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 2011  ottobre 18 Martedì calendario

ROBOT CAMPIONI DI EXPORT

Prima o poi si capirà meglio cosa sta succedendo. Per ora dobbiamo limitarci a prendere atto dei numeri e i numeri dell’industria manifatturiera italiana dicono che si lavora "tirati", con il portafoglio pieno di ordini per molti mesi, tanto da aver dovuto ridurre le ferie estive per rispettare gli ordini. Ed è molto probabile che la stessa cosa accada a Natale. In alcuni settori industriali, dunque, nessuno teme una nuova recessione, smentendo sul campo le paure e le preoccupazioni che di giorno in giorno emergono dalle indagini di clima sulla fiducia di imprese e consumatori.

È il caso dei produttori di macchine utensili, un po’ il cuore del manifatturiero italiano, che nel terzo trimestre hanno visto la ripresa dell’attività consolidarsi, con ordini in crescita del 58,2% rispetto allo stesso periodo del 2010 già positivo dopo il rimbalzo seguito al terribile 2009. Il segnale più interessante, però, arriva dal mercato interno perché è la spia della vitalità di altri settori manifatturieri che delle macchine hanno bisogno per produrre. Secondo la rilevazione del centro studi Ucimu (l’associazione dei produttori di macchine utensili, robot e automazione, settore che conta più di 400 aziende, 32mila persone occupate e 4,1 miliardi di fatturato nel 2010) dopo quattro trimestri di calo tornano a crescere gli investimenti delle aziende italiane in macchinari. L’indice degli ordini provenienti da clienti nazionali ha registrato un aumento del 96,8% rispetto al terzo trimestre 2010. Il valore assoluto dell’indice resta modesto (30,3) ma per ritrovare un valore più alto bisogna risalire al terzo trimestre 2008. «Si conferma la debolezza del mercato domestico - ha osservato il presidente dell’Ucimu, Giancarlo Losma - ma l’inversione di tendenza in un momento così incerto per l’economia fa ben sperare per il prossimo futuro».

Sorprende meno, invece, il dato sugli ordini dall’estero aumentati del 32,3% rispetto al 2010 e in crescita anche rispetto al secondo trimestre di quest’anno, con l’indice a 114,3 tornato quasi ai livelli precrisi. Nella prima metà dell’anno le esportazioni sono aumentate del 27,8%, con punte di oltre il 100% negli Stati Uniti e in Turchia, del 67% in Germania, del 63% in Brasile. L’export assorbe ormai più del 60% della produzione italiana e anche per questo risulta incomprensibile la scelta di chiudere l’Istituto per il commercio estero. Una decisione presa con rapidità e determinazione sconosciute in altri ambiti che pur avrebbero bisogno di razionalizzazioni. «Chiediamo al governo di ripristinare immediatamente l’operatività che era garantita dall’Ice. Abbiamo bisogno di un’agenzia autonoma - ha detto Losma facendosi portavoce delle richieste dei costruttori - che affianchi le aziende nell’attività di internazionalizzazione, oggi la più remunerativa». Nel 2011, l’Ucimu ha avviato due esperienze significative su questo fronte, aprendo uffici in Cina e in India con manager locali per affiancare le imprese nell’attività di espansione.

Per mantenere gli impegni con i clienti, secondo il centro studi Ucimu un’azienda su cinque non si è fermata per la pausa estiva e una su tre ha comunque ridotto la durata dal periodo di chiusura. «Ci siamo organizzati, per non lasciare il lavoro agli stranieri. Avevamo delle scadenze da rispettare - spiega Luigi Galdabini, titolare di un’azienda varesina che nel 2011 fatturerà 25 milioni di euro (+30%) - e già nel fare il piano ferie a Primavera abbiamo capito dovevamo limitare la chiusura di agosto al minimo indispensabile». E così è stato. I dipendenti «in autogestione» si sono organizzati e hanno distribuito le tradizionali ferie di agosto nei tre mesi estivi, in base alle esigenze di produzione nei diversi reparti. «Abbiamo fatto in modo che in ogni reparto ad agosto ci fosse almeno il 30% della forza lavoro. Nel mese - racconta Galdabini che ha anche uno stabilimento più piccolo in Svizzera - in media abbiamo avuto il 35% delle presenze. In pratica non abbiamo mai chiuso perché nella settimana di Ferragosto, che inizialmente prevedeva il fermo, quattro persone sono rimaste comunque a lavorare per terminare un lavoro importante, due presse complicate, da consegnare tassativamente entro il 31 agosto. E ce l’abbiamo fatta». Il tutto con la collaborazione dei dipendenti che hanno chiesto solo di anticipare l’orario di apertura per lavorare più al fresco e probabilmente godersi qualche ora in più al sole del lago nel pomeriggio. Così è stato possibile fare consegne il 22 e il 28 agosto e il 4 settembre, cosa mai successa prima, in linea con le esigenze dei clienti stranieri (l’azienda esporta il 75% soprattutto in Cina e in Germania) che non hanno periodi di fermo così lunghi in agosto. «Per Natale, compatibilmente con le feste nazionali, penso che dovremo studiare un meccanismo simile», afferma l’imprenditore, che può contare su un portafoglio ordini che gli assicura lavoro per i prossimi sette mesi. «Alcune linee sono coperte addirittura fino a giugno 2012». Non tutti, però, sono stati così previdenti. C’è anche chi, come la Rettificatrici Ghiringhelli, altra azienda lombarda, che «dopo aver stabilito la consueta chiusura di tre settimane, di fronte alla valanga di ordini accumulati», a giugno ha dovuto rivedere i piani. «Ci siamo resi conto che non potevamo permetterci di chiudere tre settimane. Perciò - spiega Patrizia, figlia del titolare e responsabile marketing - abbiamo chiesto alle rappresentanze sindacali di rivedere il piano ferie e abbiamo ottenuto massima disponibilità. Così le ferie sono state scaglionate nei mesi successivi e abbiamo rispettato le consegne di settembre». Per Natale vale lo stesso discorso della Galbadini: «Qualcuno dovrà lavorare anche tra Natale e Santo Stefano». Sarà inevitabile, visto che la capacità produttiva «è già plafonata per tutto il 2012, anche grazie agli ordini provenienti dal mercato italiano che sono mancati nel 2011». Così come è inevitabile, con un fatturato che quest’anno crescerà del 40%, porsi il problema di come espandersi: «Stiamo pensando di esternalizzare qualcosa ma anche di assumere nuovo personale». È un’altra buona notizia.