Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 21 Venerdì calendario

SVILUPPO E RIGORE: LE DUE «STELLE POLARI» DEL NEO GOVERNATORE

Agire con decisione per la riduzione del debito pubblico e avviare riforme strutturali.

Il Visco-pensiero raccontato sulla base delle più recenti dichiarazioni pubbliche del vicedirettore generale di Bankitalia che ieri il premier ha indicato come candidato unico alla carica di Governatore. L’economista è contrario agli eurobond e favorevole ad una politica bancaria orientata ai progetti di sviluppo. EMISSIONI
Con gli eurobond
non si stimola l’economia
«L’
emissione di Eurobond non aiuta direttamente a stimolare la crescita dell’Italia e non crea avanzo primario». Così il vice direttore (e ormai futuro Governatore) della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha risposto al Senato nel corso delle audizioni sulla manovra di Ferragosto.

«Dietro questi Eurobond vi è una riduzione del finanziamento per alcuni Paesi a fronte di un aumento del costo per altri. Quindi ci sono ragioni varie di politica su cui non intervengo», aveva detto Visco ricordando che in questi anni ci sono state molte proposte sugli Eurobond e molte dall’Italia.

«Sulla crescita, a meno che non si parli di Eurobond europei che vadano a finanziare interventi di investimento europei, non hanno impatto e di certo, per il disavanzo pubblico, non aumentano l’avanzo primario». Due cose, secondo Visco, da tenere presenti. POLITICA DI BILANCIO
La riduzione del debito
obiettivo prioritario
U
na riduzione del debito pubblico rapida e incisiva. Ignazio Visco ha a più riprese sottolineato che questo è un obiettivo imprescindibile. Anche perché, come ebbe modo di affermare nell’ottobre dello scorso anno il successore di Mario Draghi indicato dal Governo, debiti pubblici di altissimo livello «rappresentano un enorme limite alla possibilità di adattamento delle nostre economie, particolarmente nel caso di shock che potrebbero avere conseguenze irreversibili». La strada obbligata, quindi, è quella di evitare di arrivare a situazioni di insostenibilità del debito sovrano. E la risposta più opportuna, oltre «a contrastare risolutamente la continua erosione della disciplina di bilancio», è di «varare riforme strutturali che siano percepite tali da essere in grado di accrescere la capacità di adattamento di un Paese». Rigore dei conti e misure non dal carattere temporaneo, dunque. Il tutto condensato in iniziative in grado di influire tanto sulle possibilità di crescita di medio-lungo periodo quanto sulla spesa pubblica tendenziale. LA BANCA
Da completare il piano
di razionalizzazione
l nuovo Governatore dovrà portare a termine il restyling della Banca, che è stato negoziato con i dipendenti negli anni della gestione Draghi portando a una drastica cura dimagrante per quelle che, in origine, erano più di 100 filiali distribuite in tutte le province. A regime l’articolazione territoriale della Banca conterà su 20 filiali insediate nei capoluoghi regionali, a 6 delle quali faranno capo unità specializzate in vigilanza (Caltanissetta, Cosenza, Cuneo, Pisa, Udine, Vicenza); 6 succursali ad ampia operatività (Bolzano, Brescia, Catania, Forlì, Salerno, Verona), 6 specializzate nel trattamento del contante e 25 in servizi all’utenza e infine, una succursale specializzata nel servizio di Tesoreria dello Stato (a Roma). Nel corso della sua carriera il neo governatore ha avuto responsabilità diretta nell’organizzazione della banca e in particolare sull’area informatica, che ha potenziato e riorganizzato, tanto che la buona prova data dalle piattaforme nei periodi di crisi è riconducibile al lavoro impostato da Visco negli anni scorsi. LE BANCHE
Indirizzare il risparmio
su progetti meritevoli
elevato livello dello spread sui titoli pubblici si riflette sui costi della raccolta delle banche italiane, in particolare di quella estera. Le cause prossime della crisi economica, così come la scintilla che la ha innescata, attengono alla sfera finanziaria: profonde distorsioni nel funzionamento dei mercati e degli intermediari, carenze nella regolamentazione e supervisione. La fase che si è aperta in quest’ultimo periodo può costituire l’occasione per le banche italiane di concentrarsi ancor più sulla tradizionale attività di intermediazione, indirizzando il risparmio del pubblico verso i prenditori e i progetti più meritevoli. Per il neo governatore, inoltre, il credito «non è un bene pubblico» ma piuttosto le banche sono imprese di pubblica utilità e per questo occorrono autorità che garantiscano che quello che fanno abbia effetti positivi sulle imprese e i risparmiatori. LE RIFORME
Le politiche pubbliche
per la crescita economica
D
opo il varo della manovra correttiva di Ferragosto in un’audizione parlamentare Ignazio Visco ha riassunto gli interventi essenziali di politica pubblica per recuperare il potenziale di crescita economica.

Sul fronte macroeconomico ha prospettato la possibilità di una riduzione delle aliquote contributive non pensionistiche tramite una loro fiscalizzazione tramite un aumento del prelievo degli immobili o dell’Iva. Sul fronte della spesa sarebbe invece necessaria – ha detto – una rimozione degli ostacoli alla realizzazione degli investimenti pubblici garantendo capacità di spesa dei fondi strutturali.

Sul fronte degli interventi microeconomici sono quattro le aree di intervento indicate per politiche mirate: la riduzione degli oneri amministrativi e una migliore regulation per garantire il massimo di concorrenza; un miglioramento della qualità dei servizi e delle infrastrutture; azioni per aiutare la crescita della dimensione delle imprese, il ricorso all’innovazione e la valorizzazione del capitale umano; rinnovati stimoli alla partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto dei giovani e delle donne. FISCO
Meno incertezze
sul taglio dei bonus
«E
ventuali cambiamenti nella struttura della manovra dovrebbero andare nella direzione di ridurre il peso degli aumenti delle entrate, accrescere il ruolo delle misure strutturali, minimizzare gli effetti negativi sul prodotto, contenere l’incertezza circa l’attuazione di alcune misure» (quali la delega fiscale e assistenziale e le modalità con cui verrà esercitata la relativa clausola di salvaguardia). Questo il pensiero espresso da Ignazio Visco a fine agosto 2011 sulla manovra.

In un’altra occasione aveva espresso la posizione sul peso del fisco sul lavoro. «Una riduzione del prelievo fiscale sul lavoro – ha detto – evita distorsioni e incentiva la crescita; andrebbe applicata alla platea più vasta possibile». Inoltre misure selettive che stimolino la contrattazione integrativa potrebbero favorire un riequilibrio tra il livello nazionale e quello aziendale. La loro introduzione, in deroga ai principi di neutralità del prelievo, si giustificherebbe se contribuissero a innalzare la produttività. Rimane il rischio che parte significativa delle agevolazioni vada a beneficio di imprese che avrebbero comunque registrato guadagni di produttività. Provvedimenti di sgravio dei premi aziendali possono avere inoltre effetti redistributivi regressivi, concentrandosi tra i dipendenti delle grandi imprese dove le retribuzioni sono più elevate, e possono determinare comportamenti opportunistici volti a beneficiare degli incentivi. SALARI E PRODUTTIVITÀ
Contratti in deroga
e meno fisco sul lavoro
aumento dell’inflazione in Italia, così come in Eurolandia, impone la massima attenzione sul fronte della moderazione salariale. In questa prospettiva la visione di Ignazio Visco si inquadra nell’ortodossia della Bce. Detto questo il futuro Governatore di Bankitalia non ha mai nascosto la sua fiducia su due linee di intervento sul fronte dei salari. La prima punta sugli interventi selettivi capaci di stimolare la contrattazione integrativa. La loro introduzione, in deroga ai principi di neutralità del prelievo, si giustificherebbe se contribuissero a innalzare la produttività. La seconda linea di intervento è fiscale: una riduzione del prelievo fiscale sul lavoro evita distorsioni e incentiva la crescita – ha sostenuto recentemente – e andrebbe applicata alla platea più vasta possibile. Mentre «provvedimenti di sgravio dei premi aziendali possono avere effetti redistributivi regressivi, concentrandosi tra i dipendenti delle grandi imprese dove le retribuzioni sono più elevate, e possono determinare comportamenti opportunistici volti a beneficiare degli incentivi». TITOLI TOSSICI
Troppo poca trasparenza
nella finanza strutturata
L
a Banca d’Italia ha assunto una posizione molto rigida di chiusura nei confronti dell’ultima generazione delle cartolarizzazioni, i cosiddetti Cdo (Collateralized debt obligations), impedendo alle banche italiane di esporsi a questo tipo di strumento. Una linea condivisa da Ignazio Visco che in una lezione inaugurale dell’anno accademico 2009 a La Sapienza affermò: «Alla complessità degli strumenti strutturati ha fatto riscontro una sostanziale assenza di trasparenza, in particolare riguardo alla loro valutazione, legata a modelli statistici e spesso condotta sulla base di dati incompleti e insufficienti. Possiamo ora dire che comportamenti opportunistici degli amministratori e alimentati da un sistema di incentivi distorto hanno spinto alla creazione di attività finanziarie inutilmente complesse e opache, impedendo di fatto una corretta valutazione del merito di credito e finendo spesso per determinare una eccessiva assunzione di rischi».

PAGINA A CURA DI Davide Colombo