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 2011  ottobre 17 Lunedì calendario

Per i borghi paradiso è l’ora della riscossa - A Pienza hanno casa Marco Columbro e Alberto Asor Rosa

Per i borghi paradiso è l’ora della riscossa - A Pienza hanno casa Marco Columbro e Alberto Asor Rosa. Ad Alagna Valsesia il velista Fran­cesco de Angelis, a Città della Pie­ve è nato il lirico Mario Petri, Clu­sone è patria del ciclista Paolo Sa­voldelli. Piccoli comuni legati a nomi famosi? Forse un tempo. Ora brillano di luce propria, per­ché sono diventati veri e propri borghi paradiso a misura d’uo­mo e di portafoglio. E se uno è stu­fo di vivere male in città, può far bagagli e trasferirsi in un piccolo centro dove il lavoro non manca, le sagre e i mercatini abbonda­no, i turisti vivacizzano l’atmo­sfera in ogni stagione dell’anno e si vive una dimensione a misura d’uomo anche in mezzo alla na­tura. Che vogliamo di più? Il corag­gio di una scelta, ovviamente. Questi angoli un po’ magici sono localizzati nell’entroterra,in col­lina o in montagna, le anime non superano mai i 15 mila abitanti. E qualcuno può pensare che sia una vera noia viverci. In alcuni casi forse, ma sicuramente la no­ia non è di casa nei borghi che hanno conquistato la certifica­zione di Bandiera arancione del Touring Club Italiano. Basta far­ci un salto in un week end per ca­pire che aria tira. Sono dissemi­nati in tutta la penisola e fino ad ora non raggiungono quota due­cento. Su duemi­­la candidature, in­fatti, solo 184 co­muni hanno sod­d­isfatto i 250 para­metri per la pro­mozione, primo fra tutti Sassello, il comune che ha fatto da apripista per rivalutare la vita di provincia e rilanciarla in grande stile. Que­ste località sono tutte un po’ spe­ciali. Non manca nulla. Innanzitut­to non bisogna pe­nare per trovare una stanza per la notte. In media vengono offerte sette strutture ri­cettive, agrituri­smi e country hou­se per ogni mille abitanti (la media è 2,5) e si può mangiare in alme­no sette ristoranti. L’offerta turistica è gratifican­te: si può visitare la sagra del pae­se, i mercatini ricchi di artigiana­to locale e di prodotti tipici, op­pure si può visitare un vero e pro­prio museo, che in questi borghi non manca mai. Non è roba da poco. Confrontando il dato con Roma, prima località in Italia per numero di musei,si scopre infat­ti che l’offerta museale comples­siva di tutte le Bandiere arancio­ni corrisponde a circa il doppio delle strutture presenti nella Ca­pitale. E poi c’è cibo buono.Le produ­zioni tipiche locali sono la punta di eccellenza di tutti i territori: in più del 70 per cento delle località Bandiera arancione tali prodotti agroalimentari ed enologici so­no anche tutelati e certificati, con un paniere di oltre 400 pro­dotti tra Dop, Igp, Doc, Docg, Igt. La qualità paga, insomma, tanto che i turisti arrivano a frotte an­che quando la crisi dilaga. Già, qui si assiste a una vera contro­tendenza. Ottimi risultati di pre­senze nel 2009 con un incremen­to dell’8 per cento, ma segno più (del 4%) anche nel 2010 e in netta ripresa anche nel 2011. Nel com­plesso, dall’anno di assegnazio­ne del marchio gli arrivi nei co­muni Bandiera arancione sono aumentati in media del 43 per cento e le presenze del 35 per cen­to. Se c’è turismo e commercio, c’è anche lavoro e dunque ripo­polazione. L’equazione è confor­tata dai residenti cresciuti dell’8 per cento dal 1991. Nel breve pe­riodo c’è stata una vera e propria impennata: la popolazione è au­mentata del 60 per cento provo­cando un saldo migratorio positi­vo nel 74 per cento dei casi. Insomma, i dati demografici relativi alle Bandiere arancioni smentiscono il fenomeno dello spopolamento spesso associato alle aree interne della nostra pe­nisola e testimoniano invece un buon livello della qualità di vita. Qui infatti il lavoro non manca. Mentre in Italia risultano attive poco più di 100 imprese ogni 1.000 abitanti, nei comuni Ban­diera arancione se ne calcolano più di 115. La gente vive bene spesso in una cornice naturale in­vidiabile. Che tende a rispettare al massimo. La raccolta differen­ziata dei rifiuti in questi piccoli centri supera la media nazionale anche in Campania e otto comu­ni su dieci producono energia da almeno una fonte rinnovabile co­me il solare fotovoltaico, il solare termico e l’idroelettrico.