ROBERTO GIOVANNINI, La Stampa 17/10/2011, 17 ottobre 2011
“Il nostro servizio d’ordine era davvero impeccabile Ma ora è tutto più difficile” - Achille Passoni oggi è senatore del Partito Democratico, ma nella sua «vita precedente» di sindacalista, prima a Milano nei caldi anni ‘70 e ‘80, poi a Roma nella Cgil nazionale, è stato a lungo l’uomo dell’organizzazione delle manifestazioni e dei cortei
“Il nostro servizio d’ordine era davvero impeccabile Ma ora è tutto più difficile” - Achille Passoni oggi è senatore del Partito Democratico, ma nella sua «vita precedente» di sindacalista, prima a Milano nei caldi anni ‘70 e ‘80, poi a Roma nella Cgil nazionale, è stato a lungo l’uomo dell’organizzazione delle manifestazioni e dei cortei. Il 23 marzo del 2002, in un clima di tensione provocato dall’assassinio di Marco Biagi, fece sfilare tre milioni di persone fino al Circo Massimo senza il minimo incidente. Insomma, è un esperto di sicurezza dei cortei. Ovviamente un conto è se un corteo lo gestisce un sindacato o un partito, un altro se come sabato c’è una galassia di comitati. Ma in generale, quali sono i problemi da affrontare dal punto di vista della sicurezza? «La forza del sindacato è che la gente che arriva da fuori Roma è organizzata. Sui treni e i pullman che vengono da fuori si sa chi ci sale, non ci sono sconosciuti. Secondo, in ogni gruppo c’è un coordinamento, chi tiene insieme le persone, chi aiuta a formare gli spezzoni del corteo. Infine, c’è il servizio d’ordine, che come si vede in tutte le nostre manifestazioni è visibile e organizza il corteo. Dà sicurezza alle persone che partecipano, e garantisce che non ci siano presenze non gradite o peggio provocatorie». Nella sua esperienza è capitato che arrivassero gruppi incontrollati desiderosi di infilarsi nel corteo? «Le manifestazioni degli anni ‘70 dovevano essere protette da gruppi che praticavano un certo livello di violenza. Ricordo la manifestazione del 1992 a San Giovanni del pubblico impiego: c’era molta tensione in giro, e studiammo alcune contromisure. Ad esempio, creare un vasto spazio per impedire che qualcuno si avvicinasse per tirare oggetti sul palco. Anche quelli erano tempi molto difficili ». Ma l’unica strategia possibile è tenere lontani dal corteo gli infiltrati. «Il corteo va difeso. Va protetto. Per questo bisogna avere un rapporto positivo con le forze dell’ordine, che non solo non sono nemici, ma ti possono aiutare contro chi viene solo perché vuole rovinare una pacifica e imponente manifestazione. Com’era quella di ieri». Non che quelli degli anni ‘70 fossero mammolette, ma “cattivi” come quelli di sabato ce n’erano allora? «A questi ci deve pensare la polizia. Non li può affrontare il corteo o il servizio d’ordine. Se è efficiente, il servizio d’ordine può solo individuarli e chiedere alla polizia di allontanarli». Perché certamente i normali manifestanti non possono far nulla... «Ovvio. Tu sei a mani nude, così come il servizio d’ordine». Una volta si favoleggiava della durezza degli edili di Roma, degli operai dell’Alfa e dei portuali genovesi. Leggenda o realtà? «Posso assicurare che quando c’era il servizio d’ordine della Cgil di Milano, la voglia di fare provocazioni e violenze scemava e di molto. Ma era un’altra epoca, alla peggio volava qualche ceffone. Questi black bloc sono un’altra cosa. Solo la polizia li può affrontare».