Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  ottobre 19 Mercoledì calendario

Stella, il moralista sbugiardato dai suoi colleghi - Sembra un duello d’altri tempi. Nella brughiera all’alba

Stella, il moralista sbugiardato dai suoi colleghi - Sembra un duello d’altri tempi. Nella brughiera all’alba. Con la liturgia delle re­gole e dei protocolli. Arma prescelta la spa­da. O forse il fioretto. Però uccide anche lui, eccome. Stavolta la vittima rimasta sul selciato di via Solferino è nientemeno che Gian Antonio Stella, grande firma del Cor­rierone e autore di bestseller sul malaffare della casta che hanno segnato la vita politi­ca e civile degli ultimi anni. Chapeau. Però qualche piccolo scheletro nell’ar­madio ce l’hanno tutti. E può spuntare quando meno te l’aspetti.Quindi,conver­rebbe alzare poco il dito indice sui colle­ghi, magari un tantino irascibili. Guarda un po’ cosa ti va a succedere per una bana­le storia di rappresentanze sindacali den­tro il giornale, sebbene si tratti del più bla­sonato quotidiano italiano. Insomma, è accaduto che, causa dimissioni di un sin­dacalista del Corriere , Sebastiano Grasso, critico d’arte e veterano di tanti Cdr,sia sta­to particolarmente lesto nell’«accettare il subentro come primo dei non eletti».Si do­veva rieleggere tutto il comitato, ha altret­tanto prontamente obiettato Stella, prima di assestare l’affondo. «Facciamo quoti­di­anamente le pulci sul giornale ai merlet­tai del cavillo e poi, su una cosa sostanziale come questa, ne usciamo così senza nep­pure un’assemblea in cui parlarne? Boh...». Ma proprio il «boh... E anche la lezione di comportamento» hanno indispettito Grasso. Che è passato al contrattacco con una «lettera aperta» a Stella, sempre per posta elettronica. «Io ti ammiro, sai», il su­bentrante del Cdr. «Ti ho sempre visto co­me una specie di cavaliere d’altri tempi; un crociato. Che corre in aiuto dei debo­li... ». Però, pensa che ti ripensa, il punti­glioso e pungente Grasso è andato a scova­re un articolo del 21 settembre 2006 nel quale «il merlettaio del cavillo» difendeva «una dama-architetto» sulla complessa storia di un progetto in un’area di proprie­tà del Comune di Milano. Insomma,un’in­giustizia da stigmatizzare, un torto da ripa­rare. «Ed ecco che dal Veneto ti sei catapul­tato a Milano. Sceso dal cavallo bianco... e hai affondato l’inchiostro sulla prima pagi­na del Corriere », ha schermagliato Grasso preparando la stoccata finale. La dama bionda vendicata era la cugina della mo­glie di Stella, alla quale sussurrava al telefo­no: «Hai sposato un eroe». Un affondo definitivo. Forse fin troppo per una faccenda di rappresentanze sinda­cali. La banalità del male. Chissà, magari vecchie ruggini si erano sedimentate tra le stanze di via Solferino. E son venute a galla alla prima occasione buona, senza esclu­sione di colpi. Un altro collega si è chiesto infatti«che cosa c’entri un articolo di Gian Antonio del 2006 con le modalità di elezio­ne del Cdr». Prima di pontificare anche lui: «La macchina del fango lasciamola ad altri giornali». «Hai ragione quando dici che la mia risposta non c’entra con la nota di Stella», ha replicato ancora Grasso. «Mi chiedo, però, che cosa c’entri una lezione di comportamento da parte sua. Credo che quando una persona sale sul pulpito debba avere una moralità intonsa». Quan­to alla macchina del fango e al «metodo Boffo» che ormai tutti citano, soprattutto a sproposito, «entrambi sono lontani e dal­la mia concezione e dal mio modo di esse­re », ha garantito Grasso. E sarà certamen­te vero. Ma come in tutti i duelli che si rispettino, qualche sfregio lo rimediano anche i vinci­tori.