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 2011  ottobre 22 Sabato calendario

SAIF, IL MISTERO DEL FIGLIO PREDILETTO "CATTURATO E MUTILATO. NO, È IN FUGA" - TRIPOLI

Quel che resta della famiglia di Gheddafi, sia in fuga o in esilio, è un altro tassello da mettere al posto giusto nel difficile rompicapo della Libia libera. In un Paese che ha disperato bisogno di riconciliazione, morto il dittatore avere dei possibili pretendenti al trono è un pericolo. Per questo ieri, tra i molti misteri sulle ultime ore del colonnello e del figlio Mutassim a Sirte, grande spazio agli annunci - e alle smentite alle quali ormai questa guerra ci ha abituato - è stato dato alla sorte di Saif al Islam, secondogenito del raìs, il viso rispettabile del regime, il più accreditato a succedere al padre se mai avesse abbandonato il potere. Nel primo pomeriggio i ribelli hanno annunciato di averlo catturato a Sud di Zliten, ferito, e di averlo trasportato in un ospedale. «Lo cureremo e ve lo mostreremo», ha detto un membro del Consiglio nazionale transitorio, mentre da Misurata una fonte riusciva a dare anche particolari delle ferite: «Rischia di perdere una mano, è qui, un chirurgo lo sta operando». Particolari precisi, che però sono stati smentiti dagli stessi ribelli di Zliten, quando poche ore dopo hanno dichiarato: «Non abbiamo catturato Saif al Islam».
Il più accreditato in Occidente tra i rampolli del dittatore è ormai l´unico di cui si sono perse le tracce. Alcuni lo dicono in fuga verso il Niger, o in quella zona d´ombra tra il sud della Libia, il Ciad e, appunto il Niger, dove si starebbero raccogliendo i gruppi di sbandati dei fedelissimi del colonnello.
In Niger si è già rifugiato, da fine agosto, il terzogenito di Gheddafi, Saadi, l´ex calciatore capace di comprare con i soldi del petrolio anche un posto nelle squadre italiane. Il Cnt ha chiesto al governo di Niamey di arrestarlo e consegnarlo, ma per ora è agli arresti domiciliari in una villa con piscina accanto al palazzo presidenziale dove, hanno fatto sapere le autorità nigerine, può rispondere alle domande degli inquirenti, se avranno la bontà di andare a trovarlo. Tra le cose che si vorrebbero accertare, se davvero ha fatto torturare e uccidere nel 2005 Bashir al-Ryani, allenatore colpevole di non averlo fatto giocare.
Insieme alla fuga di Saif al Islam, ieri Tripoli ha commentato il ricovero dell´unica figlia di Gheddafi, Aisha. Scappata con la madre, Safiya, e i fratelli Mohammad e Hannibal in Algeria alla fine di agosto, ieri sarebbe stata ricoverata in ospedale. Aisha, secondo la versione ufficiale, si è sentita male dopo aver visto le immagini dei corpi straziati del padre e del fratello. Sarebbe umano e degno di compassione, se non fosse che Aisha, avvocato che ha difeso, tra gli altri, Saddam Hussein, subito dopo la fuga in Algeria ha arringato dall´esilio i lealisti e promesso battaglia fino alla fine. Le autorità di Algeri, dopo averla accolta «per motivi umanitari» - era incinta e ha nel mentre partorito una bambina - sono state messe in grande imbarazzo dall´attivismo di Aisha, tanto da decidersi a limitare i movimenti di tutta la famiglia Gheddafi. I bene informati sostengono che Aisha è stata rinchiusa in ospedale forzosamente, e sono state verificate, prima della trasmissione, le dichiarazioni fatte dalla vedova del colonnello, Safiya, alla tv siriana Al Arrai. La vedova ha chiesto «alle Nazioni Unite di indagare sulla morte dei combattenti Muammar e Mutassim». «Voglio ringraziare le tribù e tutti i libici che hanno combattuto con mio figlio Muttassim a Brega e a Sirte - ha detto Safiya - sono orgogliosa per quanto fatto da mio marito e dai miei tre figli, Seif al-Arab, Muttassim e Khamis, che per sei mesi hanno tenuto testa e respinto gli attacchi di 40 paesi alleati e che ora sono tra i martiri accanto ad Allah».
Safiya piange infatti, oltre a Mutassim, ucciso giovedì all´alba insieme al padre a Sirte, i due figli più giovani. Seif al Arab, 29 anni, è morto in uno dei primi raid Nato, il 30 aprile, mentre Khamis, che i tripolini chiamavano «il macellaio» per la ferocia con cui addestrava il suo battaglione speciale, è rimasto sepolto nella sua caserma poco lontana da Tripoli, bombardata a fine agosto. Le restano vicini il figliastro Mohammad, 41 anni, che Gheddafi ebbe dalla prima moglie Fatiha - descritto come ipocondriaco e dal carattere tanto irascibile da aver usato le armi per dirimere contrasti, molto frequenti, con il fratellastro Saadi - e Hannibal, 35 anni. Di lui le cronache di tutto il mondo si sono occupate per i continui eccessi che, al contrario degli altri fratelli, non è mai riuscito a coprire del tutto comprando il silenzio altrui.
Giovedì prossimo una delegazione del Cnt andrà in Algeria per discutere con il governo di Bouteflika - che non ha ancora riconosciuto il consiglio provvisorio come legittimo - la basilare collaborazione tra i due Stati per garantire la sicurezza di un lungo confine. Si discuterà anche della consegna della famiglia Gheddafi, per esorcizzare al più presto i fantasmi che parlano ancora della dittatura del colonnello.