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 2011  ottobre 20 Giovedì calendario

GLI ULTIMI 11 METRI DI AGOSTINO IL MISTERO DEL CAMPIONE SEMPLICE

Non era un tipo facile. Ma  stato unico. Non era amore. Erano viscere. Agostino Di Bartolomei e la Roma. Pi forte di qualunque tradimento perchŽ per quelli come lui c« sempre un perdono (Tradimento e perdono  la canzone che gli dedic˜ Venditti). Il 31 ottobre, nella Sala Petrassi dell«Auditorium, alla Festa del cinema di Roma, verrˆ proiettato 11 metri, il docufilm col quale Francesco Del Grosso ha cucito talento e misteri della sua vita, la semplicitˆ (Ʃl calcio  semplicitˆƬ scriveva Agostino) e la potenza. Calciatore "serio", uomo sedotto dallo "spleen", Ago si  suicidato a 39 anni, 17 anni fa. Parlano i suoi amici, i compagni di squadra, i massaggiatori, i medici, i sindaci. La moglie Marisa che incontr˜ ad una festa noiosa. Il figlio Luca che lo chiama Ago: ƃon un gesto stronzo mio padre mi ha lasciato il vuoto ma mi ha insegnato ad amarloƮ Quando esult˜ dopo aver segnato il gol del 2-1 Ago aveva la maglia rossonera perchŽ qualcuno a Roma gliene aveva strappato di dosso un«altra, costringendolo a traslocare. Si giocava Milan-Roma. I romanisti si sentirono a loro volta traditi. Al ritorno lo fischiarono. Lui rischi˜ di prendersi a pugni con Graziani. L«Olimpico si divise. Ma non per molto.
Agostino  rimasto Agostino. Con la sua parlata a singhiozzo e quegli occhi scuri che guardavano un punto sempre troppo lontano per capire cosa fosse e sempre troppo vicino per essere messo a fuoco. Un atleta cos“ diverso dai mercenari in mutande, cos“ simile a certi scrittori, o cantautori, o pittori, che sono morti giovani e che per questo  difficile immaginare anziani (Nick Drake, Arthur Rimbaud, Caravaggio). 石tato il capitano dello scudetto dell«83. La sua identificazione con la cittˆ era totale. Ago era la gente. Con Liedholm condivideva la cultura. Parlavano di tutto, soprattutto di quadri: Ɓndavano insieme per musei trascinando anche meƬ ricorda Righetti nel film. Soffriva anche in quei giorni? Non lo sapremo mai. Certo stupisce ancora la sua riluttanza alla gioia. Nei ristoranti, con la squadra, rimaneva sempre in disparte. Nelle interviste era come se gli fosse appena morto il gatto. Dopo la sua rete pi importante, il rigore realizzato contro il Dundee nella semifinale di Coppa dei Campioni, si limit˜ a disincagliare il pallone dalla rete e portarselo a centrocampo. Come a dire: Ǝon la facciamo troppo lungaƮ Əooh Agostino! Ago-Ago-Ago-Agostino, gol!Ƭ intonava la Sud.
Si parla tanto di bandiere. Lui lo  stato. Da ala destra si trasform˜ in centrale di difesa, nell«uomo in pi che ispir˜ Paolo Sorrentino per il suo primo film. Delle sue punizioni a Roma si diceva che le tirasse anche Ƥa casa suaƬ anche da 35 metri. Senza di lui la Roma del Barone sarebbe stata meno compatta. Sopport˜ che per affetto lui e Prohaska venissero ribattezzati Ƭenti a contattoƮ Non gli importava. Si lamentava che la Roma lo avesse costretto a scappare (persino Renato Guttuso si espose per evitarne la partenza) e non lo avesse mai pi cercato: Ɖl suo spessore intellettuale avrebbe fatto bene alla RomaƬ ammette l«attuale ds giallorosso Sabatini. Che promette: ƌa nuova Roma sfrutterˆ il patrimonio culturale di Agostino. Per dare una svolta al modo di avvicinarsi al calcio, di viverlo. In nome dei giovani e non soloƮ
Si ritir˜ dopo aver riportato in B la Salernitana. Era convinto che il calcio non lo volesse pi. Aveva ragione. Era troppo integro. Non accondiscendeva. Che gli affidassero degli incarichi importanti era impossibile almeno quanto un asceta cattolico potesse aspirare ad avere un ruolo nelle prime societˆ calviniste. Bearzot non lo chiam˜ mai in Nazionale. Lui non disse nulla. Come quando si sparse la voce che avesse appeso al muro Falcao dopo la sconfitta col Liverpool. Ago si portava dietro i profumi e i sentimenti della fanciullezza, della pozzolana, di quando giocava alla Chiesoletta, o sulla spiaggia del Lido di Cincinnato o sul campo dell«Omi a Tormarancia, dove lo pesc˜ Trebiciani. Sua moglie Marisa: Ɔorse dopo aver smesso doveva essere pi coraggiosoƮ Ago ci stava provando. Da pensionato sognava una scuola calcio. Avrebbe voluto costruire una Trigoria a Castellabate (il paese di Marisa, recente location di Benvenuti al sud), nel Cilento, dove ormai viveva. Qualcuno deve avergli sbattuto la porta in faccia. Tanti anni prima lo avevano rapinato in un ristorante sull«Ardeatina: prese il porto d«armi e da quel giorno dentro il suo borsello (per cui molti lo prendevano in giro) c« sempre stata una Smith & Wesson calibro 38. A portata di crisi: Ɠi sentiva minacciatoƬ racconta un suo amico. La porta in faccia deve aver contribuito a caricare quell«arma. Sappiamo tutto delle formidabili coincidenze. Agostino si  ucciso 10 anni dopo Roma-Liverpool, la mattina del 30 maggio del ҹ4. Quel giorno l«Ago della bilancia si  spostato verso la parola fine. Invocando l«ultimo perdono.