del resto allargato a tutto il cinema italiano di quegli anni. Regista e attrice vivevano quasi insieme, in due appartamenti uno sopra l´altro con scaletta interna: persone squisitamente private, in tempi in cui i gossip si chiamavano pettegolezzi e parevano molto ordinari, tanto che quando il sodalizio si estinse, non si seppe davvero perché. Oppure non se lo ricorda più nessuno. Forse tutta quella cinenevrosi li aveva nevrotizzati, forse i tempi erano cambiati, la cineincomunicabilità si era insinuata anche nelle loro vite reali e tutti e due l´avevano finalmente giudicata barbosissima. Di fatto Monica aveva conosciuto, proprio con Il deserto rosso, il direttore della fotografia Carlo De Palma che, uscita lei indenne dall´aver lavorato con Mastroianni e con l´allora bellissimo Alain Delon, divenne il suo nuovo compagno. Michelangelo e Carlo, tutti e due amori e ombre dei suoi anni belli, non ci sono più e lei, Monica Vitti, compie ottant´anni il 3 novembre.
Non si sa perché c´è questa mania di celebrare la vecchiaia, per i rari centenari, poi, si organizzano trionfi, in attesa impaziente di celebrarli ancora, anche più sontuosamente, alla morte. Ma le uscite di scena prima che cali il sipario non rallegrano nessuno, soprattutto il vegliardo, che magari ha vissuto pienamente, è stato una celebrità, ha dato il colore a un´epoca, e nel caso di Monica Vitti, ha donato bellezza, intelligenza, allegria, pensiero, garbo, alla nostra famosa commedia all´italiana. Ma i ricordi, ammesso che ci siano, non danno un senso al presente quando le luci si spengono ad una ad una e niente le riaccende più. L´ultimo film in cui è apparsa è stato il poco fortunato Scandalo segreto, diretto e interpretato da lei nel 1990, quindi ventuno anni fa, quando ancora portava con la sua solita grazia disinvolta le belle gambe, la figura slanciata, i capelli biondi e arruffati, la magnifica voce roca. Nel settembre del 2000 ha sposato il fotografo-regista Roberto Russo, che viveva con lei da ventisette anni, da quell´anno per lei fortunato che è stato il 1973, quando aveva girato tre film, tra cui Polvere di Stelle in cui, con Alberto Sordi, cantava «L´amore è un treno, che fischia sereno» e sgambettava nel ruolo di vedette di una scalcinata compagnia di varietà negli anni della Seconda guerra. Il loro incontro era avvenuto sul set di Teresa la ladra, ispirato al bel romanzo di Dacia Maraini, diretto da Carlo De Palma. Il giovane Russo, chiamato come fotografo di scena, rimase folgorato da quella bella attrice che riusciva col suo talento a far ridere con classe, e che pure a lui sembrava nascondere una segreta inquietudine, una richiesta muta di aiuto. Ci fu, ancora una volta, una specie di passaggio del testimone, sul set: da Antonioni a De Palma, da De Palma a Russo: un compagno, un marito, che a quella signora per lui infinitamente preziosa ha dedicato tutta la vita, per amarla, proteggerla, rallegrarla, curarla; dagli anni del suo splendore e della celebrità, lungo la lenta discesa verso una malattia che a poco a poco l´ha isolata da se stessa e dagli altri.
Un anno fatale deve essere stato il 1995, quando scrisse il suo secondo libro, Il letto è una rosa (Mondadori), una specie di autobiografia nebulosa dei suoi pensieri e delle sue angosce: «Lo smarrimento mi stringe alla gola come un boa trasparente. Non posso dimostrare che ci sia, ma lui mi avvolge e mi striscia sul viso, promettendo orrori�». In 35 anni di cinema, un tempo lunghissimo per un´attrice, Monica ha lavorato in 55 film, certe volte ne ha girati anche tre in un anno. E dal momento in cui ha abbandonato la seriosità (definita da Oreste Del Buono «la nefasta ombra di Antonioni») che lei pareva comunque non prendere sul serio, è diventata grande. Andavamo a vedere i film con lei e Sordi, o Tognazzi, o Proietti, o Manfredi, o Mastroianni (e persino Benigni), perché era allora la sola donna bella cui era concessa quella comicità con cui rivelava alle donne come si poteva ridere di se stesse senza farla tanto lunga, e agli uomini come non prendersi troppo sul serio perché le donne potevano inchiodarli alla loro presunzione virile con il fascino dell´ironia. Spia dei servizi segreti, fata inseguita da un bruto, sposa medioevale, ragazza con la pistola, popolana tra due amori, stella del varietà, Tosca, Ninì Tirabusciò, Mimì Bluette, moglie svitata, moglie cornificata, moglie cornificante, moglie pazza, Monica Vitti non è mai stata una diva, ma una attrice di grande talento, forse la più grande, davvero, del cinema italiano. I registi andavano con lei sul sicuro, Monicelli e Zampa, Loy, e Scola, ma anche gli stranieri, da Cayatte a Buñuel a Losey, incapaci però di capirne la leggerezza raffinata con cui ci ha divertito tanto. Gremese le ha dedicato un bel libro curato da Laura Delli Colli: è del 1987 e naturalmente è introvabile, forse andrebbe ristampato. Film dopo film, mostra quanto la sua bellezza, la sua ironia intelligente, la sua bravura, abbiano resistito agli anni, siano del tutto contemporanee, tanto da cancellare le tante piccole star del cinema italiano di oggi, deformate dalla chirurgia, pessime attrici, costrette a divertire un pubblico triste con una tetra sguaiataggine.