SIMONETTA FIORI , la Repubblica 20/10/2011, 20 ottobre 2011
REQUIEM PER UNA CLASSE UCCISA DAL CETO MEDIO"
Che fine ha fatto la borghesia? E perch scomparsa? A Giuseppe De Rita, presidente del Censis e sismologo della societ italiana, viene in mente quella pagina di Napoli milionaria in cui il protagonista torna dalla guerra e trova una famiglia a pezzi. ƃhe cosa successo? Ma perch siamo diventati cos?Ƭ si interrogano i diversi personaggi in un crescendo drammatico. La stessa cosa - aggiunge De Rita - dovrebbero fare i borghesi italiani, razza ormai estinta. Se gi quindici anni fa nell«Intervista sulla borghesia in Italia la diagnosi non inclinava a ottimismo, nel nuovo saggio scritto insieme ad Antonio Galdo - L«eclissi della borghesia - la sentenza volge al requiem (Laterza, pagg. 92, euro 14). La borghesia sepolta, o forse non mai nata.
Una certificazione di morte.
Ƅirei meglio, la fine di una speranza. S« esaurita l«idea di una classe dirigente capace di farsi carico degli interessi collettivi. Sin dall«origine dello Stato nazionale, ci siamo illusi che da segmento relativamente piccolo - spazio intermedio tra cultura popolare e cultura d«lite - questo gruppo sociale sarebbe cresciuto fino a governare le sorti del paese. Questo non accaduto. O accaduto fino a un certo puntoƮ
La borghesia svolse un ruolo centrale nel processo risorgimentale e nell«Italia liberale.
Ɠ, ma le cose si complicano gi sotto il fascismo, che comunque mantiene lo spazio per un«lite borghese, ossia gli uomini formati da Alberto Beneduce. E nel dopoguerra non manc certo una classe dirigente che seppe ricostruire un paese distrutto e screditato sul piano internazionaleƮ
Quando comincia il declino?
Ǝegli anni del boom economico, con la grande avventura dell«italiano medio. 石tata la cetomedizzazione della societ italiana - mi piace chiamarla cos - a causare la definitiva eclissi della borghesiaƮ
Come accaduto?
Ɔino agli anni Cinquanta la societ era divisa in tre fasce. La classe esigua dei padroni. La classe numerosa di braccianti e operai. E un ristretto ceto medio, tra amministratori di latifondo e impiegati dello Stato. Tutto cambia quando scatta la molla del benessere. Allora si mette in moto un processo di imborghesimento collettivo. Una vera esplosione che risucchia dall«alto e dal basso tutti i settori della societƮ
Nasce l«imprenditoria di massa.
ƌa corsa al benessere accentua le nostre caratteristiche di popolo individualista. Proliferano comunit di piccoli imprenditori, piccoli commercianti, piccoli professionisti. In un solo decennio, tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, lo stock delle aziende raddoppiato, passando da 490.000 a un milione. Diventiamo un paese di ex poveri, con l«illusione di essere tutti borghesiƮ
Che significa?
Ɓdottiamo gli stessi stili di vita. L«automobile. La casa di propriet. Il figlio all«universit. Magari la botteghina per la moglie. Anche gli arredi si uniformano: alle credenze di legno scuro subentrano i mobili bianchi. Scopriamo la vita agiata e la confondiamo con una vita borgheseƮ
Qual la differenza?
Ɠi perde di vista l«interesse collettivo. Prevale il primato del benessere e della sicurezza, nell«indifferenza verso gli altri. In altre parole, lo spazio intermedio precedentemente occupato dalla borghesia viene invaso da questo nuovo ceto, che preoccupato solo di mantenere lo status raggiunto e non riesce a esprimere una classe dirigente dallo sguardo lungoƮ
Ma perch accade in Italia e non altrove? Il boom economico non fu una nostra peculiarit.
ƌa nostra peculiarit fu una Democrazia Cristiana che costru il suo consenso sui cosiddetti "collaterali": i coltivatori diretti, gli artigiani, i sindacati scolastici, le cooperative bianche. Se ci fa caso, ancora ieri a Todi all«incontro sul partito cattolico hanno partecipato Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti. Non si chiamano pi collaterali, ma sono sempre loroƮ
Lei sta dicendo che per cinquant«anni abbiamo favorito le corporazioni, le categorie, le piccole trib?
Ɠ, l«abbiamo fatto usando il carburante della spesa pubblica. Lo Stato diventato un gigantesco erogatore. E con i suoi soldi il ceto medio italiano ha visto garantiti benessere e stili di vita superiori alle proprie possibilitƮ
Ci siamo illusi di non essere pi poveri, ma in realt abbiamo continuato a esserlo.
ƌ«economista Vittorio Parsi sostiene che in tutti i processi storici c« un soggetto che garantisce il sistema e poi ci sono i free riders che fanno i loro affari. Per esempio, nessuno pu dire che il primato americano sia finito perch il primato americano che consente a cinesi, indiani e brasiliani di fare i free ridersƮ
Che c«entra l«Italia?
Ɛer vari decenni lo Stato italiano ha avuto il ruolo di Grande America, ossia ha garantito il contesto entro cui i free riders hanno potuto fare le loro scorrerie: gli imprenditori sommersi, gli artigiani senza fattura, anche i supplenti della scuola che chiedevano di entrare in ruolo. Tutto ci ha rosicchiato le finanze pubbliche ma ha eroso anche il contesto. Oggi i free riders non possono correre pi perch manca la corniceƮ
Non c« pi lo Stato italiano?
Ǝon c« pi la spesa pubblica. Ma la crisi della finanza pubblica anche la crisi della credibilit sociale dello Stato. E guardi: tutti abbiamo ucciso lo Stato, anche chi non si fa consegnare la fattura dall«idraulico o dal giardiniere. L«Italia stata un gioioso paese di free riders, inconsapevoli del fatto che prima o poi sarebbero rimasti senza intelaiaturaƮ
Per la prima volta nella storia nazionale italiana ai figli non garantito il benessere raggiunto dai padri.
Ƅa qui nascono paura e spaesamento. Il mutamento profondo che abbiamo descritto stato guidato da cetomedisti e piccoli imprenditori preoccupati solo di arrivare al pianerottolo pi alto. Quando bisogna scendere di un piano, scoppia il casino. I nostri indignados, pur mescolandosi nel movimento fattori molteplici, vengono prevalentemente da quiƮ
Non c« il rischio di essere riduttivi?
Ɖl sistema s« inceppato e sicuramente la nostra generazione non stata capace di garantire a questi giovani un futuro. Ma anche vero che la fatica che abbiamo fatto noi i nostri figli non la vogliono fare. Quando tra il «67 e il «68 arrivai a Prato, rimasi sconvolto dai ritmi infernali delle famiglie che lavoravano nel sommerso. Ora i figli di quegli eroi si lamentano per la concorrenza dei cinesi. Ma loro che fanno? Se fanno i finanzieri pure troppoƮ
Non nata una nuova classe dirigente.
Ɠe guardiamo come cresciuta la classe dirigente confindustriale, vediamo che un modo tutto interno alla corporazione. Da Abete alla Marcegaglia, sono tutti ex giovani imprenditori - ossia figli di imprenditori - che hanno fatto carriera all«interno di un processo semiburocratico. Analogo appare il meccanismo di promozione nel pubblico impiego. Una volta i direttori generali dei ministeri erano figure di profilo altissimo. Oggi, se escludiamo il Ragioniere Generale dello Stato e pochi altri, per la massima parte sono figure inconsistenti, magari brave ma non classe dirigenteƮ
Dottor De Rita, lei come si definirebbe?
ƕn vero cetomedista. Una madre maestra elementare e un padre direttore di banca. I miei genitori, figli di persone pi povere, erano orgogliosissimi di dire "noi, ceto medio". La tragedia scoppi quando decisi di lasciare il Comune di Roma. Rinunciavo al posto fisso. Mi fecero chiamare dal direttore generale: "Ma lei matto? Ha vinto il primo concorso del dopoguerra, a 50 anni potrebbe conquistare il posto di vice Capo Ripartizione...". La sola idea mi indusse alla fuga. Mia madre pianse per una settimana. Temeva che ridiscendessi quelle scale che lei aveva salito con tanta faticaƮ
Vuol dire che per diventare classe dirigente necessario rischiare?
Ǝon bisogna rimanere abbarbicati al proprio pianerottolo. Questa paura molto diffusa anche tra i miei amici, e i figli dei miei amici. Per uscire dalla palude c« bisogno di coraggioƮ