Francesco Specchia, Libero 21/10/2011, 21 ottobre 2011
SALVINI RICUCE LA LEGA «IL NOSTRO GUAIO È IL PDL»
Matteo Salvini, qualcuno dice che nella Lega c’è aria da Macbeth: sangue a fiumi, e il re assediato dagl’incubi. «Libero» titola: “Il momento di tirar fuori i Maroni”.
«Sì siamo al bivio, ma non tra fazioni interne della Lega come scrivete voi; ma sul federalismo e sull’indipendenza della Padania. Bossi non deve decidere se epurare o fare un passo indietro».
(Salvini Matteo, eurodeputato, già segretario milanese della Lega e direttore di Radio Padania è un rompicoglioni di talento: ma sullo sbriciolamento della Lega, mostra oggi un’inconsueta capacità di arrampicarsi sugli specchi).
Bossi ha perso smalto? La Lega sta implodendo davvero?
«Bossi è un gran leader, non ha perso il fiuto. Grazie a lui ora la Lega è stata in grado di produrre un’ottima classe dirigente,amministratori, sindaci, consiglieri, parlamentari. La squadra c’è».
Sì, ma ci sono anche i casini. Se uno ascolta «Radio Padania» è tutt’un bombardamento contro i rospi che la base è costretta ad ingoiare.
«Radio Padania lascia aperti i microfoni 24 ore al giorno, è il nostro bello. Ma in questo momento è necessario mettere da parte i protagonismi e le lotte personali. Io, per dire, sono indicato come maroniano e considero Maroni uno dei migliori ministri, ma sono prima di tutto milanese e milanista».
Che c’entra, scusi?
«Per dirle che la Lega è stata è sarà sempre Bossi, Dio ce lo preservi. Non esistono divergenze sulla linea. Semmai sul rapporto con Berlusconi. In radio, per strada, sul tram la gente è stufa. Il nostro matrimonio col Pdl è d’interesse non d’amore, l’abbiamo fatto per portare a casa il risultato: il federalismo, ma siamo all’89°, la partita è ancora sullo 0-0. La difesa avversaria mena calcioni furibondi».
Anche a calci fra voi non scherzate.
«Ci sono momenti di confronto che segnano una fase particolare una febbre di crescita. Non avevamo mai avuto tanti iscritti, tanti sindaci, tanti rappresentanti. Se cresci è inevitabile il confronto».
Flavio Tosi si è confrontato?
«Tosi è un grande sindaco, uno dei migliori che abbiamo, non si lascia impressionare».
D’accordo, ma si è preso dello “stronzo”dal Capo.
«In vent’anni anch’io a volte mi sono beccato gli applausi di Bossi, a volte dello “stronzo”; l’ho presa come uno sprone. La Lega è per sua natura contro il sistema».
Veramente il Cerchio magico sta spingendo per l’espulsione di Tosi.
«Il Cerchio magico lo lascio a mio figlio che ha 8 anni; gli piacciono i prestigiatori. Io non credo nella magia e ai super poteri in politica».
Lei non crede ai superpoteri ma si sta arrampicando meglio di Spiderman. Ma i sindaci leghisti non condividono le opinioni di Tosi e Attilio Fontana, scusi?
«Io credo che ce l’abbiano più con Tremonti per la faccenda del patto di stabilità. E comunque il dopo Bossi io non lo vedo. Io guardo all’oggi, al massimo al domani non certo al dopodomani».
Non pertiene, scusi.
«Pertiene. Bossi sa cosa ci ha insegnato? Che contano i numeri e quello che fai, e l’affetto della tua gente. Ora è importante che non ci siano troppi passi in avanti, né provvedimenti disciplinari, salvo uno non si discosti così tanto dalla linea della Lega; io, poi, di provvedimenti da segretaro lombardo ne ha avuti tre e sono ancora qui».
Ma a Varese Bossi è stato fischiato.
«Non proprio Bossi, semmai qualcuno a lui vicino».
Ma a Varese il candidato è stato imposto dall’alto.
«Non c’ero, ero a New York».
Anche lei come Tosi.
«Ho già tanti problemi a Milano, si figuri se mi occupo di quelli di Varese. Sono federalista».
E i ministeri a Monza...?
«Pure Monza non fa parte di Milano. Sono federalista, sa...».
Francesco Specchia