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 2011  ottobre 17 Lunedì calendario

PINKO, LA DEMOCRAZIA 2.0 DELLO STILE

Intuire le evoluzioni del fashion, per non annoiare il consumatore, ma anche rivoluzionare il modo di fare acquisti e prevenire così la crisi. E’ questa per Pietro Negra e Cristina Rubini, coppia di ferro nel lavoro e nella vita, la chiave di successo per il futuro della loro azienda. Negli anni ‘80 Negra e Rubini hanno lanciato il marchio Pinko. Una delle realtà che, come si dice, "funziona" meglio sul mercato. «Io nel mio modo di lavorare sono sempre stato attento a capire e anticipare i cambiamenti — racconta Negra — ho cercato di modernizzare situazioni spesso fuori del tempo». Non usa mezzi termini: «Nelle sfilate molti si chiedono la reale utilità di far sfilare un abito, che non andrà mai in vendita, perché chi decide di andarlo a chiedere in negozio probabilmente non lo troverà. Questo determina un grande spreco di energie e di risorse e non sembra tenere conto della gran maturazione del consumatore negli ultimi anni».
E per Negra le soluzioni più innovative spesso passano dalle nuove tecnologie. Ha da poco lanciato la linea "Pinko Uniqueness", disegnata con Alessandra Facchinetti. Scopo di Uniquennes è mettere online una vetrina senza tempo. «Si tratta di prodotti continuamente aggiornati — continua Negra — che possono essere acquistati in ogni momento e in ogni angolo del mondo con consegna immediata. Sono 70 capi pronti che si possono avere senza le solite attese, la chiamerei "democrazia 2.0" perché lo stilista interagisce direttamente con il cliente, lo consiglia e crea con lui un dialogo». Fa parte della stessa visione Store Stylist, ultimissima innovazione nata in casa Pinko. Dice Negra: «Ho lanciato Store Stylist rendendomi conto che il commercio tradizionale attraversava una crisi profonda, che il povero cliente quando entra nel negozio si vede in qualche modo pedinato da una commessa che gli chiede "Posso aiutarla?" e cui, inevitabilmente, risponde "Sto dando un’occhiata". Con il nuovo metodo, invece, si può mostrare al personale di vendita e alle clienti di tutto il mondo, le varie collezioni e le combinazioni di look create da uno stylist di grido.
Lo Store Stylist si presenta come un totem che, attraverso un touch screen, permette di navigare e di adattare il look alla stagione. «Si tratta di un metodo che sollecita l’autodeterminazione all’acquisto — spiega Negra — le stesse commesse hanno uno strumento in più per migliorare il loro modo di lavorare e ci sarà un anello di congiunzione tra retail e mondo reale. Il problema è non scadere nelle commodity, il rischio della noia per il prodotto è costante e soprattutto con la crescita del low cost abbiamo un rivale costante». Altro cambiamento identificato dall’imprenditore è la scomparsa, e non solo sul calendario, delle stagioni: «Il nostro è un cliente del mondo che magari in inverno migra al caldo e viceversa. Deve avere a disposizione, nello stesso momento, pelliccia e camicia di seta. Si tratta di divise senza tempo, un modo di vestire che non prevede cambi di guardaroba, ma segue solo lo scorrere delle ore, perché le stagioni non hanno più senso».
Grazie al talento visionario del suo ideatore Pinko sembra non soffrire anche in tempi di crisi. Il fatturato del 2009 sul 2008 ha tenuto, nel 2010 è cresciuto circa del 10% e anche quest’anno, a quanto anticipa Negra, chiuderà in crescita. Sono continue le aperture degli store, la quarta boutique monomarca a Roma, il rinnovo di quella di Londra e di quella di Parigi, e poi il primo concept store ad Hong Kong. In Cina c’è un piano di espansione quadriennale che prevede l’apertura di una cinquantina di boutique entro il 2015. I paesi su cui puntare, oltre l’India che però presenta ancora delle incognite, sono la Russia, la Cina e il Brasile che, per stile e gusto, sembra particolarmente vicino all’anima di Pinko.
Anche sul target della propria cliente Negra ironizza sulle tradizioni: «Ci troviamo di fronte a continui cambiamenti culturali e per noi diventa fondamentale riuscire a tenere vivo l’interesse di tutte. L’età è una questione in perenne sospensione e chi si rivolge a noi, anche se ha cinquanta o sessant’anni, può essere decisamente giovane e amare lo stile dei trent’anni».