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 2011  ottobre 21 Venerdì calendario

E i rottamatori di Milano prendono di mira i capi democrat - Da un lato le difficoltà a metabolizzare il vento arancione del sindaco di Milano Giuliano Pisapia e l’incapacità di pesare sulle scelte dell’amministrazione comunale

E i rottamatori di Milano prendono di mira i capi democrat - Da un lato le difficoltà a metabolizzare il vento arancione del sindaco di Milano Giuliano Pisapia e l’incapacità di pesare sulle scelte dell’amministrazione comunale. Dall’altro il fatto di essere tutt’ora ancorato ai vecchi schemi pre-fusione di Margherita e Ds, come dimostra la composizione dell’ultima segreteria provinciale milanese. È impietosa l’analisi che alcuni esponenti del Partito Democratico fanno del partito di Pier Luigi Bersani nel capoluogo lombardo. Si tratta dell’ennesima mazzata per i democratici, che dopo aver perso le primarie dello scorso anno contro Pisapia, hanno dovuto negli ultimi mesi assistere alle indagini sull’ex presidente della provincia di Milano, Filippo Penati, per anni unico faro su questi territori, e da ultimo a quelle sull’ex amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, da sempre considerato un possibile “papa straniero”. Una situazione che ben si sintetizza nella situazione pericolante dell’assessore alla Cultura, Stefano Boeri, che negli ultimi giorni ha ingaggiato una battaglia «per il rinnovamento dell’attuale classe dirigente del Pd», confrontandosi con l’attuale segretario provinciale Roberto Cornelli. Parole grosse. In pubblico e via Facebook. Voci di dimissioni dell’architetto. Prime pagine sulle pagine locali dei quotidiani milanesi. Quindi l’invito di Cornelli a Boeri, a partecipare come invitato permanente alla segreteria, senza ricevere una risposta positiva. E infine le parole di ieri dell’archistar, che a quanto pare non ha la minima voglia di mollare. «Il Pd è un progetto in cui ho investito molto fin dall’inizio, dal 2007 e oggi sono assolutamente convinto a non andarmene, anche se magari qualcuno lo spera, perché questo per me è il luogo per fare politica in Italia». A dargli manforte è sceso in campo Giuseppe Civati, consigliere regionale lombardo, che oggi a Bologna lancerà una nuova proposta proprio per il rinnovamento del Pd. E in piazza Maggiore ci sarà anche Boeri. «Non parliamo più di rottamazione ma di motorizzazione civile - ammette scherzando, scostandosi dal suo ex alleato Matteo Renzi che lancerà la Leopolda il prossimo fine settimana - Non vogliamo più i vecchi schemi della politica, ci proponiamo di parlare con tutti, non solo ai giovani. L’importante è darsi una svegliata e non perdere più tempo. C’è bisogno di darsi una mossa. Questo lo dico a Cornelli, ma soprattutto a Bersani». Del resto, il malumore di Boeri è molto simile a quello di tanti elettori del Pd milanese, che negli ultimi giorni hanno iniziato a ricoprire la sua bacheca con messaggi di solidarietà o ad andare avanti in questa direzione. L’esplosione del dissenso boeriano nei confronti del Pd ha origini antiche. C’è forse il fatto di non averlo appoggiato nella battaglia su Expo 2015 di fine estate, ma è contenuto pure nel comportamento dei democratici all’indomani della vittoria di Pisapia in giugno. Boeri è stato il più votato del Pd con più di 12 mila voti, ma dall’insediamento, secondo i cremlinologi di palazzo Marino, è stato poco assecondato all’interno della giunta. A questo corrisponde la forza sempre più dirompente di Pisapia che con il suo movimento arancione rischia davvero di ridurre il Pd a semplice spettatore e gregario. La stessa composizione della segreteria, dopo un assemblea al teatro Smeraldo andata deserta, (su 2mila posti c’erano 70 persone) è secondo alcuni la testimonianza della debolezza del partito a non aprirsi al “nuovo”: tutti i componenti sono espressione delle varie correnti, da quella di Dario Franceschini fino a quella di Massimo D’Alema. Ma la debolezza del Pd si è vista ad esempio sulla nomina del nuovo presidente di Atm, l’azienda di Trasporti milanese: Bruno Rota, persona stimata nel centrosinistra, ma soprattutto nel centrodestra, vicina all’ex sindaco Gabriele Albertini. Segno che il movimento arancione va al di là della ripartizione partitica, in linea con un nuovo senso civico, ma che la decisione ha lasciato con un pugno di mosche in mano diversi democratici. Allo stesso tempo, c’è chi cita il voto di giovedì sulle modifiche dello statuto della Serravalle in consiglio provinciale. Il Pd ha votato compatto con il Pdl. Unico ad astenersi è stato Roberto Caputo, democratico e mina vagante nella compagine bersaniana su Milano.