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 2011  ottobre 20 Giovedì calendario

MANCATO GETTITO PER DUE MILIARDI

La finanza strutturata non piace al Fisco. Almeno quella "sartoriale" cui si ricorre per ritagliare l’imponibile a misura di contribuente. Ɛosso solo dire hip hurrˆƮ Cos“, per esempio, scherzava (ma non troppo) lo scorso dicembre il direttore dell’agenzia delle Entrate, Attilio Befera, apprendendo del doppio successo ottenuto in pochi giorni dai suoi uffici: una sentenza favorevole della commissione tributaria di Reggio Emilia che condannava il Credito emiliano Holding (difeso da Ɩitali Romagnoli PiccardiƬ l’ex studio Tremonti), su una vicenda di elusione fiscale su titoli brasiliani e la decisione del cda della Bpm di risolvere in via stragiudiziale una simile querelle da 200 milioni di euro. Əra aspettiamo le banche e siamo aperti ad accordi che chiudano il contenzioso, sulla scia di quanto deciso dalla Bpm. Comunque, se ci sono situazioni di evasione, l’obiettivo non  semplicemente di tosare la pecora ma anche di non farla morireƬ aggiungeva Befera.

Il fenomeno dell’ingegneria finanziaria finalizzata a pagare meno imposte si  diffuso sempre pi a partire dalla metˆ degli anni Novanta. Arbitraggi e pianificazioni fiscali "aggressive" non sono pi un affare per pochi eletti. Ecco perch da un po’ di tempo sono stati messi nel mirino dall’agenzia delle Entrate e dalla Guardia di finanza. La caccia all’evasore internazionale, d’altronde, si  fatta pi intensa con l’acuirsi della crisi e l’assottigliarsi delle risorse pubbliche. E la sofisticatezza dei prodotti  cresciuta di pari passo.

Oggi si stima che le sole Πancora presunte, naturalmente Πfrodi fiscali messe in atto dalle banche potrebbero valere un recupero di gettito di almeno due miliardi di euro. Una cifra che si potrebbe superare senza troppi sforzi. L’offensiva lanciata da molti mesi dall’amministrazione finanziaria e dalle Procure nei confronti degli istituti di credito Πl’ultima "puntata" marted“ scorso con il sequestro preventivo di 245 milioni a Unicredit Џ destinata infatti ad allargarsi, coinvolgendo societˆ finanziarie e assicurazioni. Ma non solo. Si potrebbe scendere fino ai clienti di queste ultime, soprattutto Pmi e professionisti, che hanno sottoscritto strumenti finanziari "figli" di quelli contestati. La convinzione delle banche di aver agito correttamente, realizzando operazioni tese a produrre non altro che legittimi risparmi fiscali, potrebbe averle indotto in molti casi a "replicare" i prodotti confezionati e offerti nel mercato internazionale, da big del calibro di Barclays e Deutsche Bank.

Tra gli addetti ai lavori si comincia perci˜ a ragionare sulla necessitˆ di una tregua generale, con il varo di una sanatoria, sulla scia di quanto previsto dalla manovra di luglio (decreto legge n. 98 del 2011) che ha introdotto un’imposta sostitutiva del 5% per gli interessi corrisposti, tra gli altri, da veicoli lussemburghesi. Una sanatoria da inserire magari nel pacchetto allo studio per trovare i fondi con cui finanziare il decreto sviluppo.

D’altro canto, in alcune realtˆ, come l’Emilia Romagna, sarebbero giˆ un centinaio le societˆ "industriali" ad aver siglato un accordo con l’agenzia delle Entrate dopo che, quest’ultima aveva impugnato la sottoscrizione di contratti finanziari brandendo l’istituto dell’abuso del diritto.

Per l’amministrazione, conseguire un risparmio d’imposta non  di per s vietato, ma la conseguenza di abbattere l’imponibile deve essere un obiettivo "collaterale" e non l’unico dell’operazione, la quale deve avere una valida ragione economica "alternativa".

Le operazioni finite sotto la lente del Fisco in questi anni sono tra le pi varie e sono state modellate seguendo tutti gli spazi e talvolta gli interstizi "normativi" lasciati vuoti dal Legislatore: dall’uso distorto di crediti d’imposta per sfruttare le convenzioni contro le doppie imposizioni Πcome nella gigantesca truffa scoperta a Pescara nel 2007, per oltre quattro miliardi Πai tentativi di portare in deduzione i costi sostenuti per acquisire in forma "succedanea" strumenti finanziari che producono gli ambiti dividendi, esclusi da tassazione al 95 per cento.