TONIA MASTROBUONI, La Stampa 17/10/2011, 17 ottobre 2011
Debito greco il taglio del 21% non basta più - Una soluzione «duratura» e «sostenibile» per la crisi greca inevitabilmente costerà ai detentori di bond ellenici una ristrutturazione superiore al 21 per cento, più alta dunque rispetto a quanto stabilito dal Consiglio europeo del 21 luglio
Debito greco il taglio del 21% non basta più - Una soluzione «duratura» e «sostenibile» per la crisi greca inevitabilmente costerà ai detentori di bond ellenici una ristrutturazione superiore al 21 per cento, più alta dunque rispetto a quanto stabilito dal Consiglio europeo del 21 luglio. In vista dell’imminente summit dei capi di Stato e di governo di domenica prossima il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, non ha fatto cifre, ma ha confermato ieri in un’intervista televisiva che «i dettagli sono in discussione. Non tutto dovrà essere definito già per il vertice europeo - ha aggiunto - ma il principio deve essere chiaro». Schäuble ha anche confermato l’indiscrezione, diffusa dal tabloid Bild , secondo la quale l’ad di Deutsche Bank Joseph Ackermann starebbe trattando nella veste di presidente dell’Institute of International Finance un taglio sino al 50 per cento: «Vogliamo, se possibile, che la soluzione sia concordata con le banche», ha sottolineato il ministro. Secondo i calcoli di un broker internazionale pubblicati dalla Stampa il valore dei «sirtaki bonds» in pancia alle banche europee si aggira sui 98 miliardi di euro. Dopo l’irrituale, forte richiamo del G20 che si è appena concluso perché al summit del 23 ottobre l’Europa massimizzi «l’impatto dell’Efsf al fine di evitare il contagio» e perché dia «risultati» che offrano «una risposta energica alle attuali sfide», il nodo delle banche sembra spinoso. E il presidente uscente Bce, Jean-Claude Trichet ha detto ieri che l’euro non è in pericolo ma che i Trattati vanno modificati per impedire in futuro «a uno Stato membro di creare problemi a tutti gli altri». Il piano salvabanche presentato mercoledì scorso dal presidente della Commissione Ue José Barroso che ha prefigurato l’obbligo a requisiti patrimoniali «significativamente più elevati» e una linea di intervento che costringerebbe in primo luogo i privati, poi i governi e solo in ultima istanza il fondo salva-Stati Efsf a ricapitalizzare gli istituti di credito, incontra però molte resistenze. In Germania, le cinque associazioni bancarie hanno messo in guardia che «rischia di aggravare la crisi». E la Bce ha scritto nel suo bollettino economico che il coinvolgimento dei privati nel bailout greco «rischia di mettere in pericolo la stabilità finanziaria dell’Eurozona». Per l’economista della Sapienza Paolo Guerrieri quest’ordine delle priorità «tedesco» del piano Barroso potrebbe essere il sintomo «che la Germania voglia imporre una linea per cui “ognuno fa per sé”. L’Efsf, e dunque il ruolo europeo, diventerebbe residuale». È notizia di ieri, infine, che la Cina starebbe trattando segretamente per investire decine di miliardi di euro nell’area euro. Secondo il Sunday Times , Pechino si sarebbe impegnata ad acquistare infrastrutture nei paesi più indebitati e le banche cinesi sarebbero pronte ad aumentare i loro acquisti di titoli del debito pubblico europeo.