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 2011  ottobre 17 Lunedì calendario

LE SPRANGHE E I BASTONI POI I COLPI IN FACCIA MAI VISTA TANTA VIOLENZA" - ROMA

«Anche queste sono esperienze». Il sorriso di Fabio è tirato, quasi una smorfia di rassegnazione. Gira gli occhi verso la finestra alla sua sinistra, guarda fuori dalla stanza al primo piano del policlinico Umberto I di Roma che divide con altre due persone. È ricoverato da poco più di 24 ore, da quando con un balzo e con il sangue che gli colava sulla faccia è riuscito a scappare dal blindato dei carabinieri che stava guidando in piazza San Giovanni, nel momento cruciale degli scontri di sabato, subito prima che il mezzo finisse definitivamente nella mani dei "neri", distrutto e incendiato. Il trofeo di una giornata di guerriglia che tutti ricorderanno a lungo. «Sono sceso e ho corso. Ho corso e basta finché i miei colleghi non sono riusciti a salvarmi». Stringe il cellulare tra le mani, ha un occhio gonfio e viola che sembra una grossa prugna. «Guardi il naso: è tutto storto, rotto», si gira, mostrando il suo profilo al senatore dell´Idv Stefano Pedica che è passato a portargli la solidarietà sua e di Antonio Di Pietro. L´altra notte non ha dormito, è stanco. Ha 31 anni, indossa una maglietta bianca. Con un fazzoletto si tampona l´occhio gonfio.
Come sta?
«Così, come mi vede. E mi è andata bene. Domani verrò operato. Poi mi diranno per quanto ne avrò».
Cosa è successo quando l´hanno attaccata?
«Ero sul blindato, da solo. Con me non c´era nessun altro, il mezzo era vuoto. Stavo indietreggiando. Mentre facevo manovra sentivo che le ruote giravano a vuoto. Sull´asfalto c´era di tutto: cubetti di porfido, bastoni, assi di legno, segnali stradali».
Ed è rimasto incastrato.
«Sì. Mi sono venuti addosso, mi hanno attaccato in quel punto. Credo avessero spranghe e un´asse di legno, qualcosa di appuntito, perché sono riusciti a rompere prima lo specchietto e poi direttamente il finestrino. È allora che mi hanno colpito».
Dove?
«In pieno viso. Mi hanno rotto il naso, la faccia. Meno male avevo il casco. Solo così mi sono salvato».
E a quel punto?
«Ho aperto lo sportello, sono sceso giù e ho cominciato a correre. Me li sentivo dietro, mi lanciavano di tutto. Fortunatamente sono riuscito ad arrivare dopo pochi metri vicino ad alcuni colleghi che mi hanno messo in sicurezza».
Non ha pensato di difendersi in qualche modo?
«Ho pensato solo a correre, il resto quasi non riesco a ricordarlo».
Sente di aver rischiato la vita?
«Diciamo che sono stato molto fortunato».
Aveva già avuto esperienze di scontri in piazza?
«Di manifestazioni ne ho fatte, sì. Ma una cosa del genere non l´ho mai vista».
È stato al G8 di Genova o in piazza del Popolo il 14 dicembre?
«No, non ero a Genova e nemmeno agli scontri di dieci mesi fa. Però mi hanno detto che sabato è stato molto peggio. Mi hanno mostrato qualche foto. Ho visto il mezzo che guidavo in fiamme, completamente distrutto».
Quell´immagine è diventata il simbolo della manifestazione.
«Sì, ho visto. Però ho visto anche tantissimi manifestanti pacifici che se la sono presa con i teppisti, li hanno cacciati via, gli urlavano contro. Questa, nonostante tutto, è stata per me una grande soddisfazione. Manifesta, se vuoi, contesta anche. Ma fallo pacificamente».