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 2011  ottobre 18 Martedì calendario

LE DONNE IN BORSA? UNA SU DUE E’ IN FAMIGLIA

La presenza delle donne nei consigli di amministrazione riguarda ancora un numero molto ristretto di aziende. E il cognome può «aiutare». Come risulta da uno studio realizzato dalla Consob in un Quaderno di finanza dal titolo «Women on boards in Italy». L’analisi, realizzata nel 2009 (da Magda Bianco, Angela Ciavarella e Rossella Signoretti) prima ancora dell’entrata della legge sulle quote rosa, ha analizzato la composizione di genere degli organi di amministrazione delle società quotate. Il risultato? Com’è noto, appena il 6,3% le donne nei Cda. Ma come se non bastasse, la presenza femminile nei board delle società quotate sembra essere collegata soprattutto a rapporti di natura familiare con l’azionista di controllo.

Nel 47,3% delle società con almeno un amministratore di sesso femminile, le donne sono «esclusivamente membri familiari», dice lo studio targato Consob. Da cui emergono due modelli differenti di donne nei board: quelle «family», più numerose nelle aziende di minore dimensione, a proprietà concentrata e operanti nel settore dei consumi, e le «non family» non legate all’azionista di controllo, che siedono soprattutto nei board di società a proprietà diffusa o estera, nei settori it e telecomunicazioni, con organi di amministrazione più indipendenti e giovani. Due categorie distinte anche a livello di istruzione: le prime laureate in sei casi su dieci, le seconde in 9,5 casi su dieci. Le prime più presenti (22%) nelle aziende rispetto alle seconde (20,1%). Se le donne ci sono insomma, è più frequente che abbiano legami di sangue all’interno del consiglio di amministrazione. Non è scientificamente dimostrabile invece, secondo la Commissione nazionale per le società e la Borsa, la relazione tra presenza femminile e buona performance della società.
Corinna De Cesare