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 2011  ottobre 19 Mercoledì calendario

Lo strappo con la banca e le tentazioni politiche Ora il salto è più difficile - Chi lo ha sentito ieri sera, mentre era inchiodato a una cena di gala all’estero, spiega che non grida al complotto, non immagina - almeno lui - congiure della magistratura per una vicenda vecchia di qualche anno che lo porta proprio adesso su una sgradita ribalta

Lo strappo con la banca e le tentazioni politiche Ora il salto è più difficile - Chi lo ha sentito ieri sera, mentre era inchiodato a una cena di gala all’estero, spiega che non grida al complotto, non immagina - almeno lui - congiure della magistratura per una vicenda vecchia di qualche anno che lo porta proprio adesso su una sgradita ribalta. Piuttosto ci tiene a precisare che le sue responsabilità si sostanziano solo nell’aver firmato documenti sulla cui correttezza aveva ricevuto rassicurazioni dalla struttura della sua banca e da uno stuolo da consulenti. Ma certo è che per Alessandro Profumo, un passato da grande banchiere e un futuro che già pareva potersi colorare «confermo la mia assoluta volontà e disponibilità» - d’impegno politico, questo presente da indagato per una complessa vicenda di operazioni finanziarie e presunta evasione fiscale rischia di essere un colpo duro. Un colpo tanto più sgradito per l’uomo che tredici mesi fa ha chiuso i rapporti con il mondo UniCredit nel peggiore dei modi - defenestrato dal consiglio con l’unica consolazione di una buonuscita formato gigante da 40 milioni - e che adesso sta cercando un nuovo ruolo tra le ambizioni di business e il grande salto nella politica, a fianco di un centrosinistra di cui è stato sempre elettore e - a modo suo anche attivista. In questi tredici mesi da fuoriuscito di gran lusso - ma due milioni della buonuscita sono andati subito e pubblicamente in beneficenza - il banchiere senza più banca ha patito di sicuro qualche delusione, a cominciare dalla speranza insoddisfatta di trovare presto un altro posto di rilievo sulla scena finanziaria europea. Per ora ha un posto da consigliere - portato dai Fondi d’investimento - nel cda dell’Eni, un incarico nel consiglio di sorveglianza della banca russa Sberbank, e poi l’attività assieme all’amico Isidoro Lucciola in una «boutique» di consulenza finanziaria, tappa quasi obbligata per ogni ex della finanza quando la strada si fa meno larga. Ma assieme a un periodo ricco di soddisfazioni personali - il tempo personale ritrovato, un mese pieno di vacanze in Colombia e la gioia di un nipotino - pare(va) arrivata anche la stagione della politica. Per ora ha rappresentato più di una tentazione e meno di un’opportunità. Profumo ha cominciato a inizio settembre, spiegando davanti alla platea dei rutelliani rientrati dalle ferie che «sono pronto, se necessario, a dare il contributo per far funzionare le cose» e che «ci metterei tutta la passione». Ha continuato a suon di ricette choc, su tasse e pensioni. Ad esempio proponendo una patrimoniale durissima da 400 miliardi «per riportare il debito sotto il 100% del Pil», che ha suscitato qualche ironia anche a sinistra. Oppure, come davanti alle truppe di Rosy Bindi riunite a Chianciano due settimane fa, constatando senza giri di parole che l’età pensionabile va alzata «visto che l’attesa di vita si è allungata». Anche a quella platea, un po’ spaventata dalle sue posizioni nette, si è presentato senza troppe diplomazie, come è nello stile dell’uomo, spiegando che in campo politico ha da mettere a disposizione la sua «competenza», ma anche la «preoccupazione di vedere che al figlio di mio figlio lasciamo un paese certamente peggiore di quello che abbiamo ricevuto». Più un Antipapa pronto a mettere in discussione i «tabù della sinistra», insomma, che quel «Papa straniero» talvolta invocato per risollevare le sorti dell’opposizione. Resta da vedere se l’anatema giudiziario potrà cambiare in qualche modo il suo percorso.