Davide Colombo, Il Sole 24 Ore 21/10/2011, 21 ottobre 2011
POTERI IN EVOLUZIONE, INDIPENDENZA BLINDATA
«La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito». Bisogna ripartire da qui, dal primo comma dall’articolo 47 della Costituzione repubblicana per inquadrare il vasto campo d’azione della Banca d’Italia. Una funzione pubblica esercitata in piena indipendenza e che ha subìto un’evoluzione profonda soprattutto negli anni Novanta, dopo la ratifica del Trattato di Maastricht (1992) e con la progressiva armonizzazione della norme e delle procedure che regolano la politica monetaria dei diversi paesi entrati nell’Eurozona.
Oggi nell’ambito dell’Eurosistema, di cui è parte integrante, palazzo Koch concorre alle decisioni di politica monetaria in due modi: con la partecipazione del governatore ai board della Bce e tramite i suoi numerosi esperti, che fanno parte dei Comitati e dei Gruppi di lavoro della Bce.
In Italia il ruolo della Banca è invece esclusivo sul controllo degli intermediari bancari e finanziari. Una vigilanza che a sua volta s’è evoluta nel tempo allargandosi all’analisi integrata sui rischi finanziari ma sempre ancorata ai principi fondamentali della gestione «sana e prudente», della «stabilità complessiva e della competitività» del sistema finanziario e della massima «trasparenza e correttezza» delle operazioni bancarie e finanziarie rese ai cittadini. Anche su questo fronte se l’iniziativa è svolta in piena autonomia non manca la stretta collaborazione sia con le autorità europee sia con le autorità nazionali, dal ministero dell’Economia al Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, dalla Consob, all’Isvap, l’Antitrust e la Covip.
In Italia, ancora, sempre in base alle regole dell’Eurosistema la Banca emette banconote in euro e controlla la circolazione monetaria, un compito svolto in stretta collaborazione con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato che provvede alla loro distribuzione sul territorio tramite le sezioni di Tesoreria dello Stato attive presso le filiali di Bankitalia. La Banca assolve poi alla funzione di Tesoreria per conto dello Stato – dando esecuzione a tutti i pagamenti emessi dalla Pa e alla riscossione di tutte le somme dovute a qualsiasi titolo allo Stato – e detiene le riserve ufficiali del Paese.
Altro ruolo essenziale è quello di raccolta, produzione e pubblicazione di informazioni statistiche e di analisi economiche, poi fornite alla Bce, a Governo e Parlamento e a tutto il sistema bancario. Un’attività svolta in linea con i migliori standard scientifici internazionali e dalla quale dipende in larga misura, agli occhi dell’opinione pubblica, quell’aura di autorevolezza che è sempre stata riconosciuta alla banca. Negli ultimi anni, quelli del governatore Mario Draghi, anche la Banca d’Italia ha dovuto affrontare ristrutturazioni e razionalizzazioni, che ne hanno ridotto personale e strutture, con la chiusura di diverse filiali.
L’ultima «esposizione istituzionale» cui è stata chiamata la Banca, ancora una volta nella figura del suo governatore, è legata alla grande crisi finanziaria scoppiata nell’agosto 2007. Nel marzo del 2008 l’allora ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa istituì il Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria proprio per monitorare al massimo livello l’evoluzione della crisi soprattutto nelle sue dimensioni «sistemiche». Un Comitato cui il governatore di Bankitalia partecipa insieme con il ministro dell’Economia, il direttore del Tesoro e i presidenti di Consob e Isvap.