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 2011  ottobre 17 Lunedì calendario

Indignati senza memoria: sputi a Pannella - «Bastardo»,«venduto»,«buffo­ne »,«vecchio schifoso»e sputi,gri­da, uova marce sul viso, livore, ignoranza

Indignati senza memoria: sputi a Pannella - «Bastardo»,«venduto»,«buffo­ne »,«vecchio schifoso»e sputi,gri­da, uova marce sul viso, livore, ignoranza. Questi sono gli indigna­ti. Non hanno rispetto neppure per il volto di un ottantenne, uno che a questo straccio d’Italia ha re­galato una vita di battaglie civili, uno che la casta, la partitocrazia, l’ha combattuta quasi da solo,sen­za bandiere, senza mandrie rumi­nanti dietro la moda del tempo. Marco Pannella sta in piazza, at­traversa il corpo degli indignados, con la sua faccia di sempre, i capel­li bianchi e la coda di cavallo. C’è un video che racconta tutto. A ve­derlo, così, il giorno dopo è come una ferita. Quello che accade fa schifo.Non è questa l’Italia miglio­re. Non questi qui. Non questa gen­te. Pannella sorride. Chi più di lui ha il diritto di manifestare contro tutte le caste? Quasi non capisce quello che si trova intorno. Ci sono vecchi senza memoria e giovani ar­roganti. Lo circondano, lo insulta­no, lo cacciano, a un certo punto ar­riva uno con le tempie brizzolate e il cranio calvo, in giacca, jeans e un impermeabile bianco sulla spalla, si avvicina e passando sputa a tra­dimento verso gli occhiali di Pan­nella: «Non voglio stare vicino a questa carogna. Stronzo, pezzo di merda». E sputa ancora, con l’oc­chio cattivo, sdegnato se ne va, fie­ro del suo gesto. Pannella gli ride al­le spalle, lo applaude: «Bravo, bra­vo ». Ogni passo tra la folla è una be­stemmia contro di lui. Alcuni lo af­frontano con gli occhi avvelenati: «Non ti vogliamo qui, vattene. Ba­stardo. Vecchio maiale». È il coro di una massa che non sa quello che dice. È il lato pacifico dei black bloc. Quelli in nero spaccano vetri­ne e lanciano molotov e estintori. Questi vomitano violenza verba­le, intolleranza, brandelli di ideo­logia spappolata. Nessuno di loro sa chi sia Voltaire. Chi solo vaga­mente non la pensa come loro va messo alla gogna. È quello che han­no fatto. Il peccato di Pannella e dei radi­cali è noto. Ci ha pensato Rosi Bin­di a denunciarli alla santa inquisi­zione delle masse indignate. Quel­li che sputano in faccia a Marco so­no i suoi cloni. I radicali il giorno della fiducia non hanno scelto l’Aventino.Sono entrati in aula,al­la Camera, perché credono nel va­lore della democrazia. Sono anda­ti e hanno votato contro Berlusco­ni. Non sono d’accordo con lui. Non condividono le sue scelte di governo. Fanno opposizione co­me si fa in tutti i Parlamenti del mondo.Non hanno bisogno di de­moni­zzare l’avversario per fare po­litica. Tutto questo, però, agli indi­gnati e a quelli come la Bindi non basta. Ma loro non capiranno mai uno come Pannella. Marco non si accontenta di far cadere un gover­no perché manca il numero lega­le. Le sue battaglie non hanno biso­gno di finzioni. Pannella ha com­battuto sempre viso a viso, con le parole, denunciando i ladri di veri­tà, con lunghi monologhi circola­ri, pieni di incisi e parabole, accalo­rate o arruffate, lucide o metafisi­che, con la fame e la sete, spoglian­d­osi quando serviva di qualsiasi di­gnità, ma sempre rispettandol’al­tro da sé. Ha combattuto la Chiesa senza mai bestemmiarla. Ha com­battuto i ladri senza la forca. Ha combattuto i regimi assassini sen­za violenza. Ha visto quello che gli altri fingevano di non vedere, e lo ha denunciato quando quelli che oggi si indignano in piazza si sparti­vano favori e poteri. Pannella per dire no a Berlusconi non ha biso­gno di andare in bagno. Eppure tut­ta questa gente continuava a urlar­gli «venduto»,«vai a prenderti il bo­nifico », «sono ottant’anni che campi con la politica». È vero. Pan­nella campa di politica. Senza poli­tica forse sarebbe già morto. Ma non ha mai avuto bisogno di farsi una banca. Non hai visto nessuno indigna­to per gli sputi in faccia a Pannella. Non hai sentito scrittori illumina­ti, giornalisti incazzati, comici ve­stiti da Savonarola, profeti saviane­schi, opinionisti stizzosi, intellet­tuali stanchi, futuristi apocalittici, teatranti in occupazione, neppu­re uno straccio di generazione Trenta-Quarantenni. Niente. Do­ve cacchio siete? Non scandalizza­tevi allora se tutto quello che resta di una giornata da indignati è lo sfregio nero dei black bloc. L’im­magine di questa «stagione civile» sono gli sputi sul volto a un signore di ottant’anni che in vita sua non ha mai odiato nessuno.