Marco Loconte, Plus24 15/10/2011, 15 ottobre 2011
IL 77% NON SA RISPARMIARE
Il loro punto di vista è particolarmente interessante. Perché hanno incontrato in pochi anni oltre 150mila studenti e non, in occasione di iniziative di educazione finanziaria; verificandone le conoscenze, le curiosità e la loro crescente preparazione in materia. Per questo questi formatori - in particolare soggetti provenienti dal mondo bancario (68% dei casi, in calo del 19% rispetto all’anno precedente), ma anche da fondazioni bancarie, autorità di vigilanza e associazioni di consumatori – meglio di altri conoscono i temi su cui i giovani e meno giovani denotano carenze significative. Se non altro per meglio coordinare gli interventi. Per questo la Fondazione Rosselli con il contributo di PattiChiari per il secondo anno consecutivo ha realizzato un’indagine sulle esperienze italiane in materia di educazione finanziaria. «Eppur si muove», questo il titolo della ricerca, sottolinea i passi in avanti compiuti in materia dagli studenti raggiunti dalle iniziative di alfabetizzazione.
Miglioramenti compiuti soprattutto sugli strumenti di base della finanza: il conto corrente, per esempio, che non ha segreti per il 97% dei soggetti, grazie anche al processo di semplificazione degli strumenti offerti dal sistema bancario, che negli ultimi anni ha portato a un costante ribasso dei costi medi per i conti correnti, oggi a 110,2 euro annui, come registrato solo pochi giorni fa dalla Banca d’Italia.
Se i formatori ritengono che solo nel 21% dei casi monitorati si registrino carenze significative sul tema più ampio degli strumenti di pagamento, le cose si complicano se si esce dalle operazioni finanziarie di base: l’indagine registra come il 46% di chi inizia a seguire i corsi di educazione finanziaria abbia evidenti carenze in materia di prestiti e mutui. Quasi un giovane su due, in sostanza, non è in grado di gestire operazioni di indebitamento personale che – come accaduto all’estero con i mutui subprime – possono portare a comportamenti pericolosi, in presenza di un sistema finanziario che trae dall’asimmetria informativa con questi soggetti alti profitti.
Ma le carenze maggiori si registrano al capitolo risparmio e investimento: la costruzione finanziaria del proprio futuro è terra incognita per il 77% dei giovani, dato indipendente dalla capacità di risparmio. Che rappresenta la sfida maggiore per le giovani generazioni e per le loro capacità di gestire in modo consapevole il proprio destino finanziario, nelle tappe più significative del ciclo di vita: dall’acquisto della casa alla pensione.
La ricerca della Fondazione Rosselli ha monitorato anche i concetti chiave al centro degli interventi in materia di alfabetizzazione finanziaria, dai diversi soggetti in campo; e i concetti trasmessi (vedi tabella a fianco), con particolare riferimento alle modalità di utilizzo degli strumenti finanziari, le loro tipologie e soprattutto alle nozioni economiche e finanziarie di base.
Cambiano anche le forme dell’alfabetizzazione finanziaria: nella quasi totalità dei casi (94%) con lezioni in classe, ma si registrano significativi tentativi di allargare il modo di comunicare i temi dell’alfabetizzazione finanziaria con video (nel 45% dei casi) incontri via web (9%), oppure utilizzando giochi di ruolo e simulazioni nella gestione di un budget (8%). Strumenti coerenti con modalità di apprendimento meno tradizionale e sicuramente più coinvolgenti per gli studenti delle scuole superiori.
L’indagine evidenzia come sia migliorata la cultura finanziaria in Italia, storicamente a un livello inferiore rispetto alle necessità quotidiane di sapersi destreggiare con i principali strumenti di utilizzo del denaro, di gestire il rischio e di pianificare il propri futuro utilizzando gli strumenti di base (tasso composto, incidenza dell’inflazione, diversificazione). E rispetto alla preparazione degli altri cittadini europei. Il confronto della peculiarità italiana con le iniziative in altri paesi europei – in particolare Repubblica Ceca, Irlanda e Olanda – ha evidenziato una volta ancora la necessità di sviluppare «una strategia nazionale unitaria e condivisa», tra i soggetti che hanno deciso di avviare iniziative in materia, superando divisioni e frammentazioni, grazie ad una cabina di regia riconosciuta.