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 2011  ottobre 19 Mercoledì calendario

IL LATO CAFONE DEI POLITICI

Immortalato di spalle, l’onorevole Amintore Fanfani parla a un congresso democristiano. Sotto i suoi piedi, un pacco di giornali gli permette di non sfigurare sul podio. La didascalia che accompagna la foto recita: ?on qualche sforzo, Fanfani si affaccia alla ribalta nazionale?
Il Borghese era questa cosa qui, un occhio impietoso e insieme divertito. L’aveva fondato nel 1950 Leo Longanesi: quindicinale, nel 1952 era diventato settimanale, poi nel ’57 Longanesi era morto ed era stato Mario Tedeschi a raccoglierne l’eredit?. Non si fa torto al fondatore se si dice che Il Borghese dei successivi quindici anni (sino cio? alla sciagurata elezione di Tedeschi a senatore nelle file del Msi), quello del record di vendite, dell’anti-Espresso e della satira anti-sistema fu merito suo. Chi viaggia oggi fra i cinquanta e i settant’anni ? questo Il Borghese che ricorda, l’altro ? antiquariato, oggetto mitico di cui, tranne rare eccezioni ottuagenarie e nonagenarie non esistono pi? testimoni viventi.
Longanesi fa parte del pantheon giornalistico-editoriale italiano: c’? entrato s? in ritardo, con molti distinguo e con fatica, ma da l? ormai non lo schioda pi? nessuno. Su Mario Tedeschi grava invece ancora una cappa di solido conformismo, come ? destino di chi negli anni Sessanta si trov? a fare l’opposizione da destra al centrosinistra e nel decennio successivo entr? in rotta di collisione con quella stessa destra politica di cui si era fatto garante.
Adesso il Consiglio Regionale del Piemonte allestisce a Torino questa mostra, Il fascino borghese della fotografia. Politica, costume e societ? dall’archivio fotografico de ?l Borghese?(Piemonte Artistico culturale, piazza Solferino7, sino al 12 novembre) e gli affianca, a cura di Dario Rete una e con la collaborazione di Elisa Paola Lombardo, un bel catalogo illustrato, ricco di informazioni e con una prefazione di Vittorio Feltri, primo passo per una rilettura obbiettiva del Tedeschi direttore.
Per alcuni versi, Il Borghese di Tedeschi (ma c’era anche un parterre di firme di tutto rispetto: Prezzolini e Enrico Fulchignoni, Gianna Preda e Luciano Cirri, Claudio Quarantotto e Emilio Cavaterra, Alberto Giovannini e Piero Buscaroli, Giano Accame e Julius Evola, per citarne solo alcuni) ? stato il padre del Cafonal di Roberto D’Agostino e Umberto Pizzi: i politici attovagliati, i politici festaioli, quelli con le dita nel naso, quelli con la lingua di fuori, gli scrittori in lotta con la societ? borghese e gli scrittori in lotta con l’uso delle posate (spesso le stesse persone), i vizi, i tic, i tab? e le manie del ceto medio che emergeva, cos? come della classe operaia che reclamava il proprio posto al sole...
Perch? negli anni Sessanta c’? gi? in nuce lo sfascio esistenziale e politico, la grande mutazione, che nell’arco di un trentennio render? il Paese irriconoscibile. Fateci caso: i ?ecchi fusti? per usare un classico termine ?orghesiano? appartengono ancora per et? alla generazione che, pro o contro, si ? formata sotto il fascismo. Mano a mano che il dato anagrafico li condanna, ci? che ne prende il posto ? sempre pi? chiassoso e meno serio, pi? volgare e meno pudico, pi? ostentato e meno riservato. Nelle persone come nei luoghi ? l’emergere di un Paese che confonde il benessere con l’assenza di regole, vuole nuovi diritti, ma non si sogna di contrapporgli nessun dovere.
La differenza fra l’Italia difesa da Longanesi e quella detestata da Tedeschi sta nel fatto che la prima non esisteva: era la proiezione di un genio malinconico che si ostinava a popolarla di colonnelli in pensione e vecchie zie, padroni del vapore e socialisti in vena di romanticismo, professori di provincia e signorine di buone maniere. Orfano di Mussolini, Longanesi era odiato perch? temuto. Conosceva vita, morte e miracoli di chi, la maggioranza, si era scoperto fieramente antifascista a fascismo defunto.
Era difficile con lui atteggiarsi a martire, a resistente, a reduce: sconfitto il Pci nel’48, il decennio successivo sar? ancora all’insegna di un centrismo pi? o meno reazionario, pi? o meno liberale, a cui la relativa distanza dalla fine della guerra permetteva di non farsi prendere in giro dalla retorica di una guerra di liberazione vittoriosa.
Tedeschi si ritrov? invece nel pieno del cambiamento, il giro di boa degli anni Sessanta che per giustificare la svolta a sinistra doveva inventarsi l’impossibilit? di un ricambio a destra e quindi bloccare il quadro politico con il moralismo antifascista, l’avversario come male assoluto. Ci? diede al Borghese un campo d’azione giornalistico ampio, ma al contempo fragile, perch? lo costringeva, sul terreno della politica come su quello del costume, a farsi conservatore in un Paese dove non c’era pi? nulla da conservare, ma casomai tutto da rifondare.
Di qui la retorica dell’ordine, la passione per le uniformi, la fiducia, naturalmente immotivata, nei servizi segreti... L? dove Longanesi aveva fatto ancora a tempo a ritagliarsi un’Italia ottocentesca a propria immagine e somiglianza, Tedeschi si ritrov? a dover inseguire preti che si volevano sbarazzare della tonaca, ragazze che si volevano sbarazzare della verginit?, borghesi che si vergognavano d’esser tali, militari felloni, impiegati frustrati. Invece di favorire, giornalisticamente, la dissoluzione e far esplodere le contraddizioni, prov? a fare da Cassandra prima, da argine poi, da sponda politica infine. Fu un mesto declino.
Nella mostra torinese, il passaggio dai Cinquanta-Sessanta ai Settanta si vede nei soggetti immortalati. Diminuiscono i politici, pi? o meno ilari, pi? o meno grotteschi, pi? o meno funerei, entrano in scena manifestazioni e cortei, scontri e cariche, terrorismo, le didascalie come gli articoli si fanno pi? feroci, il piombo diventa anche una componente giornalistica.
Mario Tedeschi ? morto nel 1993, a 81 anni. Fisicamente era un disegno di Longanesi: baffi a manubrio, un’allure da ufficiale di cavalleria appesantita dalla buona tavola.
In guerra aveva combattuto nella Decima, nell’immediato dopo-guerra, se non ricordo male, aveva occupato la Rai per mandare in onda Faccetta nera ... Fu un grande giornalista. Dimenticavo: Il Borghese esiste ancora: mensile, lo dirige Claudio Tedeschi, suo figlio. Il modo migliore per onorare un padre.