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 2011  ottobre 18 Martedì calendario

DA UNO SCONTRO COSMICO STA NASCENDO LA SUPERGALASSIA

Che cosa sta succedendo nel disastro cosmico più impressionante del quale siamo testimoni in diretta nella costellazione del Corvo? Aprendo gli occhi per la prima volta, la rete di radiotelescopi Alma ha mostrato un mondo incredibile in rapida trasformazione a 45 milioni di anni luce dalla Terra. Qui due galassie a spirale (NGC 4038 e NGC 4039) 1,2 miliardi di anni fa brillavano tranquillamente. Ma viaggiando nel cosmo le loro direzioni si sarebbero incrociate pericolosamente. Infatti 900 milioni di anni fa la vicinanza divenne così ridotta che le loro stelle cominciarono ad interagire. Finché, 600 milioni di anni fa, iniziò lo scontro che diventò sempre più straordinario. E lo scontro è ancora in corso. Gli astronomi calcolano che occorreranno ancora 400 milioni di anni perché i rispettivi nuclei delle due isole stellari si uniscano del tutto insieme dando origine ad una sola, imponente supergalassia. Da tempo i migliori osservatori di terra e in orbita puntano i loro occhi su questa catastrofe spaziale per coglierne i segreti ma, mai prima d’ora, si era riusciti a far penetrare lo sguardo tanto in profondità tra gli astri in collisione. Lo si è potuto ottenere grazie alle capacità di una nuova batteria di radiotelescopi che sta sorgendo in uno dei luoghi più favorevoli per l’astronomia come quello delle vette montagnose a 5 mila metri di quota nel deserto di Atacama in Cile, uno dei luoghi più aridi del nostro pianeta.

Questa qualità permette ad Alma di «vedere» nella lunghezza d’onda del millimetro, e anche al di sotto, scrutando le zone più fredde dell’Universo dove si nascondono polveri e nubi di gas da cui si formano le stelle. «Pur con un numero limitato di sole 16 parabole attive — commenta Massimo Tarenghi, direttore del programma — il risultato è spettacolare e al di sopra di ogni altro telescopio perché contemporaneamente abbiamo raccolto un’immagine dettagliata, una sorta di zoomata, e i dati spettroscopici che raccontano la natura dell’oggetto. Quando avremo tutte le 66 antenne completate nel 2013 scopriremo cose inimmaginabili. Alma apre una finestra sull’alba dell’Universo finora mai esplorata».

L’impresa è il frutto di un progetto condiviso tra Stati Uniti, Europa e Giappone che costruiscono 25 antenne, i primi due, e 16 Tokyo. Tarenghi fa parte dell’Eso (European Southern Observatory). Per la parte europea la tecnologia è soprattutto italiana essendo coinvolte European Industrial Engineering (Eie Group), Thales Alenia Space Italia a cui si aggiunge MT-Mechatronics tedesca.

«Abbiamo iniziato a lavorare al progetto ancora nel 1986 con il professor Franco Pacini dell’Osservatorio di Arcetri — racconta Gianpietro Marchiori presidente di Eie Group — avevamo appena completato il lavoro con i quattro grandi telescopi Vlt sempre in Cile e bisogna realizzare un’opera le cui prestazioni erano sino allora ritenute irrealizzabili. Ma ci siamo riusciti: ora le nostre antenne dimostrano di essere superiori nelle prestazioni a quelle americane e giapponesi».

«Fabbricare le parabole di 12 metri di diametro in fibra di carbonio è stata una sfida — nota Luigi Pasquali alla guida di Thales Alenia Space — tenendo conto che devono garantire per decenni un puntamento perfetto con temperature che vanno da meno 20 gradi a più 40 gradi. Il risultato deriva soprattutto dall’applicazione di tecnologie da noi sviluppate per lo spazio».

Quando Alma aprirà completamente gli occhi «le sue antenne — conclude Tarenghi — potranno anche avvistare il pianeta gemello della Terra attorno a un’ altra stella».
Giovanni Caprara