FABIO MARTINI, La Stampa 20/10/2011, 20 ottobre 2011
Da marginali a decisivi adesso i grillini fanno paura a sinistra - Per una volta Beppe Grillo si concede un’ironia leggera, senza additivi e senza insulti: «In Molise abbiamo fatto perdere il Pdmeno-elle? Loro, a perdere, ci riescono da soli, non hanno bisogno di appoggi esterni
Da marginali a decisivi adesso i grillini fanno paura a sinistra - Per una volta Beppe Grillo si concede un’ironia leggera, senza additivi e senza insulti: «In Molise abbiamo fatto perdere il Pdmeno-elle? Loro, a perdere, ci riescono da soli, non hanno bisogno di appoggi esterni...». Da due giorni, non appena si è scoperto che il centrosinistra avrebbe vinto le elezioni in Molise se avesse intercettato i voti andati invece ai grillini, è partito un refrain recriminatorio: Grillo, hai regalato la vittoria a Berlusconi. Ma il comicoguru non sembra scomporsi: «Prima delle elezioni per i media il Movimento Cinque Stelle non esisteva e adesso i voti sono diventati di proprietà privata» del Pd e non una «libera scelta dei cittadini». Una cosa è certa: i grillini, che non si sono mai coalizzati con nessuno, hanno ottenuto nel periferico Molise un risultato per certi versi sbalorditivo. In un’area che non è la Silicon Valley e neppure l’Emilia Romagna ed è disseminata di piccoli centri con pochi abitanti; in una regione dove da anni c’è la massima concentrazione di voto di preferenza-clientelare, il candidato-presidente del «Cinque Stelle» ha ottenuto il 5,6%, circa la metà della percentuale ottenuta dalla lista del Pd. E così il Molise ha finito per diventare il catalizzatore di un’ascesa sempre più plateale. Dopo una miriade di carotaggi iniziati nel 2008 e approdati al 3,7% delle Regionali piemontesi, il Movimento ha fatto boom alle amministrative della scorsa primavera: i grillini - facce «pulite» di giovani mediamente meno «incazzati» del loro guru e mai comparsi in tv - avevano ottenuto percentuali importanti in città come Bologna (9,5%), Ravenna (9,8%), Savona (9%), Trieste (6%), Arezzo (5,9%), riuscendo ad eleggere un consigliere comunale a Milano, strappando risultati a due cifre in cittadine come San Mauro Torinese (10,6%), Rimini (11,3%), Nardò (10,4%) e percentuali importanti in tante altre realtà. Preso sottogamba dai partiti concorrenti ma anche dai mass-media, il Movimento Cinque Stelle è stato generalmente etichettato come espressione dell’antipolitica. Ma è davvero così? E ancora: vista l’idiosincrasia a coalizzarsi, non è che alle prossime Politiche la percentuale al «Cinque Stelle» potrebbe far mancare al centrosinistra i voti decisivi? Così come fece nel 2000 l’indipendente Ralph Nader, ai «danni» del democratico Al Gore? La prima sorpresa si scopre, attraversando i loro siti. Nati e cresciuti sulla Rete, unici capaci a trasformare il web in un modello politico-organizzativo efficace, qualche mese fa tutti i grillini in politica hanno fatto sapere ai propri elettori di essersi drasticamente autoridotti le indennità, tenendo per sé l’equivalente di un buono stipendio impiegatizio e devolvendo il resto per opere pubbliche o a favore del Movimento. Con reazioni, da parte di chi leggeva, di compiacimento, ma anche con l’invito a non esagerare. Uno ha scritto a Mattia Calise, consigliere comunale a Milano: «Dai, Mattia, trattieni qualcosa in più per te!». Spiega Mario Adinolfi, da anni animatore di uno dei blog più cliccati della Rete: «Questo rifiuto del privilegio del politico è stato dirompente per l’ulteriore ascesa di un movimento che basa il suo successo su tre fattori: far politica utilizzando al meglio il Web, farla con giovani che rendono conto in modo trasparente del loro operato e farla con una forte connotazione anticasta. E finora non hanno calato l’asso-Grillo, sono quasi senza soldi perché il loro guru è un po’ tirchio e sono stati osteggiati da tutti i commentatori». Le proposte programmatiche e gli austeri stili di vita dei grillini? Importanti ma meno decisivi della loro grinta. Racconta l’assessore al Bilancio di Milano Bruno Tabacci: «In Consiglio Calise ha molta grinta, ma anche molto garbo». E il Pd? Anziché chiedersi se sia riproducibile un modello alternativo per un certo tipo di elettorato, per ora ha preferito indicare i grillini come capro espiatorio. Continuando così, non c’è il rischio di un effetto-Nader? «Il rischio c’è - dice Pippo Civati, l’unico nel Pd a prenderli sul serio da tempo - anche perché come fa il Pd a dire certe cose? Il Cinque Stelle non è un alleato che se ne è andato e prende voti anche da chi non vota più Pd. Le elezioni si perdono sempre per colpa propria».