Piero Ignazi, Il Sole 24 Ore 17/10/2011, 17 ottobre 2011
RISCHIO BIG-BANG SUI SIMBOLI DEL CENTRO DESTRA - I
partiti che rappresentano le grandi tradizioni politiche del Novecento raramente hanno cambiato nome. Persino quando hanno operato radicali mutamenti programmatici e ideologici, come nel caso della socialdemocrazia tedesca al congresso di Bad Godesberg nel 1959, il nome storico del partito - Spd - non è stato toccato. Anche l’innovazione introdotta da Tony Blair, che aggiunse al Labour party l’aggettivo New, non è stata introiettata dall’opinione pubblica, tanto che nel linguaggio corrente il partito viene ancora chiamato soltanto "Labour". In Italia, invece, nell’ultimo ventennio sigle e simboli sono modificati vorticosamente. Peraltro, l’unica innovazione di rilievo nella Prima repubblica riguardò il Psi craxiano, che alterò il simbolo lasciando cadere gli storici emblemi del sole dell’avvenire e della falce e martello (seppur in versione mignon) a favore di un più interclassista garofano rosso. A far partire la girandola delle sigle è stato il Pci: al XX congresso, nel gennaio del 1991, dopo un lungo e travagliato parto, nacque il Pds (Partito democratico della sinistra ) con un simbolo che relegava la falce e martello, piccina piccina, ai piedi di una grande quercia. Poi venne il turno della Dc, che si scisse in Partito popolare e in Centro cristiano democratico, a cui seguirono la trasformazione del Movimento sociale in Alleanza nazionale e il sorgere di nuovi partiti quali la Lega Nord e Forza Italia. Infine, l’ultimo rilevante passaggio riguarda la nascita di Pd e Pdl.
Questa lunga stagione di mutamenti ha coinvolto soprattutto la sinistra. I cambiamenti, a cominciare dal passaggio Pci-Pds-Ds e infine Pd, non riguardano solo nomi e simboli, e nemmeno i contenuti (che pur hanno subìto revisioni profonde): hanno comportato anche un vorticoso ricambio nella leadership - D’Alema, Veltroni, Fassino, poi ancora Veltroni e infine Franceschini e Bersani. Ancora più tormentata è stata la vicenda di quei post-democristiani che si sono poi ritrovati nel Pd attraverso una lunga teoria di scissioni e riaggregazioni.
A destra invece, una volta costituitasi la quadriglia storica del centro-destra - Forza Italia, Lega, An e Ccd (solo questa piccola frangia di post-democristiani moderati ha subìto alcuni scossoni e oggi si ritrova sotto il nome di Udc) - tale è rimasta fino a tempi recenti. I leader sono sempre gli stessi con un invidiabile primato di durata nelle democrazie contemporanee: Bossi dal 1991, Berlusconi dal 1994, e lo stesso Fini ha guidato il Msi-An per 19 anni. Nel centro-destra la stabilità del "brand", come direbbero i pubblicitari, sembra aver favorito la permanenza della leadership. E se cambiamenti di "brand" ci sono stati - dal Msi ad An o la nascita del Pdl - sono stati promossi direttamente dalle leadership e non hanno dovuto fronteggiare opposizioni interne. Nel centro-sinistra, invece, i cambiamenti sono sempre stati tormentati e divisivi, sia nel ceppo di sinistra (scissione di Rifondazione e convulsioni successive), sia in quello post-democristiano (scissione del Cdu di Rocco Buttiglione e nascita della Margherita), sia infine in quello
della sinistra radicale (scissione del Pdci e implosione dopo la débâcle alle elezioni del 2008).
In questi giorni si assiste a un’inversione di ruoli. Il Pd, per quanto sia "costituzionalmente" frazionato al proprio interno, mantiene un livello fisiologico di conflittualità e non fa presagire cambiamenti tellurici: la prospettiva di una futura vittoria è (per ora) un collante sufficiente. La leadership di Bersani nel breve periodo è al sicuro. Il Pdl sembra invece alla vigilia di un big bang: la sua identificazione assoluta con Berlusconi viene ormai considerata, all’interno del partito, un "disvalore aggiunto". Non a caso il simbolo del Pdl alle imminenti elezioni in Molise per la prima volta non presenta più il nome del fondatore. Fino a oggi la sovrapposizione tra leader e partito nel nome e nel simbolo era un elemento di continuità e solidità dell’offerta politica dei partiti di centro-destra (più l’Idv di Antonio di Pietro). Ora è forse arrivato il tempo di "de-personalizzare" l’immagine dei partiti e di restituire a questi organismi collettivi la piena responsabilità per quanto propongono e fanno.