Maria Silvia Sacchi, CorrierEconomia 17/10/2011, 17 ottobre 2011
CONFINDUSTRIA, NORDEST ALL’ATTACCO. CON DUE PUNTE
La successione a Emma Marcegaglia non è ancora entrata nel vivo, ma se in questi suoi primi passi è stata una corsa tra due lombardi, Alberto Bombassei (Brembo) e Giorgio Squinzi (Mapei), ora anche il Nord Est è entrato nella partita. Lo ha fatto ufficialmente quando, venerdì 7 ottobre, gli industriali del Veneto hanno candidato, all’ unanimità, Andrea Riello, imprenditore della meccanica. E lo ha fatto ufficiosamente con Riccardo Illy, imprenditore del caffè, ex sindaco di Trieste ed ex governatore del Friuli-Venezia Giulia, sul cui nome ci sono molti consensi. L’ imprenditore del caffè prestato alla politica I n questi giorni, in cui è uscito anche il suo nome, Riccardo Illy spiega a chi lo frequenta che naturalmente apprezza il riconoscimento di quanti lo immaginano alla guida di Confindustria anche se, tra i possibili candidati di cui si è parlato finora, già ci sono persone che a suo parere potrebbero validamente ricoprire l’ incarico. Il dopo-Marcegaglia non è, insomma, per ora negli orizzonti dell’ ex governatore del Friuli Venezia Giulia. Ma si sa che Illy è uno che le sfide le raccoglie e, per questo, se dal comitato dei saggi di Confindustria dovesse uscire il suo nome non si tirerebbe indietro. Insomma, l’ imprenditore del caffè sta alla finestra in attesa degli eventi. Rimarcando, semmai, informalmente la propria «neutralità» politica, dal momento che il suo passato politico sostenuto dal centro-sinistra è l’ elemento che forse più gli gioca contro nella corsa alla presidenza di Confindustria. Non ha, però, mai aderito ad alcun partito e ha sempre detto di considerare il proprio come un ruolo di servizio. Gli azionisti Certamente, la presidenza di Confindustria sarebbe un buon risarcimento dopo l’ imprevista sconfitta alle regionali del 2008 quando Illy mancò la riconferma alla presidenza della Regione nel confronto vinto da Renzo Tondo. In qualche modo renderebbe anche più semplice l’ organizzazione nell’ impresa di famiglia dove l’ inaspettato rientro di Riccardo, avvenuto nello stesso periodo della scomparsa del padre Ernesto, qualche scossone inizialmente lo aveva provocato. In questi ultimi anni, oltre a occuparsi dell’ internazionalizzazione e delle diversificazioni, Riccardo si è soprattutto ritagliato il ruolo di punto di raccordo tra gli azionisti (i quattro fratelli Illy oltre alla madre Anna) di Gruppo Illy, la holding che controlla oltre alla storica impresa di famiglia IllyCaffè anche il tè di Dammann Fréres, il vino di Mastrojanni e il cioccolato di Domori. Un anno fa gli azionisti hanno aggiornato il patto di famiglia che risaliva al 1995 e hanno inserito nello statuto gli accordi esistenti. «Siamo ben consapevoli dell’ importanza di questi temi», aveva commentato nell’ occasione Riccardo Illy ricordando che la famiglia oggi è composta di «quattro soci di terza generazione, nove della quarta ed è in arrivo la terza». Gli incarichi Oltre all’ impegno nell’ azienda di famiglia, Riccardo Illy ha avuto incarichi soprattutto politici. Sindaco di Trieste nel ’ 93, sostenuto da una coalizione di centro-sinistra, è stato confermato alla guida della città nel ’ 97. Deputato dal 2001 nelle fila dell’ Ulivo, ha però aderito al gruppo Misto in quanto indipendente. Infine governatore del Friuli Venezia Giulia fino al 2008. Chiusa l’ esperienza di governatore ha lasciato completamente la politica per tornare a dedicarsi al gruppo del caffè: è presidente della holding e vice presidente di IllyCaffè, gli unici due incarichi che risultano a Cerved, la banca dati delle Camere di commercio. L’ azienda Illy è un gruppo da quasi 334 milioni di euro di giro d’ affari, noto per il caffè di alta gamma che rappresenta più del 90% dei suo giro d’ affari e per il quale l’ Italia si conferma il principale mercato (quasi il 44% dei ricavi di IllyCaffé sono realizzati in Italia, il 33,5% in Europa, il 12,5% in Usa e Canada). Se Riccardo guida la holding, la società operativa del caffè è sotto la gestione del fratello Andrea. Tra gli elementi del bilancio 2010, il portafoglio brevetti che a fine anno comprendeva 412 titoli depositati, di cui 283 concessi e 132 allo stato di domanda. Tra i fatti di rilievo avvenuti dopo la chiusura dell’ esercizio, una verifica sulle risultanze contabili della IllyCaffè da parte della Guardia di finanza con riferimento all’ esercizio 2009 (si tratta di una «normale verifica di tutoraggio fiscale previsto dal decreto legge n. 185/08» dice la società) e la nomina di un amministratore delegato in Domori, società che dal giorno del suo acquisto ha pesato negativamente sui conti del gruppo Illy e che il nuovo management è chiamato a riportare in attivo.
Vita associativa e l’ appoggio dato a Emma
Dopo che ai primi di ottobre, con una mossa a sorpresa, gli industriali del Veneto lo hanno candidato ufficialmente al dopo-Marcegaglia, Andrea Riello dice che preferisce non parlare. A candidarlo è la stessa Confindustria Veneto che lui aveva guidato dal 2005 al 2009 e con la quale aveva sostenuto, allora, la candidatura di Emma Marcegaglia. Gli azionisti Lo schema dell’ azionariato della famiglia Riello è complesso ma (non essendo stato possibile confrontarsi con l’ azienda) a spiegarlo pensa il sito di Riello Industries, società-cerniera della famiglia. La Industries è, infatti, l’ unica in cui i fratelli Pierantonio, Andrea, Giuseppe e Nicola sono soci paritari. È qui, dice il sito, che «si ritrovano, si riconoscono come soci paritetici, condividono insieme, in tutte le singole realtà del gruppo, i rischi e le opportunità secondo ruoli, leadership, regole comportamentali e di governance ben definiti». È la Industries, per esempio, che possiede il 4,90% dell’ Editoriale Veneto, che pubblica il Corriere del Veneto e di cui è azionista di maggioranza Rcs Quotidiani. Per il resto, ciascuno dei fratelli è a capo di un business, del quale ha il 70% delle azioni. Pierantonio, il primogenito, ha il 70% di Riello Elettronica, l’ azienda di maggiori dimensioni (223,3 milioni di ricavi, +40% rispetto al 2009, e 24,5 milioni di utili netti, più che raddoppiati in un anno), presieduta da Ennio Ambroso e di cui Pierantonio è consigliere d’ amministrazione. Giuseppe ha il 70% ed è amministratore unico di Riello Crd (Customade robotic dispenser), azienda che si occupa della progettazione, produzione e commercializzazione di macchinari atti alla gestione automatizzata, in particolare i magazzini automatici per la gestione di farmaci. Lo scorso anno ha realizzato 4,2 milioni di ricavi (+130%) e un utile netto di 12.372 euro (contro la perdita di 995mila euro del 2009). Nicola, infine, ha il 70% ed è amministratore unico di Private equity holding, capofila di Riello Investimenti che investe in aziende industriali e commerciali sia direttamente che attraverso fondi chiusi (30.449 euro l’ utile netto 2010). Andrea Riello, invece, è a capo di Mecfin, la holding che controlla il 65% di Mandelli e il 100% di Riello Sistemi. A differenza delle altre società, Mecfin vede ancora tra gli azionisti Ileana e Pilade Riello con il 30,5% del capitale in usufrutto e in nuda proprietà ad Andrea secondo lo schema pubblicato in pagina. Gli incarichi Numerosi sono gli incarichi associativi svolti negli anni da Riello. È stato presidente dell’ Ucimu, presidente di Federmacchine, infine presidente degli industriali del Veneto. Dal 2002 siede nel direttivo di Confindustria. Aziende di famiglia a parte, Riello è stato consigliere di amministrazione di Unicredit corporate banking, presidente della Fondazione Premio Campiello, consigliere di Save, del Credito Bergamasco - Gruppo Banco Popolare e della Cassa di Risparmio del Veneto - Gruppo Banca Intesa. L’ azienda Mecfin chiude il bilancio al 31 di marzo di ogni anno e su Cerved è disponibile finora il rendiconto al 31 marzo 2010. Andrea Riello è amministratore unico. A livello consolidato l’ anno si è chiuso una diminuzione dei ricavi a 79,6 milioni di euro «a seguito della difficile situazione economica generale» ma «le azioni intraprese durante l’ esercizio volte al contenimento dei costi e ai recuperi di efficienza hanno permesso di migliorare la redditività gestionale». Le spese in ricerca e sviluppo «sono stimabili in un valore superiore al 4% del fatturato». Andamenti discordanti si vedono nell’ andamento 2010-2011 delle due controllate. Mandelli Sistemi ha risentito di una diminuzione dei ricavi (-21,3% a 21,4 milioni di euro) e chiuso in rosso (-3,1 milioni il risultato netto al 31 marzo 2011), anche se il portafoglio ordini a fine esercizio è superiore di quasi il 20% al precedente, oltre le previsioni. Riello sistemi (beni strumentali) al 31 marzo 2011 ha ritrovato l’ utile (100.092 euro su un fatturato netto di 14,4 milioni, +32,7%).
Maria Silvia Sacchi