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 2011  ottobre 19 Mercoledì calendario

Che sorpresa l’opera in HD - Il primo piano di Anna Netrebko, nei panni sovraccarichi di Anna Bolena (i Tudor non erano molto per l’understatement, e quanto al look la regola era che più ce n’è e più se ne indossa) riempie l’enorme schermo del cinema

Che sorpresa l’opera in HD - Il primo piano di Anna Netrebko, nei panni sovraccarichi di Anna Bolena (i Tudor non erano molto per l’understatement, e quanto al look la regola era che più ce n’è e più se ne indossa) riempie l’enorme schermo del cinema. Lei è sempre bellissima ma un tantino appesantita: diciamo una Bolena un po’ balena. E’ sabato scorso, in un elegante cinemino molto d’essai di Parigi, vicino all’Arco di Trionfo. Si trasmette in diretta, via satellite e in alta definizione, la matinée del sabato del Metropolitan: a noi va bene, perché l’una di New York qui sono le sette di sera, ma in altre parti del mondo gli orari sono assai più scomodi. Nei cinema italiani, peraltro, la Bolena è passata ieri, in differita. La produzione non è memorabile. Annabella fa tutt’altra Bolena rispetto a quella celebre e iperdrammatica della Callas o anche all’algida astrattezza della Sutherland o ai deliri neoliberty della Sills. Più che una sovrana, è una ragazza incoronata, patetica più che grandiosa, lirica più che tragica: tutto sommato, assai convincente e, mi bemolle a parte, anche assai ben cantante. Però lo spettacolo del divino David McVicar è una delusione (il Banal grande, belle scene, bellissimi costumi, e basta) e il resto routine: il tenore, in particolare, sarebbe inutile decapitarlo perché si è già strangolato da sé.. In ogni caso non è questo che interessa. La curiosità è capire che effetto fa Donizetti in HD. Beh, intanto funziona. Perché il cinemino è piccolo ma pieno, nonostante le quattro ore di spettacolo e i 42 euro di biglietto, che però comprendono anche una «collation» con poche tartine ma molto champagne, quindi très bien. E poi perché il pubblico è attentissimo. L’opera al cinema pone, è chiaro, dei seri problemi di etichetta: però nessuno entra a ouverture iniziata, nessun cellulare trilla, nessuno parla né rompe. E’ una platea da Bayreuth. E alla fine si applaude insieme al pubblico dall’altra parte dell’Atlantico, in una strana fratellanza transoceanica di passione. Ma il cinema modifica anche il modo di vedere (e ascoltare) l’opera. Intanto a teatro siamo fermi; qui invece l’inquadratura cambia, e certe riprese dal basso di un Enrico VIII enorme e minaccioso sono formidabili, sembrano la visualizzazione di quel che ne scriveva Mazzini. Il primo piano, dal vivo, non esiste: in questa Bolena , fatto meglio dei disastrosi piani-otturazione di Bellocchio nel Rigoletto di mamma Rai, funziona piuttosto bene. Insomma, è chiaro che succederà con l’opera al cinema quel che è successo con l’opera in disco prima e in dvd poi, che hanno modificato anche la nostra percezione dell’opera in teatro. Ora, fermo restando che l’opera «vera» si continuerà a farla lì, queste cinedirette sono una grande occasione. E non solo per la banale circostanza che portano al Met o alla Scala chi non ci ha mai messo piede né mai ce lo metterà, ma perché offrono la possibilità di vedere uno spettacolo vecchio in un’ottica nuova. Non lo capirà, c’è da scommetterci, solo chi nei teatri lirici ci va da sempre e che, almeno in Italia, è abituato a pensare alla contemporaneità come a una minaccia, e mai come a un’opportunità.