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 2011  ottobre 17 Lunedì calendario

Gli animali? Tutti sesso, droga e rock’n’roll - Spirito di sopravvivenza, istin­to materno, fedeltà al branco e ai padroni armati di guinzaglio

Gli animali? Tutti sesso, droga e rock’n’roll - Spirito di sopravvivenza, istin­to materno, fedeltà al branco e ai padroni armati di guinzaglio. Vo­cazione naturale per la caccia e per la riproduzione della specie. Niente di nuovo. Sono prerogati­ve degli amici animali nelle quali, chi più chi meno, abbiamo impa­rato a riconoscerci e certo non ce ne meravigliamo. La novità è che il popolo a quat­tro zampe- lo dice oggi uno studio americano - ha una marcia invi­diabile anche nella ricerca della più strenua e diffusa ambizione del genere umano. La felicità. Gli animali avrebbero una pul­sione più fervida di qualunque uo­mo a vivere per il puro e semplice esaudimento del proprio benesse­re. Per esempio, se una bestiola pi­lu­cca un particolare genere di frut­ta, può succedere che stia anne­gando i suoi dispiaceri nell’alcol? Cosa proverà mai un ratto, quan­d­o si trova tutto solo in uno scanti­nato? Possibile che si diverta co­me un bambino in un labirinto di giochi e cerchi, all’occorrenza, del­la Coca Cola? Gli scienziati dispen­serebbero una sequela di categori­ci «sì» a queste domande. Il Dottor Jonathan Balcombe, studioso del comportamento ani­male, spiega aspetti della psicolo­gia della fauna oscuri anche a mol­ti veterinari, e muove da tre capi­saldi: la capacità adattiva dell’ami­co a quattro zampe, dalla quale di­s­cende una straordinaria resisten­za alle avversità, fisiologiche ed emotive; il rapporto speciale che alcuni animali hanno con l’uomo; infine, il carattere bifronte del sen­timento, negli animali, ovvero la loro capacità di assaporare a tutti gli effetti il dolore e il piacere. Allo stato più puro. La difficoltà che gli studiosi han­no riscontrato nel decifrare la ri­cerca della gioia, nelle creature sel­vatiche, è proprio legata alla diver­sa concezione del benessere che gli animali hanno rispetto a noi uo­mini. Le loro pratiche, le loro sod­disfazioni, possono cozzare cla­morosamente con ciò che, secon­do il nostro gusto, suscita piacere. E invece, a dispetto delle cico­gne che restano in panchina coi lo­ro fagottini in becco, i lamantini (mammiferi acquatici) sono gli esemplari più avvezzi a pratiche sessuali che escludono la gravi­danza. Pur adulti e in grado di ri­prodursi, questi animali optano per forme molto diffuse di sesso orale. E a chi si chieda cosa sia l’amore, nel regno selvatico, la scienza risponde che l’animale è predisposto dai suoi ormoni, e quindi dal suo cervello, a nutrire gli stessi legami di noi uomini: l’ab­braccio di una coppia di giraffe che si strusciano teneramente al loro cucciolo, o un macaco (spe­cie di scimmia) che culla il proprio neonato, suscitano nei suoi prota­­gonisti le stesse, identiche emozio­ni di quelle di una famiglia uma­na. Agli uccelli invece piace la vita dissoluta. I gabbiani e le cornac­chie amano l’ebbrezza dello schianto sul terreno, cioè il vero e proprio «tuffo» verso il suolo, a una tale velocità da non garantire alcuna possibilità di sopravviven­za. L’obiettivo? Provare la sempli­ce e nota eccitazione del paraca­dutista. D’altro canto, gli uccelli di rovo cari alla scrittrice Colleen Mc-Cullough avevano come speciali­tà quella di cant­are meglio delle al­lodole e degli usignoli trafiggendo­si con una spina, e morendo di gio­i­a: era lì l’acme del loro canto, col quale evocavano il sorriso del Cre­atore. Ma uno studio dell’Universi­tà di Bristol riferisce qualcosa di più: elefanti e alcuni volatili di va­rio genere adorano la frutta fer­mentata, e con essa si ubriacano nel senso più letterale. Animali maestri dell’anima: va­nitosi, protettivi, umorali, amanti della sfida fino a lasciarci le pen­ne. Animali più umani degli uomi­ni, portati come sono a lottare co­sti quello che costi per la sola cosa al mondo in cambio della quale ogni uomo darebbe anni interi del­la sua vita: il cuore che scoppia di felicità. E senza sedute dallo striz­zacervelli.