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 2011  ottobre 21 Venerdì calendario

IL DECLINO AMERICANO NON FAVORIRÀ PECHINO

Gli Stati Uniti stanno attraversando momenti difficili. La ripresa dopo il 2008 ha rallentato, e alcuni osservatori temono che i problemi finanziari dell’Europa potrebbero trascinare l’economia americana e mondiale in una seconda recessione.

In aggiunta la politica americana è bloccata sui problemi del bilancio e il compromesso diventa ancora più difficile alla vigilia delle elezioni del 2012, quando i repubblicani sperano che i problemi economici li aiuteranno a spodestare il presidente Barack Obama. In queste circostanze, molti prevedono il declino dell’America, in particolare rispetto alla Cina.

E non sono solo gli esperti a pensarla così. Un recente sondaggio Pew ha scoperto che, in 15 dei 22 paesi intervistati, la maggior parte delle persone crede che la Cina sostituirà o abbia sostituito l’America come «superpotenza leader a livello mondiale». In Gran Bretagna la percentuale di chi ne è convinto è salita al 47%, dal 34% nel 2009. Tendenze analoghe sono evidenti in Germania, Spagna e Francia. Inoltre il sondaggio ha rilevato opinioni maggiormente pessimistiche sugli Stati Uniti tra i nostri più antichi e vicini alleati che in America Latina, Giappone, Turchia e Europa dell’ Est. Ma anche gli americani sono ugualmente divisi sul fatto che la Cina sostituirà gli Stati Uniti come superpotenza globale.

Tali sentimenti riflettono la lentezza della crescita e i problemi fiscali seguiti alla crisi finanziaria del 2008, ma non sono senza precedenti. Gli americani hanno una lunga storia di stime errate del loro potere. Negli Anni 50 e 60, dopo lo Sputnik, molti pensavano che i sovietici potessero avere la meglio sull’America; negli 80 erano i giapponesi. Ora i cinesi.

Ma, con il debito degli Stati Uniti sulla via di eguagliare entro un decennio il suo reddito nazionale e un sistema politico confuso che sembra non riuscire ad affrontare le questioni fondamentali del paese, i «declinisti» hanno infine ragione?

Molto dipenderà dalle incertezze - spesso sottovalutate - determinate in Cina dai futuri cambiamenti politici. La crescita economica porterà la Cina più vicina agli Stati Uniti in termini di risorse di potere, ma questo non significa necessariamente che la Cina supererà gli Stati Uniti come paese più potente.

Il Pil della Cina quasi certamente supererà quello degli Stati Uniti entro un decennio, grazie alle dimensioni della sua popolazione e al suo impressionante tasso di crescita economica. Ma, misurata in base al reddito pro capite, la Cina non raggiungerà gli Stati Uniti per decenni, se mai lo farà.

Inoltre, anche se la Cina non subirà grandi battute d’arresto in politica interna, molte proiezioni attuali si basano semplicemente sulla crescita del Pil. Ignorano il vantaggio degli Usa in termini militari e diplomatici, così come gli svantaggi geopolitici della Cina. Giappone, India e altri che cercano di compensare il potere cinese accolgono con favore una presenza americana. E’ come se il Messico e il Canada cercassero un’alleanza con i cinesi per bilanciare gli Stati Uniti nel Nord America.

Per quanto riguarda il calo in termini assoluti, gli Stati Uniti hanno problemi molto reali, ma l’economia americana rimane altamente produttiva. L’America resta in testa per gli investimenti in ricerca e sviluppo, per il sistema universitario, per i premi Nobel, e gli indici di imprenditorialità. Secondo il World Economic Forum, che ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla competitività economica il mese scorso, gli Stati Uniti rappresentano la quinta economia più competitiva al mondo (dietro le piccole economie di Svizzera, Svezia, Finlandia e Singapore). La Cina è solo al 26˚ posto.

Inoltre, gli Stati Uniti restano al primo posto in tecnologie all’avanguardia come le biotecnologie e le nanotecnologie. Non è certo un quadro di assoluto declino economico.

Alcuni osservatori temono che la società americana diventerà sclerotico, come la Gran Bretagna al culmine del suo potere di un secolo fa. Ma la cultura americana è molto più imprenditoriale e decentralizzata di quanto non fosse quella della Gran Bretagna, dove i figli degli industriali cercavano titoli nobiliari e onorificenze a Londra.

E nonostante gli allarmi ricorrenti in tutta la sua storia, l’America raccoglie enormi benefici dall’immigrazione. Nel 2005, gli immigrati nati all’estero avevano partecipato al 25% delle start-up tecnologiche nel decennio precedente. Come mi disse una volta a Singapore Lee Kuan Yew, la Cina può contare su un bacino di potenziali talenti di 1,3 miliardi di persone, ma gli Stati Uniti possono attingere ai sette miliardi della popolazione mondiale e ricombinarli in una cultura diversa che esalta la creatività in un modo impossibile al nazionalismo etnico Han.

Molti commentatori sono preoccupati per l’inefficienza del sistema politico americano. È vero, i padri fondatori dell’America crearono un sistema di controlli ed equilibri calibrato per preservare la libertà al prezzo dell’efficienza. Inoltre, gli Stati Uniti stanno vivendo un periodo di intensa polarizzazione partigiana. Ma la brutta politica non è nulla di nuovo negli Stati Uniti: l’epopea della sua fondazione non è certo stata un idillio di spassionate deliberazioni. Il governo e la politica americani hanno sempre vissuto episodi di questo tipo e anche se oscurati dai melodrammi in atto, a volte peggiori di quelli odierni.

Gli Stati Uniti si trovano di fronte a problemi gravi: il debito pubblico, la debolezza dell’istruzione secondaria, lo stallo politico, solo per citarne alcuni. Ma bisogna ricordare che questi problemi sono solo una parte del quadro e, in linea di principio, possono essere risolti a lungo termine.

E’ importante distinguere questi problemi da quelli che non possono in linea di principio essere risolti. Naturalmente l’incertezza verte sulla possibilità che l’America riesca a implementare le soluzioni disponibili; diverse commissioni hanno proposto piani di fattibilità per cambiare l’andamento del debito americano aumentando le tasse e tagliando le spese, ma la fattibilità non offre alcuna garanzia sul fatto che saranno adottati. Tuttavia, Lee Kuan Yew ha probabilmente ragione nel dire che la Cina «sorpasserà gli Usa grazie al suo denaro, ma non la supererà in potenza complessiva nella prima metà di questo secolo».

Se è così, le cupe previsioni sul totale declino americano si riveleranno tanto fuorvianti quanto le previsioni simili nei decenni passati. E, in termini relativi, mentre la «crescita di tutto il resto» significa che l’America sarà meno dominante rispetto al passato, questo non significa necessariamente che la Cina sostituirà gli Stati Uniti come potenza leader del mondo.