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 2011  ottobre 21 Venerdì calendario

QUANDO L’INDIGNATO VENIVA DA DESTRA

Quando ancora la Apple non diffondeva le meraviglie dell’iMondo, dalle nostre parti c’era già qualcuno che adoperava la lettera i come segno di distinzione. Piazzandola al termine della parola, però, non all’inizio. E così nell’espressione «la Nuova destra i» la vocale soprannumeraria stava infatti a indicare l’italianità di un movimento che, nato nei Paesi di lingua francese, si era presto diffuso anche da noi. Erano gli anni Settanta, dominati dal pregiudizio che, per un contestatore, l’unica possibile alternativa fosse tra Lenin e Mao. Il che spiega come mai, quando i giornali si trovarono alle prese con un fenomeno come i Campi Hobbit (l’happening politico-culturale che ebbe tre edizioni, rispettivamente nel 1977, nel 1978 e nel 1980), le dichiarazioni di meraviglia si sprecarono. Ma come, osservavano i cronisti, questi sostengono di essere di destra e poi sono vestiti come i ragazzi di sinistra, sono antiamericani peggio di loro, simpatizzano con il Che e ascoltano musica che, testi a parte, sembra la stessa che piace a quelli dell’altra parte? Fu il momento di massima visibilità per un progetto che, tra scissioni e contraddizioni, risaliva a più di dieci anni prima: l’ipotesi (o l’illusione, a seconda dei punti di vista) di una destra che pretendeva di nascere già postfascista e mirava d’istinto a una dimensione transnazionale. È la storia che adesso un giornalista poco meno che trentenne, Giovanni Tarantino, ricostruisce con ampiezza di documentazione in Da Giovane Europa ai Campi Hobbit (Controcorrente, pagine 206, euro 10,00), dettagliato resoconto di quello che si sarebbe tentati di definire “l’altro ventennio”. Le «esperienze movimentiste al di là della destra e della sinistra» alle quali allude il sottotitolo si collocano infatti nel periodo 1966-1986 e suggeriscono, tra le altre possibili chiavi di lettura, un’analogia con il disordinato emergere di istanze contestatrici di cui siamo testimoni in queste giornate di indignazione planetaria. Se oggi le ideologie sono ridotte in macerie, allora – alla vigilia del Maggio francese – gli estremismi cominciavano a mescolarsi, con esiti imprevedibili.
Tarantino ha ragione: tutto nasce con Jeune Europe, la formazione ideata dal 1962 dal belga Jean François Thiriart (di professione ottico, ma politico per vocazione), che individuava nel Vecchio continente «un impero di 400 milioni di uomini». Né con l’Unione Sovietica né con gli Stati Uniti, dunque, in nome di una tradizione nella quale, almeno in Italia, gli scontenti della destra parlamentare proiettarono immediatamente aspettative solo in parte coincidenti. Una sovrapporsi di suggestioni ben rappresentato da quello che, in breve tempo, divenne il logo del cosiddetto «Sessantotto di destra», e cioè la croce celtica. Antico simbolo solare per i cultori di una visione esoterica che ebbe nel filosofo Julius Evola il suo discusso maestro. Memoria dell’evangelizzazione d’Irlanda per la vivace componente cattolica di una galassia che, affermatasi come Giovane Europa negli anni Sessanta, subì l’evoluzione in Nuova Destra nel decennio successivo, recependo l’ambizioso disegno delle Nouvelle Droite di Alain de Benoist. Un album di famiglia popolatissimo, questo ricostruito da Tarantino, nel quale non mancano gli incontri inattesi, come quello con il conduttore Rai Alessandro Di Pietro, la cui competenza in materia di consumi ed economia domestica si è formata attraverso la militanza nell’ala ecologista del movimento.
Ci sono le personalità di spicco, prima fra tutte quella di Marco Tarchi, classe 1952, oggi ordinario di Scienze politiche a Firenze e animatore, in gioventù, dei già ricordati Campi Hobbit e della “Voce della Fogna”, che costituì il beffardo equivalente di una testata come “Il Male”. Ma non va dimenticato il medievista Franco Cardini (al quale, non a caso, si deve la prefazione al volume di Tarantino; la postfazione è firmata da Luigi G. de Anna), che non ha mai rinnegato l’importanza di quella stagione in cui, del resto, sono già riconoscibili alcuni elementi della sua riflessione attuale: l’interesse per il mondo arabo, l’insofferenza per lo status quo geopolitico, la rivendicazione di un cristianesimo pugnace e cavalleresco. Vicenda affollatissima, si diceva, e assai complessa anche sul versante dell’organizzazione partitica (inizialmente tollerati dalla leadership del Msi, i giovani dissidenti finirono per esserne espulsi nel 1980). In tutto questo, la “questione cattolica” gioca un ruolo non marginale, come ha sottolineato Massimo Introvigne in un’ampia recensione al lavoro di Tarantino apparsa sul giornale online “La Bussola Quotidiana”.
Secondo lo studioso, infatti, l’equivoco di una «destra oltre la destra» (tempestivamente segnalato all’epoca da un attento osservatore di matrice cattolica, Giovanni Tassani) avrebbe portato a sottovalutare il carattere radicalmente anticristiano di un movimento che, specie nell’accezione impostagli da De Benoist, si poneva piuttosto come paradossale convergenza fra visioni neopagane e strettoie neopositiviste. Da questo punto di vista, il Tolkien che i giovani cattolici leggevano come testimone di un’epica dell’Incarnazione, per i loro compagni d’avventura era semmai il cantore di mitologie ancestrali, disponibili alle ambiguità del sangue e del suolo.
Matassa difficile da sbrogliare, che chiama in causa, oltre a Cardini, figure come quella di Adolfo Morganti, oggi molto conosciuto per la sua attività di animatore culturale. Certo, ha ragione Introvigne quando dichiara che Tarantino avrebbe potuto dedicare più attenzione al tema. Ma è anche vero che Da Giovane Europa ai Campi Hobbit è assai preciso nell’indagare il momento in cui, all’altezza degli anni Ottanta, l’assunzione di maggiori responsabilità nel contesto della società civile avvicina esponenti dell’(ex) Nuova Destra ad alcune aree del mondo cattolico, in particolare Comunione e liberazione. La sollecitudine verso i “nuovi bisogni” di un mondo percepito in rapida trasformazione istituiscono, almeno in via provvisoria, uno spazio di interlocuzione del tutto inedito, in cui gli eredi di Giovane Europa si confrontano con gli stili del cattolicesimo solidale. Quella che viene dopo, lo sappiamo, è una storia ancora da scrivere, che si confonde a tratti con il nostro presente.