EGLE SANTOLINI, La Stampa 19/10/2011, 19 ottobre 2011
Borse e hi-tech, il furto è di lusso - Cattive notizie dai centri commerciali, e pure dai negozi sotto casa: tra cinture firmate, creme antirughe, iPhone, cartucce di toner per la stampante e trapani per il fai-da-te, si ruba sempre di più
Borse e hi-tech, il furto è di lusso - Cattive notizie dai centri commerciali, e pure dai negozi sotto casa: tra cinture firmate, creme antirughe, iPhone, cartucce di toner per la stampante e trapani per il fai-da-te, si ruba sempre di più. E il costo sociale ricade sugli onesti, tanto che nel 2011, per colpa dei taccheggi, ogni famiglia italiana si vedrà ricaricare 175 euro sul proprio già risicato budget. Peggio che in Europa, dove questa tassa invisibile è di «soli» 150 euro. Secondo i dati resi noti dal Barometro Mondiale dei Furti nel Retail, il valore complessivo delle perdite in Italia è salito a 3 miliardi e mezzo di euro, con un incremento rispetto al 2010 che supera la media globale: 7 per cento rispetto al 6,6 dello scorso anno. Stiamo parlando delle cosiddette differenze inventariali, cioè degli ammanchi complessivi causati da furti di singoli clienti, rapine della malavita organizzata, furti eseguiti dagli impiegati dei negozi e anche semplici errori amministrativi. Stabilito che il 25,9 per cento è colpa dei dipendenti disonesti, il 6,3 per cento di frodi in fase di rifornimento e produzione e il 15 di errori amministrativi, resta un 52,7 per cento non scomposto. In questo calderone finiscono le organizzazioni criminali, il cleptomane, la bravata dell’adolescente che soffia il cellulare e il pensionato alle strette che si fa scivolare sotto il cappotto la confezione di fettine di vitello. Ma quanto c’entra, nell’aumento dei furti, la crisi economica? Meno di quanto sembrerebbe: nella classifica i generi non di prima necessità la vincono su alimentari o prodotti farmaceutici. Quel che allarma, però, è la decisa ripresa dei furti organizzati a scopo di ricettazione. Commenta il professor Joshua Bamfield, autore dello studio, eseguito in 43 Paesi su 1.187 retailer: «Qualcuno lo considera un fenomeno sociale innocuo o interessante, oppure semplicemente il prezzo da pagare per fare affari. Ma non tiene conto delle bande criminali e dei collegamenti tra la maggior parte dei furti nei retail e la droga, le frodi e le estorsioni». La crisi c’entra invece nel fatto che le aziende investono sempre meno nei sistemi di sicurezza. Per ricettazione o per sfizio, ecco comunque cosa si fa sparire più facilmente. Gli accessori firmati: ai diversi gradi di destrezza, scarpe, cinture, borse. Poi gli oggetti del desiderio tecnologici: lettori mp3, cellulari intelligenti, giochi per la console. Seguono i profumi e gli articoli per la cosmesi (30 per cento di furti in più per mascara, eyeliner e ombretti), i capi di abbigliamento e i gioielli. Il cibo fresco è al sesto posto: tagli di carne ma anche formaggi. Seguono gli articoli per ufficio, soprattutto le cartucce per le stampanti, e i sempre desiderabili oggetti per il bricolage, tra cui il trapano elettrico che infatti nei magazzini è spesso sistemato in alto, fissato da cavetti allarmati. Come riconoscere le merci che più inducono in tentazione? Sono quelle in prossimità delle casse, come le lamette da barba. Che, è il caso di dirlo, sono sempre andate a ruba.