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 2011  ottobre 20 Giovedì calendario

La «lobby delle riserve» Ecco chi sogna il potere ma non è mai pronto - Silvio Berlusconi l’ha detto pri­ma di incassare l’ultima fiducia: non ci sono alternative a questo governo

La «lobby delle riserve» Ecco chi sogna il potere ma non è mai pronto - Silvio Berlusconi l’ha detto pri­ma di incassare l’ultima fiducia: non ci sono alternative a questo governo. Non è una grande conso­­lazione, ma la cronaca ne dà con­ferma tutti i giorni. Non c’è un’al­ternativa tra le attuali forze di op­posizione. E non emerge nemme­no tra le cosiddette «riserve della Repubblica», quelle figure estra­nee - almeno per il momento- al­l’agone politico ma pronte a tuffar­visi qualora lo Stivale s’inginoc­chiasse a implorarne l’impegno. Il tema è quello della classe diri­gente. L’Italia fatica a sfornare nuovi leader. Ci si lamenta che stiamo diventando un Paese di vecchi e per vecchi, ma il nuovo che avanza lascia uno strascico di pesanti interrogativi. Ai politici at­tuali si rimprovera la distanza dal­la gente, la difficoltà a promuove­r­e le riforme e soprattutto gli sche­letri che ingombrano tanti arma­di importanti. Ma i fardelli imba­razzanti si trovano dappertutto, anche in chi si presenta come sal­vatore della Patria. L’ultimo caso è quello di Ales­sandro Profumo, il banchiere che si sta autocandidando alla guida del centrosinistra sotto lo sguar­do benevolo di tanti papaveri di un Pd in gravissima crisi di leader­ship. Dall’altro giorno Profumo è indagato per frode fiscale. La ban­ca di cui era il numero uno operati­vo, Unicredit,avrebbe eluso l’era­rio sfruttando un regime tributa­rio di favore per 245 milioni di eu­ro ora sequestrati. L’ipotesi di reato (la dichiarazio­ne fiscale fraudolenta è punibile con una pena fino a 6 anni) è tutta da dimostrare. Ma non è un bel via­tico per il nuovo eroe dei radical chic, il finanziere multimiliona­rio che ha tirato la volata a Prodi e Pisapia e che, al primo posto del suo futuribile programma politi­co, propone proprio un interven­to fiscale: una tassa patrimoniale da 400 miliardi di euro. Prima di lui era toccato a Luca di Montezemolo. Il presidente del­la Ferrari freme da tempo ai box della politica. Scalpita come i ca­valli delle sue monoposto. Nella galleria del vanto mette a punto la sua scattante idea di Italia Futura. Eppure anch’egli ha qualche pro­blemuccio, e si tratta di controver­se faccende immobiliari: un desti­no condiviso con Gianfranco Fini e Claudio Scajola. L’ex numero uno di Confindu­stria, infatti, è sotto processo al tri­bunale di Napoli per interventi abusivi nella residenza di Anaca­pri dove passa le vacanze in affit­to. Villa Adinolfi (così si chiamava l’ingegnere che la progettò negli anni ’50) ribattezzata Villa Capri­le - ma da tutti conosciuta come Villa Montezemolo- è una presti­giosa magione a metà strada tra il faro di Punta Carena e la Grotta Az­zurra. Al suo interno sono stati rea­lizzati lavori che hanno suscitato l’interesse della procura campa­na: le accuse sono di violazione ur­banistica, deturpamento di bel­lezze naturali e falso. Da Confindustria scalda i moto­ri anche Emma Marcegaglia, che di Montezemolo ha preso il posto. Avvicinandosi la scadenza del mandato, la signora si sente le ma­ni più libere e ha preso a randella­re senza remissione il governo. Al punto che più di qualcuno ha avanzato il sospetto che dietro questo imprevisto interventismo si nasconda la malcelata voglia di scendere a sua volta in politica. Ma nemmeno i suoi armadi so­no del tutto sgombri da ossute pre­senze. Il fratello di Emma, Anto­nio, anch’egli provvisto di un ruo­lo al vertice del colosso siderurgi­co di famiglia, nel 2004 ha patteg­giato una condanna a 11 mesi di re­clusione e un risarcimento di sei milioni di euro. Dalle sue dichiara­zioni gli inquire­nti hanno ricostru­ito una serie di conti svizzeri ricon­ducibili agli imprenditori manto­vani sui quali sarebbero stati de­positati fondi neri utilizzati per operazioni riservate. E un’inchie­sta per smaltimento illecito di ri­fiuti pericolosi a Grosseto riguar­da il capostipite e fondatore del gruppo, Steno Marcegaglia. Tutti e tre - Profumo, Monteze­molo e Marcegaglia - garantisco­no che hanno già chiarito tutto o lo faranno presto. Ne prendiamo atto. Fatto sta che le eterne riserve della Repubblica non sono mai pronte a entrare in campo per prendere il posto del centravanti titolare.