Marco Mobili, Il Sole 24 Ore 20/10/2011; Antonio Criscione, Il Sole 24 Ore 20/10/2011, 20 ottobre 2011
BERLUSCONI APRE AL CONCORDATO
Il Governo a caccia di risorse tira fuori dai cassetti una proposta ingiallita dal tempo, ma in grado di assicurare nuova linfa alle casse dello Stato: il concordato di massa. È stato lo stesso Silvio Berlusconi a confermare ieri che si discute anche di un possibile concordato fiscale. L’obiettivo sarebbe quello di recuperare non meno di 5 miliardi. Questo mentre prende sempre più corpo l’ipotesi di un accordo con la Svizzera sulla tassazione "alla tedesca" dei capitali "italiani" depositati nelle banche elvetiche.
Nel lontano 1994 la sanatoria fu un vero successo per il Governo Dini e garantì alle casse dello Stato circa 20mila miliardi di vecchie lire. Ed è sulla base di quella esperienza che il Pdl, con Maurizio Leo e Guido Crosetto in testa, ha messo a punto un nuovo «accertamento con adesione per gli anni pregressi». Una proposta articolata su più sanatorie: «Disposizioni in materia di riapertura dei termini fiscali e di concordato di massa», che vanno dalla riapertura dei termini di presentazione delle dichiarazioni del passato o dei versamenti alla regolarizzazione delle scritture contabili, dalla rottamazione dei ruoli alla definizione delle liti pendenti. C’è anche la novità assoluta della definizione agevolata dei tributi locali e una sola certezza: i 12 articoli escludono categoricamente il condono tombale già bocciato da Bruxelles nella versione targata 2002.
Le ipotesi di più sanatorie come quella di un nuovo concordato non sembrano aver fatto breccia, almeno fino ad oggi, a via Venti Settembre. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, da sempre evidenzia come le sanatorie siano del tutto fuori linea rispetto alle indicazioni di Bruxelles. I rischi di una nuova pesante bocciatura della Ue sono più che concreti. Inoltre le sanatorie, tombali o no che siano, potranno garantire secondo l’Economia soltanto incassi "one off", poco utili a finanziare misure di intervento strutturali. Se poi si dovranno proprio fare, più che allo sviluppo, il concordato e le eventuali sanatorie extra potrebbero tornare utili alla causa della riduzione del debito.
Sul tavolo del confronto tra maggioranza e Governo c’è poi da valutare anche la compatibilità tra l’introduzione di nuove sanatorie e la politica del continuo ricorso da parte dell’Esecutivo negli ultimi due anni a misure di contrasto all’evasione. Solo l’estate scorsa il Governo e il Parlamento hanno approvato il ritorno delle manette agli evasori e martedì prossimo l’agenzia delle Entrate presenterà alle associazioni di categoria il nuovo redditometro rivisto e corretto per stanare i finti poveri.
A ogni modo la proposta di un "concordato di massa" - tecnicamente definito come «accertamento con adesione per i periodi d’imposta pregressi» - è già nero su bianco. I soggetti Irpef e quelli Ires potranno accedere alla definizione delle imposte dovute per gli anni pregressi. L’ultimo ammesso alla sanatoria è quello del 2010 scaduto con la presentazione delle dichiarazioni al 30 settembre 2011. La definizione avviene con l’adesione del contribuente alle proposte degli uffici finanziari formulate sulla base di elaborazioni realizzate dall’anagrafe tributaria che tengano conto anche del redditometro e degli studi di settore. Sulle maggiori imposte non sarebbero dovuti interessi e le sanzioni verrebbero ridotte di un sedicesimo del minimo. Le maggiori imposte contenute complessivamente nelle proposte formulate dal Fisco sarebbero ridotte del 40% e la definizione escluderebbe la punibilità per determinati reati tributari come le dichiarazioni fraudolente, quelle omesse o infedeli e l’occultamento di scritture contabili.
Per superare possibili crisi di liquidità legate all’attuale congiuntura che potrebbero nei fatti ridurre gli effetti del concordato in termini di risorse recuperate, la proposta di concordato formulata dalla maggioranza prevede anche il pagamento rateizzato. Ma questa volta le dilazioni di pagamento saranno soltanto due e – per evitare quanto accaduto nel 2002 e nel 2003 con la fuga dei furbetti del condono dal pagamento delle rate successive (l’agenzia entro fine ano dovrà cercare di recuperare gli oltre 4 miliardi sfuggiti la fisco) – il mancato pagamento delle due rate entro le date indicate comporterebbe l’inefficacia della definizione. Marco Mobili • STRUMENTO DI MASSA PIÙ LIEVE DEL CONDONO - Fisco e contribuenti possono mettersi d’accordo per chiudere i conti per il passato o per stabilire il prelievo futuro. Oppure possono "concordare" una definizione dell’imposta da pagare nell’anno di imposta corrente. Tutte queste soluzioni possono prendere il nome di concordato, quando l’accordo parte da una proposta dell’amministrazione al contribuente di un importo da pagare. Proposta che quest’ultimo può accettare o meno, perdendo, in caso di rifiuto, i benefici legati all’adesione.
Sotto uno stesso termine rientrano una pluralità di situazioni. L’attualità riporta, dunque, all’attenzione un termine (concordato) che può avere più di un’accezione.
Una forma particolare di concordato è l’adesione a un accertamento del fisco (procedura che appartiene alla normalità nella pratica tributaria corrente) che in cambio dell’accordo porta una riduzione delle sanzioni (ma anche a volte dell’imposta).
Quando si guarda al passato (come nel concordato di massa), che è la soluzione che si va profilando negli ambienti della maggioranza (si veda l’articolo accanto) il concordato rappresenta, di fatto, a una forma di condono, anche se attenuata rispetto ad altre modalità più drastiche, come il condono "tombale" (che aveva sbancato nel 2002-2003).
In altri casi, il concordato non è che un modo per la definizione dell’imponibile sul quale la parte pubblica e quella privata si mettono d’accordo. Prima della riforma degli anni ’70 era ammessa nell’ordinamento una forma di concordato, come modalità di definizione dell’imposta tra fisco e contribuente. Si tratta di un’esperienza che nei manuali di diritto tributario viene spesso bollata con l’attributo di "famigerata": e si parla spesso di un "mercato delle vacche", svincolato da elementi di certi di riferimento.
Un’ultima soluzione nota al sistema italiano è quella del concordato preventivo: un accordo anticipato per il quale il contribuente può aderire alla proposta del fisco. Nel caso della pianificazione fiscale concordata (Finanziaria 2005), era stato posto un vincolo triennale all’adesione, ritenuto troppo gravoso dai contribuenti, che non fecero file per aderire a quell’istituto.
Le chiusure rispetto al passato (condoni) vengono giustificate dalla necessità di far fronte a un cambiamento di scenario.
Oggi questo passaggio sarebbe rappresentato dall’elaborazione del nuovo redditometro, che, nelle intenzioni dell’amministrazione finanziaria, è destinato a "incastrare" tanti contribuenti, che in passato avrebbero ritenuto difficile essere raggiunti da un accertamento. Siccome accertare tanti casi sarebbe difficile per l’amministrazione, la via del concordato di massa viene indicata, da chi propone questa soluzione, come ragionevole e pratica.
La parola concordato cela quindi – ed è bene tenerne conto ora che il confronto entra nel vivo – una vasta gamma di possibilità, non tutte accettabili se si vuole evitare di premiare i furbi. Un esito, questo, non giustificato neanche dall’esigenza di far cassa. Antonio Criscione