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 2011  ottobre 18 Martedì calendario

Dall’Askatasuna all’Officina 99 Le palestre di chi sfregia il Paese - È una galassia evanescente e in continuo movimento

Dall’Askatasuna all’Officina 99 Le palestre di chi sfregia il Paese - È una galassia evanescente e in continuo movimento. Li chia­miamo «centri sociali» per identi­ficarli, ma a volte sono gruppi coa­gulati soltanto dai social network su internet o dai tam-tam dei tele­fonini. Luoghi e non-luoghi spes­so­trasformati in palestre di arram­picate ideologiche, cattedre di cat­tivi maestri che catalizzano odio e rancore alimentati dal disagio so­ciale. Come testimonia l’ormai tri­stemente noto comunicato pub­blicato sabato dal sito Indymedia che a Roma invitava a «combatte­re » e «portare con sé di tutto per prendere e tenere la piazza» per­ché «da parte nostra ci sarà e deve esserci l’intento conflittuale». Occupano edifici pubblici ab­bandonati, e se vengono sgombe­rati ne occupano altri. Aggregano mille sigle dalle mille diverse sfac­­cettature: anarchici, autonomi, no-global, antagonisti, disobbe­dienti, tute bianche, incappuccia­ti, insurrezionalisti, black bloc. Impossibile dire con precisione quanti siano questi centri né quan­ta gente li frequenti. Come rileva un libro recente che ricostruisce la presenza degli anarchici in Eu­ropa ( Anarchy in the EU , Agenzia X), gli stessi sociologi «mappano» un centro sociale soltanto se resi­ste almeno tre mesi. È un magma sfuggente, e non può essere che così. Secondo le stime del Viminale, sarebbero attorno ai 10mila i gio­vani «okkupanti». Frequentano assiduamente i circa 200 centri so­ciali autogestiti censiti dai servizi di informazione dell’Interno.Che in realtà sono assai più numerosi. Il sito Wikipedia ne elenca 51 nel­la sola Emilia Romagna: 23 a Bolo­gna ( spiccano la Fabbrika , il Riva Reno 122 , il Teatro polivalente occupato , il Livello 57 ), 9 a Mode­na, 5 a Ravenna, 4 a Parma e Forlì-Cesena, due a Reggio Emilia e Ri­mini, uno soltanto a Ferrara e Pia­cenza. A Roma sono una trentina. Alcu­ni hanno una certa storia alle spal­le: il Forte Prenestino a Centocel­le, il laboratorio autogestito Acro­bax project che combatte il «pre­cariato metropolitano», il Corto circuito a Cinecittà, lo Strike di Portonaccio. Il lavoro di coordina­mento è sulle spalle di due emit­tenti, la storica Radio Onda Ros­sa di via dei Volsci (che ieri si sca­gliava contro la «caccia alle stre­ghe » e le «perquisizioni intimida­torie » condotte con «furia repres­siva ») e la più recente Radio Vo­stok : una navicella spaziale sovie­tica nel nome e una stella a cinque punte nel simbolo. Radio Action è invece l’organo di Action­Dirit­ti in movimento , un collettivo che occupa le case sfitte, raccoglie precari e migranti, e ha mandato propri rappresentanti (Nunzio d’Erme e Andrea «Tarzan» Alzet­ta) in consiglio comunale. Accanto ai siti web come Indy­media , Global Project , Isole nel­la rete , Anarcopedia italiana , le radio sono uno strumento fonda­mentale per la rete antagonista. In Lombardia trasmette Radio Onda d’urto e in Veneto Radio Sherwood , e con lo streaming di internet e le trasmissioni via satel­li­te possono essere ascoltate in tut­to il mondo. Radio Sherwood è la colonna sonora dei collettivi vene­ti: il Bocciodromo e il Ya basta!di Vicenza, il Pedro e il Gramigna di Padova (alcuni attivisti di questo centro sono in carcere dal 2007 perché sospettati di fiancheggia­re il terrorismo brigatista), il Mo­rion e il Rivolta di Mestre-Mar­ghera, culla di Luca Casarini e Tommaso Cacciari (nipote del fi­losofo Massimo). Il Rivolta è un ibrido tra antagonismo e apertura alle istituzioni, dalle sue file è usci­to l’assessore veneziano Beppe Caccia. Una trentina sono i centri socia­li a Milano, guidati dal capostipite Leoncavallo , che pur di non esse­re sfrattato (la giunta Pisapia ha concesso recentemente un nuo­vo rinvio) ha pagato l’Ici e redatto un bilancio sociale, e poi il Deposi­to Bulk , il Micene , gli anarchici del Ponte della Ghisolfa , fino alla Cascina Torchiera , il Cox 18 di via Conchetta e il centro sociale Vittoria . Lo Spazio occupato Blackout , ha denunciato ieri l’ex vicesindaco Riccardo De Corato, occupa gli ex locali del settore par­chi e giardini del comune. A Bre­scia è sempre in grande attività il Magazzino 47 . Le frange più irriducibili presi­diano l’ Askatasuna di Torino, ve­ro motore invisibile delle manife­stazioni contro l’alta velocità fer­ro­viaria in Val Susa assieme al cen­tro El Paso che ha appena organiz­zato una serata «a sostegno della cassa antirepressione delle Alpi occidentali». Altri ritrovi «caldi» sono il centro sociale Murazzi e il Gabrio , il cui sito internet invoca il «diritto all’insolvenza» dopo aver accolto il visitatore con una «G» fatta a falce e martello e un puntino sulla «i» a cinque punte. Gli antagonisti liguri si raggrup­pano soprattutto attorno al cen­tro sociale Zapata e al Laborato­rio Buridda di Genova. A Firenze, dove ieri le forze dell’ordine han­no fermato sei anarco- insurrezio­nalisti con martelli e passamonta­gna, si segnalano i ritrovi della Riottosa occupata , di Villa Pani­co , l’ Asilo occupato eil Centro po­polare autogestito Firenze Sud . L’ Officina 99 è il vanto degli anta­gonisti di Napoli per aver regalato alla musica italiana il complesso dei 99 Posse: tra i vari appunta­menti, la festa antiproibizionista della semina e del raccolto con mietitura di piante di cannabis. Più a sud, in Calabria, gli irriduci­bili hanno basi al centro sociale Cartella di Reggio Calabria e al Fi­lo Rosso di Cosenza; in Sicilia, do­ve è vitale la Rete antirazzista sici­liana , ci si ritrova al Laboratorio Zeta .