FRANCESCO SEMPRINI, La Stampa 17/10/2011, 17 ottobre 2011
Dodici arrestati da Trento a Catania E spuntano anche quattro donne - È uno spaccato che attraversa l’Italia intera quello emerso dalle informazioni sui facinorosi fermati sabato durante la manifestazione degli Indignados a Roma
Dodici arrestati da Trento a Catania E spuntano anche quattro donne - È uno spaccato che attraversa l’Italia intera quello emerso dalle informazioni sui facinorosi fermati sabato durante la manifestazione degli Indignados a Roma. Le indicazioni giungono a tratti nel corso di tutta la giornata di ieri e sono sintetizzate di volta in volta in maniera più ordinata dalla Questura della capitale. Sono venti i fermati tra le fila dei manifestanti più violenti, dodici si trovano in stato di arresto, mentre le denunce sono scattate per otto di loro, tra cui sei minorenni. «Provengono un po’ da tutta Italia», spiegano fonti vicine alle forze dell’ordine: Bari, Trento, Catania, Siracusa, Brindisi, Varese e Napoli. C’è anche un 21 enne originario di Lecce e residente a Bologna dove studia all’Università. È stato bloccato durante gli scontri di via Merulana e su di lui si sta concentrando l’attenzione degli inquirenti insospettiti dal background stratificato di azioni di tipo anarchico. Gli altri arrestati hanno tra i 20 e i 30 anni, diversi i volti noti alle forze dell’ordine: al loro attivo hanno precedenti legati ad azioni violente compiute durante altre manifestazioni. «Quasi tutti gravitano nell’orbita dei movimenti anarchici o antagonisti», è quanto trapela dalla Questura. C’è una ragazza romana di 29 anni, un ragazzo di 21 anni di Brindisi, un catanese di 23 anni. Un 22 enne barese invece era già stato segnalato per essere un frequentatore abituale di «rave party», ovvero le feste da sballo con musica a 200 bpm. Uomini ma anche donne quindi, ben quattro quelle fermate tra le vie del centro mentre davano il loro contributo di violenza a black bloc e guerriglieri metropolitani di ogni genere. Due sono originarie di Frosinone, una è invece di Roma, come altri undici suoi compagni fermati: cinque sono stati bloccati mentre tiravano bottiglie o lanciavano lacrimogeni. Nel manipolo di facinorose c’è anche una minorenne e non è l’unico elemento al di sotto dei diciotto anni ad essere finito nelle maglie della Giustizia. A passare la notte al commissariato del Viminale sono stati anche due giovani stranieri, uno nato in Inghilterra e l’altro a Bucarest ma residenti da molto tempo in Italia. Stamane è prevista in tribunale l’udienza di convalida dell’arresto dei ragazzi fermati, che la Procura di Roma chiederà, quasi certamente, quale primo passaggio del procedimento a carico dei teppisti per resistenza pluriaggravata. Contestualmente si chiederà l’emissione di ordinanze di custodia in carcere. I reati contestati nei primi atti d’accusa comunicati ai difensori sono resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento. Per uno degli indagati, un giovane accusato di aver rotto una gamba ad un poliziotto, l’interrogatorio si terrà davanti al gip ed in carcere. Secondo le prime indiscrezioni la Procura di Roma escluderebbe di ipotizzare per i dodici l’aggravante del terrorismo, mentre alcuni potrebbero dover rispondere del reato di danneggiamento e devastazione, ma solo dopo un’attenta analisi delle singole posizioni. L’ufficio dell’accusa sarà rappresentato dal procuratore aggiunto di Roma Pietro Saviotti e dal sostituto Marcello Monteleone. Gli interrogatori di garanzia si svolgeranno tutti entro mercoledì. Dalla difesa intanto arriva una prima levata di scudi nata dalla convinzione che come sempre si è pescato nel mucchio per dar prova di efficienza senza punire i veri responsabili: «Domani saremo in tribunale, in sezione collegiale, per le udienze di convalida. A nostro parere le persone sono state prese a caso, in mezzo alla confusione dicono gli avvocati del team legale che assiste due degli arrestati - Non ci sono certo black bloc tra i ragazzi che assistiamo e di cui le famiglie ci stanno chiedendo informazioni». Gli investigatori intanto continuano a studiare senza sosta i filmati e le foto riguardanti i disordini in particolare quelle riprese dalle telecamere montate a bordo degli elicotteri. Si tratta di strumenti sofisticati capaci di inquadrare i volti delle singole persone e di memorizzarle in una banca dati connessa al «grande fratello» volante. E’ proprio per questo che ieri i «black bloc» dopo alcune incursioni e ritirate strategiche si sono ricompattate all’incrocio tra via Labicana e via Merulana prima di procedere con l’incursione in Piazza San Giovanni. Quel tratto di strada è infatti costeggiato da alberi che rendono difficile la visione dall’alto. E’ indubbio comunque che l’azione del blocco nero, a cui hanno fatto seguito altre frange di facinorosi, sia stata pianificata nei minimi dettagli e organizzata su scala nazionale. Per questo gli investigatori, grazie alla collaborazione tra le Questure coinvolte e alle immagini della scientifica oltre a quelle raccolte su Internet per mezzo di video amatoriali, stanno lavorando per ricostruire una mappa più definita degli scontri e quindi del movimento dei violenti. Un movimento che passa dalle frange anarchiche ma che spesso è alimentata da una convergenza spontaneista di cani sciolti, specie tra i minorenni. Si tratta di giovanissimi facilmente manipolabili, affiliati dell’ultima ora o assoldati occasionalmente da registi più grandi ed esperti che trovano sovente una sponda anche tra le frange ultras delle tifoserie calcistiche più agguerrite.