Michele Serra, L’Espresso 27/10/2011, 27 ottobre 2011
Quei duri del No Tavor di Michele Serra Nella mappa dell’area antagonista spicca l’ala oltranzista del movimento contro l’alta velocità
Quei duri del No Tavor di Michele Serra Nella mappa dell’area antagonista spicca l’ala oltranzista del movimento contro l’alta velocità. Rifuta l’uso di sonniferi e calmanti. Ed è specializzata nello sbullonamento di rotaie Dopo gli scontri di Roma, si va definendo nei dettagli la complessa mappatura dell’area antagonista italiana. Centro Sociale Akatabumba. Prende il nome dal guerrigliero indio Akatabumba, il leggendario terrorista della selva amazzonica che fa esplodere i tapiri gonfiandoli a dismisura con una pompa di bicicletta. Il loro programma politico è instaurare il comunismo mondiale entro un paio di giorni, male che vada per i primi di novembre. Si staccano dai cortei per assaltare i bancomat. Nel corso di una recente marcia di contadini no-global nelle campagne francesi, il bancomat più vicino era a dodici chilometri. Percorrerli di corsa, con il volto bendato, urlando, agitando mazze da baseball e guadando un acquitrino, è stata un’impresa faticosissima che il sito di Akatabumba rivendica con comprensibile orgoglio. No Tavor. È l’ala dura dei No Tav: rifiuta l’uso di sonniferi, calmanti e ansiolitici perché rischiano di affievolire lo spirito rivoluzionario. Durante le loro riunioni segrete sono così eccitati e gridano così forte che la Digos può tranquillamente registrarli rimanendo in caserma con la finestra aperta, a un paio di isolati di distanza. Considerano la lotta contro l’alta velocità molto riduttiva, e si battono anche contro le ferrovie ordinarie, le strade asfaltate e la posta celere. Partecipano agli scontri di piazza sbullonando pezzi di rotaia lunghi fino a 30 metri: li impugnano in fila indiana e li usano come arieti contro ministeri e caserme. Ma è una tecnica molto difficile da dosare: durante gli scontri di Roma i No Tavor hanno preso lo slancio in piazza San Giovanni e sono riusciti a fermarsi solo a Ostia. Ultras Molfetta. Partecipano da molti anni a quasi tutti gli scontri di piazza del Paese. Gli inquirenti non sono mai riusciti a spiegarsi perché, fino a che un pentito ha svelato il mistero: gli ultras del Molfetta sono convinti che ogni assembramento di folla in Italia sia causato dall’annullamento di un gol regolare del loro centravanti Moccicchio durante un Molfetta-Trani del 1996. Komunità Montana. È una filiazione clandestina della ex comunità montana della Val Piculina, minuscola laterale delle Prealpi orobiche. Chiusa con l’ultima finanziaria perché copriva un territorio di soli 16 abitanti, tutti assunti nella Comunità montana, per protesta è entrata in clandestinità. Ha introdotto nel movimento antagonista la cultura, i ritmi, la fierezza della gente di montagna. Raggiunge il luogo delle manifestazioni almeno una settimana prima, perché traccia le scritte sui muri incidendole con il piccone, e serve parecchio tempo. Komunisti Sadici. La Digos li considera il più efferato ma anche il più raffinato tra i gruppi della nuova autonomia. Sfregiano i bancomat con una lametta da barba, bruciano solo le automobili appena uscite dall’autolavaggio, durante gli scontri di piazza tentano di indurre al suicidio i poliziotti sventolandogli sotto il naso la busta paga. Una loro frangia deviata, i Masokomunisti, partecipa solo agli scontri nel proprio quartiere di residenza nella speranza di poter bruciare la propria auto parcheggiata sotto casa. Sokkuadro. Ala durissima del movimento anarco-insurrezionalista, i militanti di Sokkuadro considerano anche il sonno una forma di imborghesimento e cercano di tenersi svegli l’un l’altro facendosi scoppiare palloncini nelle orecchie. Per addestrarsi agli scontri, in mancanza di cortei devastano di continuo le proprie case a colpi di mazza o bruciando i mobili. Si presentano mascherati alla successiva riunione di condominio. Akkrokko di Akkokkolati. Il nome non significa niente di preciso, ma è stato scelto perché consentiva di usare moltissime kappa, ben otto in sole due parole. I militanti fanno riferimento a Bakunin e a Bartezzaghi.