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 2011  ottobre 18 Martedì calendario

Gloria e caduta dell’ombelico: non è più il centro del mondo - Prima degli anni ’70 l’ombeli­co in mostra era roba da «svergo­gnate » o, al limite, da «figlie dei fio­ri » (che poi erano svergognate in versione hippie, ma sempre sver­gognate rimanevano)

Gloria e caduta dell’ombelico: non è più il centro del mondo - Prima degli anni ’70 l’ombeli­co in mostra era roba da «svergo­gnate » o, al limite, da «figlie dei fio­ri » (che poi erano svergognate in versione hippie, ma sempre sver­gognate rimanevano). Nel ’71, però, irruppe nel con­vento della Rai bernabeiana un ballo diabolico interpretato da due satanassi dalla faccia d’ange­lo: Alberto Sordi e Raffaella Carrà, i volti più amati e popolari in un’Italia ricurva sulla gobba an­dreottiana. E che ti combinano l’Albertone nazionale e il mitico caschetto biondo di «Canzonissima»? Si mettono a ballare il tuca tuca, con Sordi che tocca Carrà proprio lì: in mezzo al pancino, dove- per la pri­ma volta nella storia del bacchet­tonismo televisivo - la «madre» di tutte le showgirl (che all’epoca si chiamavano soubrette) ebbe l’ar­dire di mettersi a nudo. Dopo quella «scandalosa» dan­za ( di cui sopravvive storica docu­mentazione sul web) il mondo femminile si liberò dalla sindro­me del «bottoncino»,com’era vez­zosamente definito l’ombelico. Da allora nessun ombelico fu co­me prima; nel senso che nessun ombelico fu coperto come prima. La parola d’ordine divenne mo­strare, mostrare, mostrare: non so­lo in spiaggia, ma anche in città. Nel breve volgere di qualche estate fu tutto un tripudio di «bot­toncini »: a volte belli da vedere, a volte francamente imbarazzan­ti. Insomma, accadde in picco­lo con l’ombelico ciò che in grande era già accaduto con la minigonna: gambe in mo­­stra, comprese quelle che sarebbe stato più opportu­no tenere coperte. Anche la moda si ade­guò al costume (quello nazionale e quello da bagno) e così in passe­rella le maggiori grif­fe portarono capi per «valorizzare» proprio l’ombelico, ormai universalmente detto «ombelico alla Carrà». Nei successivi decenni di defilè i corsi e ricorsi «ombelicali» inizia­rono a rincorrersi con la stessa fre­nesia delle automobiline Polistil: negli anni ’80 l’ombelico fu semi­coperto, negli anni ’90 fu semisco­perto. E con la «vita bassa» i giova­ni (compresi i maschi) andavano in giro con mezzo sedere da fuori, spettacolo ributtante al cui con­fronto perfino un ombelico ben panciuto diventa una meraviglia. Nell’ultimo decennio si è tornati ad allungare le maglie e ad alzare i pantaloni: addio ombelico e ven­tri tornati sottocoperta. E, a proposito di ventri perfetti, come non ricordare il giallo (vero o presunto) dell’ombelico «spari­to » di Isabella Ferrari, nell’ultimo video-spot targato Yamamay. Guardando e ri­guardando il video sem­bra effettivamente che a Isabella sia stato fotosciop­pato il «bottoncino» ma la Yamamay non ci sta: «Solo basse insinuazioni». Chi di sicuro non ha dub­bi ad andare fiera del pro­prio baricentro (e non so­lo) è invece Belen, eletta da una giuria di esperti«l’om­belico più perfetto del mondo». Definizione che troverebbe d’accordo an­che l’immenso Gesualdo Bufalino per il quale «...per chi ci è nato dura poco l’allegria di sentirsi seduto sull’ombelico del mondo». Con buona pace di Jovanotti.