RAPHAËL ZANOTTI, La Stampa 18/10/2011, 18 ottobre 2011
Centri sociali sotto pressione - Se c’è una regia occulta dietro le violenze di Roma, una mente che ha organizzato in modo militare gli incappucciati, si è molto lontani dall’averla individuata
Centri sociali sotto pressione - Se c’è una regia occulta dietro le violenze di Roma, una mente che ha organizzato in modo militare gli incappucciati, si è molto lontani dall’averla individuata. Ieri, in tutta la Penisola, sono scattate perquisizioni e controlli alla caccia dei black bloc. Polizia e carabinieri hanno setacciato per ore le case di frequentatori dei centri sociali, antagonisti, anarchici, professionisti della piazza, ultras. Persone note, molte con precedenti specifici. Una reazione che però non pare seguire una vera e propria pista investigativa, quanto piuttosto un tentativo di tenere sotto pressione il mondo antagonista. Nella maxioperazione sono finiti sì centri di raccolta della protesta, ma con storie e percorsi molto diversi tra i quali è difficile individuare trovare un legame. Accanto ad anarchici della prima ora, si trovano infatti centri sociali dalla chiara impronta marxista-leninista come il Gramigna di Padova. Nato all’inizio degli anni Ottanta dai duri e puri dell’Autonomia Operaia, questo centro ha sempre mostrato una fortissima caratterizzazione politica. Una realtà strutturata dove la riflessione politica radicale ha già partorito esponenti della lotta armata: erano suoi frequentatori alcuni degli arrestati del Partito comunista politico-militare, le nuove Br, che avevano recuperato le armi dell’arsenale della colonna milanese delle Br Walter Alasia facendo anche esercitazioni di tiro. Nelle sedici perquisizioni eseguite ieri, tuttavia, non sono state trovate armi, anche se due settimane fa un’irruzione nel centro aveva portato al sequestro di mazze di legno e tirapugni. Una realtà che sembra però lontana da quella, per esempio, del Laboratorio Insurgencia, centro che ha forti legami con la politica istituzionale (ha espresso consiglieri di circoscrizione a Napoli e ha apertamente appoggiato la candidatura del sindaco Luigi De Magistris alle ultime comunali). Sorto nel 2004 sulla scia del movimento No Global, il laboratorio è punto di riferimento per i precari e gli studenti della periferia nord di Napoli, ma è stato anche coinvolto nei tafferugli per la discarica di Chiaiano. Il suo portavoce, Antonio Musella, denuncia le perquisizioni (una dozzina) come intimidazioni. «Ci chiediamo che credibilità possa avere questa azione repressiva visto che tra i perquisiti c’è un’attivista che sabato scorso non era nemmeno a Roma ma si trovava a un matrimonio a Napoli con centinaia di invitati, oppure altri studenti che si trovavano sul luogo di lavoro a centinaia di chilometri di distanza» sostiene Musella. Paniere scarno a Milano dove le sei perquisizioni nei confronti di esponenti dell’ex Bottiglieria (anarchici noti per occupare edifici) hanno portato al sequestro di una bomboletta di spray urticante e una fionda. Maggiore fortuna, invece, per la polizia stradale di Siena che domenica mattina ha fermato un camper all’altezza dell’autogrill Chianti Est. A bordo sei persone rientravano dalla manifestazione di Roma. Con loro avevano due maschere antigas, abiti scuri, passamontagna, una piccozza e protezioni antinfortunistica. I sei sono stati denunciati per detenzione di oggetti atti a offendere. Autista e compagna sono ultraquarantenni vicini agli ambienti anarchici della provincia di Pistoia. Gli altri quattro, invece, sono studenti di Bologna tra i 21 e i 24 anni. Frequentano il circolo anarchico «Fuori Luogo» che proprio il 6 aprile era finito al centro di un’inchiesta della procura di Bologna per associazione a delinquere a fini eversivi (ipotesi d’accusa poi caduta). All’epoca erano state emesse 12 ordinanze per alcuni attentati incendiari. Due indagati erano poi stati fermati in Valsusa durante gli scontri dei No Tav con le forze dell’ordine. Altre perquisizioni sono andate però a vuoto: sei hanno riguardato il centro sociale Mezza Canaja di Senigallia e l’Asilo Politico di Ancona; venti nel Cosentino; otto a Firenze nei confronti dei circoli «Riottosa» e «Villa Panico» e quattro a Palermo al laboratorio «Vittorio Arrigoni». Gli sfuggenti black bloc si sono fatti di nebbia oppure non sono un’organizzazione con una regia alle spalle.