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 2011  ottobre 19 Mercoledì calendario

«Basta buonismo o ci saranno morti» - È odiato più delle banche, del­le multinazionali, delle politiche monetarie

«Basta buonismo o ci saranno morti» - È odiato più delle banche, del­le multinazionali, delle politiche monetarie. I black bloc vedono ne­ro s­olo a sentirlo nominare consi­derandolo il nemico pubblico «numero uno» del movimento mascherato: parliamo di Vincen­zo Canterini, una vita nella Celere di cui è ormai un’«icona», già co­mandante del celebre Settimo Nu­cleo di Roma contro il quale l’on­da nera di Genova si scontrò a ripe­tizione avendo ogni volta la peg­gio. Sotto schiaffo per i fattacci del­la Diaz, Canterini s’è dichiarato in­nocente mettendo la faccia a dife­sa dei suoi uomini. In attesa della pronuncia della Cassazione sulla condanna, dice la sua sulla guerri­glia di Roma. «Una seconda Geno­va, un bis senza morti», sentenzia. «È andato tutto drammaticamen­­te storto. Se non si cambia l’andaz­zo in piazza, se si insiste con que­sta incomprensibile strategia at­tendista di “contenimento” dei picchiatori, la prossima volta in­sieme al furgone delle forze del­l’ordine vedremo bruciare anche un padre di famiglia in divisa. Ga­rantito ». Garantito? «Sì. Ormai questi teppisti col passamontagna non hanno più re­more. Fanno quello che fanno per­ché coperti da una sorta di immu­nità: non rischiano in piazza con la polizia, non rischiano dopo la galera. Molti di loro hanno addirit­t­ura alzato le braccia al cielo quan­do il blindato in piazza San Gio­vanni bruciava senza sapere se i due carabinieri erano riusciti a scappare. C’è un salto di qualità preoccupante». Lei li ha affrontati ovunque, per anni. Chi sono davvero i black bloc? «Figli del disagio, e non solo. So­migliano ai casseurs francesi, pro­vengono dalle falangi ultras più scatenate, in gran parte frequenta­no centri sociali e circoli anarchi­ci noti. Le grandi manifestazioni sono il richiamo per i black essen­do più facile, per loro, nasconder­si nella massa. Rispetto al G8 di Ge­nova hanno affinato ancor più le tecniche d’assalto mordi e fuggi, colpisci e scappa, agguati a elasti­co. Si tratta di piccoli gruppi, svelti di gambe e di braccia, continua­mente riforniti di sassi, spranghe, bombe carta. Come a Genova si so­no mischiati ai manifestanti paci­fici per poi staccarsi dal corteo, in due o tre punti, così da calarsi sul viso sciarpe e passamontagna e rientrare dentro. E se a Genova il furgone con le armi seguiva i mani­­festanti, qui hanno riempito di munizioni auto e camioncini con largo anticipo, parcheggiandoli ai bordi del tracciato previsto dal corteo. C’è stata una grossa orga­nizzazione, una regia “politica”, e la riprova è nella presenza di nu­merosi “ avvocati del movimento” che nei cortei pacifici, chissà per­ché, non si fanno mai vedere». Come si neutralizzano i black bloc? «Il sistema è semplice, ma alla politica non piace, preoccupata com’è di evitare il rischio di possi­bili casini. Si preferisce lasciar fa­re il tiro al bersaglio per ore sulle te­ste di poliziotti e carabinieri co­stretti a star fermi dietro ai blinda­ti perché l’ordine è di non rispon­dere, contenere, piuttosto che rea­gire alvolo, con un’azione chirur­gica, di pronto intervento, che im­p­edirebbe loro di rovinare manife­stazioni assolutamente pacifi­che ». A parole è facile, «tecnicamen­te » come si fa? «L’esperienza del 7˚ nucleo di Genova è irripetibile ma il model­lo di piccoli nuclei addestrati al­l’intervento rapido, che si muovo­no parallelamente al corteo, in strade laterali, restando invisibili allo stesso, risolverebbe ogni pro­blema. A Genova, questo sistema, ha funzionato sempre quando ci è stata data la possibilità di interve­nire al volo. L’intervento rapido, alle prime avvisaglie di scontri, fre­na le violenze. I Nuclei vanno atti­vati sentendo le comunicazioni ra­dio o recependo le informazioni dei poliziotti sugli elicotteri, colle­gati ad altri nuclei da far confluire qualora l’intervento dovesse rive­larsi più complicato del previsto. E poi occorre tornare all’antico: il corteo va blindato. Tante divise in cima, e altrettante in coda. Subire in silenzio per rispondere solo in casi estremi autorizza questi scal­manati a distruggere impune­mente tutto». Tremila uomini delle forze del­l’ordine e i black bloc cantano vittoria. Servono le leggi spe­ciali? Non servono a niente. Occorre avere coraggio e palle, affrontare di petto la situazione senza timo­ri, far vedere che lo Stato c’è e non perdona. Va bene la difesa delle se­d­i istituzionali ma il resto della cit­tà, con migliaia di poliziotti e cara­binieri a disposizione, non può es­sere lasciata in mano ai due- tremi­la del­inquenti antagonisti che an­cora sento bonariamente chiama­re “i ragazzi” dei centri sociali”». Ma la polizia sa chi sono? Sape­va quel che poteva succedere? Cosa non ha funzionato? «Qualcosa è andato storto, non ci sono dubbi. Ma fino a quando non si cambierà il modo di conce­pire l’ordine pubblico il rischio di vedere situazioni così è altissimo. I Servizi, e la Digos, avevano aller­tato chi di dovere. Allora mi chie­do: possibile che tutta questa gen­te si sia organizzata da ogni parte d’Italia senza che nessuno faces­se niente per impedirlo? Possibile che non riusciamo a individuare, seguire, intercettare, gente che si muove seguendo le indicazioni e i richiami sui blog anarchici? Ep­poi. Chi ha portato i mezzi con le armi deve avere una base logisti­ca, un appoggio sicuro. E secondo voi qual è questo posto? Sono stati controllati i centri sociali?» Basta porgere l’altra guancia, dunque? «Sì,basta.Ovviamente la reazio­ne, le cariche, l’intervento della Celere,è l’estrema ratio.Ma qual­cosa si deve pur fare. I black bloc devono sentire il fiato sul collo. De­vono capire che al primo sbaglio ri­schiano di grosso. Si devono met­tere in testa che non solo a New York si va in galera se infrangi le re­gole. Nessuno lo sa ma c’è una leg­ge che vieta a chiunque di andare ai cortei col passamontagna: ec­co, cominciamo da qui. Quando si dice che la polizia deve “conte­nere”, sono d’accordo. Ma quan­d­o devi contenere migliaia di mat­ti che rischiano di ucciderti, che senso ha non reagire, non interve­nire in massa in soccorso di quel blindato dei carabinieri in fiam­me? Scrolliamoci di dosso la sin­drome di Genova. Nessun timore. I cittadini sono con la polizia».