GOFFREDO DE MARCHIS , la Repubblica 18/10/2011, 18 ottobre 2011
IL VERO OBIETTIVO UN PATTO CON CASINI - TODI
Non basta Eluana, non bastano più i valori non negoziabili difesi da ministri neoconvertiti. Quando il «quindicennio berlusconiano è fatto di decine di promesse non mantenute» come dice il gran capo della Cisl Raffaele Bonanni, rimane solo da pensare al dopo abbandonando il Cavaliere al suo destino. La spallata al governo proveranno a darla loro.
Le associazioni cattoliche tutte insieme, con una manifestazione imponente da convocare tra la fine di novembre e l´inizio di dicembre. «Un grande segnale pubblico è inevitabile». Come il Family day.
L´annuncio del segretario cislino viene dal seminario a porte chiuse di Todi dove tutte le sigle dei movimenti laici legate alla Chiesa si sono ritrovate per indicare una via d´uscita alla crisi italiana. E che la "rivolta" non si fermerà qui lo ha capito bene Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa SanPaolo, unico oratore del mondo dell´economia presente in Umbria. «Non si fermeranno a Todi, ci saranno altri appuntamenti. Da questo mondo verrà un contributo di idee per la politica. Non so in quali forme, ma verrà».
Le forme sono e saranno il terreno di battaglia. Ma un fatto è assodato: «I cattolici vogliono tornare protagonisti. Non delegare più, ma farsi sentire, uscire dal silenzio», dice Andrea Olivero, il giovane presidente delle Acli. Nella sala del convento di Montesanto, sulle colline verdi di Todi, la spinta a fare un partito cattolico, a cedere alle suggestioni di una nuova Dc, è davvero forte. Dario Antiseri, filosofo cattolico liberale, punta il dito contro chi ha pensato di viaggiare a braccetto di Berlusconi in questi anni. Bonanni compreso, certo. «Speravate che mettessero la famiglia al centro della loro azione e cosa avete ottenuto? Un bel niente. La diaspora e le forzature ci hanno reso insignificanti. Solo un partito sul modello sturziano può riscattare i nostri valori». Esercizi di filosofia? Sentite cosa dice Luigi Marino, pugnace presidente della Confcooperative, uno che sta sul mercato ogni giorno: «Occorre che i cattolici scendano in campo, dobbiamo imboccare la strada della politica, non possiamo fermarci a oggi. Un partito deve nascere anche se si vota il prossimo anno». Correre, sbrigarsi. Il rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi non si nasconde affermando «l´indispensabilità del tradizionale strumento del partito». Pronunciando anche parole che sono musica per le orecchie di chi si è già messo al centro degli schieramenti: «Passerà attraverso il prevedibile processo di scompaginamento-ricomposizione delle forze politiche».
I filo-partito sono una componente forte di questo movimento. Una parte di loro è spalleggiata con discrezione da Pier Ferdinando Casini che coltiva il progetto di grande Terzo polo, pronto a raccogliere un ventaglio di cattolici che va da Formigoni a Fioroni. «Il pressing su noi cattolici nel Pd comincia ora - spiega l´ex ministro dell´Istruzione - e sarà asfissiante».
Un´altra parte crede invece nella novità assoluta: nuova classe dirigente, nuovo leader, nuovi programmi e sarebbe un boomerang per i sogni di gloria dell´Udc. Ma a Todi il confronto, nemmeno tanto felpato, prevede, per il post Berlusconi, altre strade, altre linee. Divisioni da cui Berlusconi potrebbe trarre un po´ di ossigeno. E nelle quali il rassemblement di associazioni cattoliche potrebbe perdersi appena imboccata la strada. Per questo Olivero sottolinea l´unità intorno al ritrovato protagonismo dei credenti tralasciando gli elementi di rottura.
Ma le distanze sono evidenti persino nella conferenza stampa finale tutt´altro che rituale, con botta e risposta pubblici. Bonanni cerca di tenere il filo, ma non riesce a nascondere il suo orizzonte. Sul partito cattolico il suo è un no. Sulla fine di Berlusconi invece non può tirarsi indietro. Anche se da Roma è arrivata, non solo a lui, la voce di un Tarcisio Bertone molto irritato per l´esito del seminario, per la spallata al governo. Su questo punto però la retromarcia è impossibile. Possibile, per il segretario della Cisl, è al contrario salvare il centrodestra.
«Non abbiamo nulla a che fare con un partito», frena Bonanni. Meglio puntare su un nuovo governo che eviti le elezioni anticipate (serve tempo per superare il quindicennio), su una legge elettorale con le preferenze (e si conosce la forza numerica della Cisl), sulle forze che sono già in campo con più di un occhio di riguardo verso il centrodestra. «Spartizione delle spoglie» la chiama qualcuno. Intravedendo l´avvio di una specie di battaglia precongressuale democristiana per nuovi equilibri e nuove leadership nel Pdl de-berlusconizzato. Non a caso Bonanni spinge per la svolta senza però usare la parola dimissioni. Come ai vecchi tempi. Nella Balena bianca l´uscita di scena non si invocava. Si conquistava sul campo.