ELENA POLIDORI , la Repubblica 21/10/2011, 21 ottobre 2011
L´ECONOMISTA CHE LEGGE FOLLETT E PUNTA SULLA CULTURA DEI GIOVANI "MA SONO SOLO UN CIVIL SERVANT" - ROMA
«Io sono solo un civil servant». Ed è l´unica frase che lascia trapelare nel giorno della designazione al vertice della Banca d´Italia. Perché il nuovo governatore Ignazio Visco è persona molto riservata. E´ uno studioso. Uno scrittore di libri d´economia. E un professore universitario: econometria e politica economica.
Quando gira per il mondo al fianco di Draghi, tocca a lui spulciarsi tutti i dossier tecnici, quelli del G8 e del G20, come pure dell´Eurogruppo e dell´Ecofin di cui corregge anche le virgole e i refusi: questa sua precisione è leggendaria, a via Nazionale. Lui d´altra parte fa della conoscenza una bandiera. Meglio: è convinto che senza conoscenza non si possono prendere decisioni giuste. E si duole anche pubblicamente che in Italia non si investe abbastanza nel sapere. Su questo terreno sostiene una tesi curiosa: l´economia italiana perde quota nel mondo perché i giovani sono poco istruiti. Un anno di studio in più potrebbe aumentare del 5% il prodotto pro-capite.
Questa sua attenzione per il sociale, oltre che dagli studi, gli deriva anche da una pluriennale esperienza scout: da giovane era con i cattolici dell´Agesci presso la chiesa di San Bellarmino a Roma. Oggi è attento a tutto quello che riguarda la globalizzazione, la rivoluzione tecnologica, i flussi migratori: fenomeni - dice - che ci hanno trovato tutti relativamente impreparati.
Nei lunghi voli aerei, sballottolato tra un vertice e l´altro, si rilassa con Ken Follett, di cui è appassionato lettore. Ma adora anche la musica e l´arte. I suoi amici lo definiscono un curioso. I suoi nemici un puntiglioso. Sicuramente è un placido. L´altro ieri al party di Francoforte che suggellava il passaggio delle consegne tra Draghi e Trichet, mentre sorseggiava un drink teorizzava il suo essere una persona a cui non piacciono gli «strappi». Per cui, per esempio, se nuovo governatore fosse diventato Bini Smaghi, non si sarebbe dimesso subito ma solo dopo, con calma, in maniera soft.
Con Draghi va d´accordissimo. Si capiscono al volo anche con una semplice occhiata. Proprio il governatore uscente l´ha voluto alla vicedirezione generale e, prima ancora, lo ha messo a capo della ricerca economica. A lui ha affidato pure tutte le ricerche più spinose e più tecniche sui sistemi bancari nel mondo, utili per il suo Fsb, l´organo che deve riscrivere il nuovo ordine monetario. Ma piace anche al ministro Tremonti che lo ha voluto tra gli esperti del ddl sviluppo e che nelle ultime riunioni internazionali lo ha scelto come interlocutore privilegiato sulle questioni delle monete e delle banche. E dunque, nella delicata partita per la successione in Banca d´Italia, accontenta tutti. Un governatore nel segno della continuità, si potrebbe dire.
Napoletano, sposato, tre figlie femmine, è stato allievo di Federico Caffè, come Draghi. Poi ha studiato negli Usa, a Philadelphia: il suo curriculum è ricco di Master e Phd e lunghissimo è l´elenco delle pubblicazioni scientifiche.
In realtà, è in Banca d´Italia da sempre. Fu Carli, a volerlo, nel lontano 1972. E da allora è stato il consigliere speciale di quasi tutti i governatori: Baffi, Ciampi, Draghi. Sotto la gestione Fazio, invece, se ne è andato all´Ocse: capo economista. Uno di quei cervelli in fuga di quegli anni.
Oggi ha 62 anni. Ma per un lungo periodo è stato un po´ l´enfant prodige di palazzo Koch: il più giovane capo del servizio studi nella storia centenaria dell´Istituto. E, più tardi, pure il più giovane funzionario generale.
Se non se l´aspettava, questa designazione, certo in cuor suo ci sperava. Nella storia centenaria della Banca già un´altra volta, con Ciampi governatore, si è verificato un caso simile. All´epoca fu Dini a non farcela e gli fu preferito appunto il suo numero due, Fazio. Ieri, dopo che tutta l´Italia aspettava che il premier scegliesse il nome, è andato a palazzo Chigi da Berlusconi: non si erano mai visti prima.
Nei suoi ultimi interventi pubblici ha parlato di crescita, fisco e pensioni. Come Draghi insiste da sempre sull´importanza di coniugare il rigore con lo sviluppo, di alleggerire il peso del fisco, di ritoccare le pensioni. Negli ultimi tempi, più di una volta, parlando dei guai della crisi, ha chiesto decisioni «rapide e coraggiose». Una volta completata la procedura di nomina, sarà il decimo governatore della Banca d´Italia, il secondo a tempo: sei anni, rinnovabile una sola volta.