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 2011  ottobre 19 Mercoledì calendario

Bandiera con strappo Da Beckham a Maldini lasciarsi è così difficile - I saluti non vengono mai troppo bene sui campi di calcio

Bandiera con strappo Da Beckham a Maldini lasciarsi è così difficile - I saluti non vengono mai troppo bene sui campi di calcio. Lasciarsi è complicato e nessuno ha ancora inventato il galateo dell’addio tra bandiere e società. E visto che i totem sono in via di estinzione difficile che in futuro si elabori l’uscita di scena perfetta. Qualsiasi icona prima o poi diventa ingombrante e dietro ogni apparente separazione consensuale c’è un momento di tensione: stanchezza da una parte, incredulità dall’altra. I sorrisi si tirano, le frasi diventano a doppio taglio e le strette di mano molto formali. In pochi si congedano in sintonia totale, il più sereno è stato Raúl González Blanco sinonimo di Real Madrid. Oggi non gioca più lì, dopo 18 stagioni se n’è andato un anno fa con una conferenza di video e lacrime. Già passerella, anche se non si è ritirato, è passato allo Schalke 04 e si gode un finale di carriera nel ruolo dell’uomo su cui poter contare. Era quel che gli mancava, al Real potevano fare a meno di lui e glielo hanno fatto notare, lui ha resistito e ha mollato la presa nel momento più tranquillo. Ha persino detto che Mourinho, appena arrivato da quelle parti, gli aveva assicurato un trattamento speciale. Non ci ha creduto, però non si è sentito un singolo commento acido. Il presidente lo ha accompagnato al trasferimento con la benedizione «questa è sempre casa tua» e l’uomo che ha superato Di Stefano in tutte le statistiche si è commosso. Lo strappo più turbolento porta la firma di David Beckham che prima di girare il mondo aveva residenza fissa a Manchester. Debutto nelle giovanili dello United nel 1991, divorzio nel 2003: è finita a scarpate. Nello scontro tra lui e Ferguson ha vinto sir Alex solo che il club ha avuto un tracollo di immagine e da allora protegge e coccola i veterani. Ha accompagnato Paul Scholes alla pensione e gli ha permesso di congedarsi con onore dopo la finale di Champions League, persa contro il Barcellona il 31 maggio 2011, e ancora esibisce fiero Ryan Giggs, l’immortale. Per fortuna le bandieresono retroattive, i tifosi dimenticano i giorni amari, resta la storia: i gol segnati e i titoli vinti. Oggi Gigi Riva è ancora il Cagliari ma la sua ultima stagione è iniziata con un comunicato stampa raggelante: «Riva ha formalmente dichiarato che non intende lasciarci. Naturalmente questa situazione rende ora problematico per il Cagliari portare avanti in pieno il programma stabilito per i nuovi acquisti». Era il 1974, dopo lo scudetto, a due anni dal ritiro e il campione stagionato serviva a portare soldi in cassa. La risposta non si è fatta aspettare: «Potevano risparmiarselo. Cosa volevano, che i nuovi acquisti glieli pagassi io?». Stessa storia per Giancarlo Antognoni, una vita in viola e alla fine la certezza di restare in panchina, di non servire più. Nel 1987 è emigrato in Svizzera con frasi amare e sentimenti pesanti. Il tempo ha sistemato i ricordi. Forse non ne è passato ancora abbastanza per Paolo Maldini che ha chiuso col Milan solo due anni fa e nonostante l’esistenza rossonera ha dovuto fare il giro d’onore tra i fischi. La curva, non lo stadio. Contestato per imbecillità e abbandonato lì ad affrontare l’assurdo. Dopo aver difeso la squadra per più di 20 anni si aspettava che qualcuno pensasse a coprirgli la schiena invece parole sfumate e tanta voglia di attutire l’incidente. Perché lasciarsi in grande stile è raro e nel calcio di più.