GUIDO RUOTOLO, La Stampa 17/10/2011, 17 ottobre 2011
Quei tifosi della violenza alla ricerca dei riflettori - Non hanno miti nel cassetto, santi protettori, ideologie da difendere
Quei tifosi della violenza alla ricerca dei riflettori - Non hanno miti nel cassetto, santi protettori, ideologie da difendere. I nuovi sfasciatutto ricordano i cugini francesi delle banlieues. Qui da noi sono le terze generazioni, gli eredi del ribellismo degli anni Settanta. Come in Francia lo sono dei primi immigrati dalle colonie di un tempo che fu. Sono giovani, giovanissimi. Moltissimi i minorenni che sabato hanno aggredito le forze di polizia e gli stessi spezzoni del corteo degli indignati. Bombe carte e fumogeni le loro armi. Come le spranghe e le molotov lo erano per i nonni che parteciparono alle violenze degli anni Settanta. Non hanno tentennamenti di fronte a chi cerca di portarli alla ragione. I loro nemici sono le forze di polizia e i servizi d’ordine che provano a bloccarli. È una miscela esplosiva di curve e centri sociali, di anarchici ed antagonisti. Uniti nello sfascismo, moderne forme di luddismo anticonsumista e contro la finanza globale. È un piccolo campione, per cercare di capire chi sono gli sfasciatutto che sabato hanno messo a ferro e fuoco Roma, hanno tarpato le ali al movimento degli indignati. Tra i venti fermati ci sono sette minorenni. Dodici gli arrestati, otto i denunciati a piede libero. Tra gli arrestati, tre con precedenti per violenza contro le forze dell’ordine. Uno di loro, arrestato con una busta di limoni, è un anarchico di Lecce che studia a Bologna e ha precedenti come ultra. Su venti fermati, cinque o sei vengono da fuori Roma. Una prima sommaria indagine sociologica sui fermati porta inesorabilmente a individuare il ceppo, il nucleo duro degli sfasciatutto negli anarcoinsurrezionalisti. Poi ci sono gli antagonisti e i minorenni. Sarebbe un grave errore cercare i loro punti di riferimento nelle ideologie del secolo scorso. Molti degli incappucciati, delle divise nere, dei caschi a testuggine che sono entrati in azione ieri li avevamo visti già a dicembre, a Roma. Cultori della violenza a prescindere. Se di ideologia si può parlare, allora la loro è quella della violenza. Sono dei clandestini che cadono in letargo e che si risvegliano in occasione delle partite di calcio o delle manifestazioni. Amano il palcoscenico, nell’era della globalizzazione. Comunicano via Internet ma adorano i riflettori delle telecamere e i flash degli obiettivi. Talpe che escono dalle tane, che vivono in un loro mondo nella quotidianità fatta di Internet point o di Centri sociali o di scantinati delle periferie metropolitane. Potevano essere individuati, neutralizzati, fermati? Con le leggi attuali no. Certo che potevano, e diversi lo sono stati, essere perquisiti e identificati. Ma se erano in regola, perché impedire loro di partire? Di partecipare alla manifestazione? Provocatoriamente, per evitare quello che è accaduto sabato, si dovrebbero pensare norme di prevenzione in grado di neutralizzare le violenze ma con nuove iniziative legislative. Per esempio, un Daspo per i violenti. Una provocazione, perché - al di là dei profili anticostituzionali, ledendo il diritto sacrosanto a manifestare le proprie idee - sarebbe molto complicato costringere il violento a firmare in commissariato o alla caserma per non andare in trasferta a una manifestazione nazionale. E se la manifestazione si svolgesse nella propria città? Come dire si dovrebbe prevedere i domiciliari permanenti dei violenti. Non volendosi rassegnare alle scene che abbiamo visto o vissuto sabato pomeriggio, quali alternative si possono immaginare? Creare uno spazio in periferia, tipo Tor Vergata, sull’anello del raccordo anulare, dove far svolgere le manifestazioni. O, ed è quella più difficile, riuscire a imporre al corteo di autoregolamentarsi. Di fronte al manifestarsi di black bloc, incappucciati e sfasciatutto, il servizio d’ordine del corteo dovrebbe intervenire per neutralizzare i violenti. Ma questo è un sogno. E il prezzo della democrazia ci riporta a sabato pomeriggio. Se i plotoni delle forze di polizia fossero intervenuti nel corteo cosa sarebbe successo? Le forze dell’ordine avevano ben chiara la percezione che la manifestazione avrebbe portato a scenari «sconvolgenti». Di certo i protagonisti delle violenza non sono stati i collettivi studenteschi universitari, i cobas, la Fiom, gli spezzoni della sinistra radicale. Anarchici, alcuni centri sociali, e tanti, tantissimi ultras. Sono loro i tifosi della violenza.